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Perché Sanremo è Sanremo

Sanremo è un rito nazionale ambiguo. Come un incidente stradale, insinua un comune senso di repulsione e fascino: la scalinata, i fiori, le co-conduzioni, i monologhi, la non-politica, l’impegno sociale, gli scandali, un insieme allo stesso tempo raffazzonato e preciso di cattivo gusto e cultura italiana al suo apice. È stato definito in molti modi: lo specchio del nostro paese, la rappresentazione più fedele del popolo italiano, un meccanismo ad incastri errati nella sua vol

Giochi disturbanti: l’infanzia rovesciata di Andy Sahlstrom

L’infanzia è spesso rappresentata come un territorio separato dal mondo adulto, uno spazio protetto in cui il gioco funziona come esercizio di libertà, immaginazione e crescita spontanea. Questa narrazione, rassicurante e persistente, tende a rimuovere le tensioni che attraversano l’esperienza infantile e a occultare il modo in cui il gioco stesso viene progressivamente modellato da logiche esterne. Il lavoro di Andy Sahlstrom, artista e designer statunitense noto con il nome

ANCHE TOLSTOJ SE FOSSE IN VITA MANGEREBBE I RICCHI

Quando nel 1863 Lev Nikolajevic Tolstoj inizia a imbastire il suo indiscusso capolavoro “Guerra e Pace”, il progetto che visualizzava era diverso. Con il tempo, lo studio, e una forte intuizione, l’obiettivo della sua scrittura virerà, spinto dal bisogno di denunciare una narrativa per lui fasulla: la “teoria dei grandi uomini”. Tolstoj ripudia l’idea che il susseguirsi del tempo sia scandito da grandi uomini e dalle loro virtuose gesta, in cui le masse restano sullo sfondo,

LIMINAL di Pierre Huyghe e il Berghain

Una donna senza volto si muove su una superficie infinita, circondata di solo vuoto. Le sue mani toccano il  terreno, cercano una connessione, una certezza, un’identità. Prova a scavare dei buchi con le dita, si accascia  al suolo, si arrende, continua a cercare, si lascia penetrare dalla terra stessa. È un corpo asettico in un  ambiente altrettanto sterile, eppure per cinquantacinque minuti all’interno di una sala enorme, gelida e buia come l’Halle am Berghain, è difficile n

Oops! All terrorists. Analisi Sulla retorica securitaria MAGA

Quando si parla dell’Immigration and Custom Enforcement statunitense, oltre alle azioni violente, colpiscono le parole. La giustificazione portata dalla Segretaria del Department of Homeland Security (DHS) Kristi Noem nei giorni seguenti l’uccisione di Renee Nicole Good, bollando l’episodio come risposta a “terrorismo domestico”, era impossibile da prendere sul serio. Al punto che gli stessi Trump e Vance, dopo aver inizialmente supportato la storia di una pericolosa militant

A SUD DEL NOMOS, QUALUNQUE ESSO SIA. Stati Uniti, Venezuela, America Latina: quando l’egemonia entra in crisi, il Sud del mondo torna terreno di predazione

L’intervento degli Stati Uniti in Venezuela spazza via gli ultimi brandelli di retorica geopoliticante dietro cui le grandi potenze hanno a lungo infiocchettato le proprie imprese. Da tempo si discute della crisi dell’egemonia statunitense e del conseguente logoramento dell’intero sistema internazionale fondato su regole condivise, trattati e finzioni cooperative che il Leviatano liberale ha puntellato e plasmato a propria immagine e somiglianza. L’emergere di attori e fenome

La guerra alla droga: come perdere per mezzo secolo senza cambiare strategia

Immaginate un uomo che in Italia fa una cosa che non produce slogan, non genera consenso e soprattutto non permette a nessuno di dire “tolleranza zero” con aria soddisfatta. Immaginate un medico che somministra eroina in un contesto clinico controllato come atto sanitario ripetuto ogni giorno con la stessa noiosa precisione con cui si misurano pressione e saturazione. Chiamiamolo Dottor X, non perché sia un personaggio leggendario, ma perché in Italia una figura del genere pu

Io sono notizia

Antonio Dipollina coglie nel segno definendo gli episodi diretti da Massimo Cappello e Marzia Maniscalco «una lunga spiata sul retrobottega del berlusconismo». In tal senso, la videocracy dei decenni berlusconiani viene delineata in maniera del tutto filologica, eppure non vi è l’impressione di trovarsi dinanzi ad un memoir, tutt’altro. Nel ripercorrere le indagini, la bancarotta fraudolenta, l’harem di Lele Mora vi è la volontà di narrare un’epoca d’oro, i fantastici anni Du

La fine dell’innocenza alternativa: Hipster, capitale e l’impossibilità di restare marginali 

L’anno spartiacque dell’Internet gioioso: il 2016 e ciò che sarebbe arrivato Dieci anni dal 2016. Dieci anni da un anno nostalgico, iconico per la produzione di meme e possibile data spartiacque tra il normie e il dank, tra contenuti che divulgavano ottimismo e battute non troppo sagaci (Superuovo, scritte “live love laugh” tra colori pastello e foto con filtro Retrica) e l’inizio di quel nonsense graficamente e musicalmente incomprensibile ma che, nella sua assurdità, riusci

La taranta: mito, corpo e trasformazione di un rito

«Il tarantismo non è una malattia, ma una formazione storica determinata, un modo culturalmente definito di entrare in crisi e di uscirne.» (Ernesto de Martino, La terra del rimorso) La taranta è uno dei miti più longevi e stratificati della cultura mediterranea che per secoli ha funzionato come spiegazione simbolica di un malessere altrimenti indicibile, come rito terapeutico collettivo e come dispositivo di gestione del dolore sociale. Oggi, trasformata in fenomeno cultural

Giorno di riposo

Quando mi invitarono a provarla, non avevo niente da perdere, davvero. Matteo lavorava in un laboratorio acustico alla periferia della città. “Non è ancora brevettata” mi aveva detto al telefono. “Ma funziona. Ti giuro che funziona.” Ci arrivai in autobus. Poi dieci minuti a piedi lungo una strada sterrata. L’edificio era un capannone senza insegne. Dentro, odore di metallo e vernice. La macchina era alta quanto un frigorifero. Un cilindro nero con una bocca quadrata davanti,

Oggettificazione del Maschio (A Cry For Help)

Ora che ci penso, nella vita ho scopato solo musicisti. Ragazza alternative sulla ventina cerca ragioniere in praticantato, potrei scrivere su una dating app per aspiranti della cultura fetish. Perché mi sa che sono stata davvero fin troppo selettiva. È come cenare ogni sera con una foglia di insalata e due gocce di limone (ehi, ma la forma fallica stiliz zata ce la vedo solo io?). Scopare solo con musicisti, però, ha i suoi vantaggi: 1. un chitarrista probabilmente può farti

La Cerniera

Il giorno della comparsa della cerniera più di un quarto dei dipen denti della borsa si era licenziato. Dopo due giorni gran parte delle cop pie fatte e finite avevano richiesto le carte per il divorzio. Dopo una set timana il tasso dei suicidi si era alzato del 7,06%. La felpa invisibile: sul settimanale di Key Biscayne la chiamavano così. Frammenti di notizie scorrevano nella mia mente mentre ero fer mo, in piedi senza maglietta, davanti allo specchio. Il freddo a pizzicar

Manuale di riproduzione impossibile

Lino finisce il negroni, “Saverio, un’altro”. “Arrivo” Saverio gli fa un cenno con la mano, “e non urlare, ci sento”. Con tutti i soldi che ti ho dato dovresti farmi una sega omaggio ogni volta che entro in questo locale di merda, pensa, vaffanculo. “Oi bro, non è possibile!” Giova arriva tutto impallidito come una pastiglia di xanax scaduto “fra, una fessa, è letteralmente una fessa”. “Allora!”, Saverio spalanca le braccia, “la finiamo di urlare”. “Scusaci, lo sai che è un d

888

L'888 simboleggia una profonda connessione con le energie dell'universo. Chi vede questo numero spesso è sul punto di fare una svolta significativa nella propria vita, sia dal punto di vista finanziario che professionale o personale. L'888 incoraggia l'azione, la fiducia in se stessi e l'apertura alle opportunità. Sul sasso dipinto d’oro c’era scritto se mi hai trovato, c’è una sorpresa in arrivo per te. Cerca il significato del numero 888.  Stava nascosto in un angolo del co

ʒeûn: un vuoto preciso

Secondo una leggenda, in una lingua scomparsa dell’arcipelago di Valmoro, esiste una parola di cui nessuno riuscì a trovare la traduzione. A quanto pare, io l’ho trovata. La parola, non la traduzione. Da settimane, infatti, lavoro su questo frammento attribuito ad Agnese V.: otto righe su rame ossidato, metà cancellate. Nel mezzo, c’è lei, una parola che non trovo in nessun repertorio. La trascrivo così: ʒeûn. All’inizio ho fatto quello che si fa: radici, famiglie, consonanze

Meloni mente sui numeri dell’occupazione?

Il 16/12/2025 lo stallone italico Francesco Storace urlava potentemente a DiMartedì: “io preferisco un anziano!”, in risposta a qualcuno, mi pare Bersani, che da ignavo beta immemore dei fasti littorî qual è gli faceva presente che certi numeri sulla occupazione di cui si vanta sovente Meloni sono legati più a gente che resta a lavoro e non va in pensione che a nuovo impiego. E bravo Checcone! Mi delizia il suo age play, mi delizia il vigore della sua gerontofilia. Anche perc

L’Africa e la democrazia prima della democrazia: una storia rimossa

Quando si parla di democrazia, il racconto dominante è noto: Atene, Roma, l’Illuminismo europeo, le rivoluzioni americana e francese. In questa narrazione, l’Africa appare spesso come uno spazio privo di istituzioni politiche complesse, destinato a ricevere la democrazia dall’esterno nel corso del XX secolo. Tuttavia, la ricerca accademica degli ultimi decenni ha messo profondamente in discussione questa visione. Studi sui sistemi politici africani pre-coloniali mostrano che

“Il Tutto È Più Della Somma Delle Sue Parti- Quando l’altro non è un limite ma una continuità”

Introduzione. I limiti del visibile e la crisi del reale. Fin dal nostro primo battito siamo stati brutalmente gettati in una realtà a noi sconosciuta e preesistente. Un immenso flusso vitale composto da frammenti di percezioni, emozioni e sensazioni che ci attraversano prima ancora di poterle comprendere. Per imitazione, impariamo a navigare in questo caos vitale, aggrappandoci alle certezze che definizioni, regole e schemi ci offrono permettendoci di trovare il nostro posto

ESSERE TRO*E RADICALI

Durante i primi anni ’90, sotto i riflettori dei concerti delle Bikini Kill, Kathleen Hanna portava sul palco molto più della voce di una band punk: la parola SLUT ben scandita sulla pancia, a testa alta, mentre mangiava il palco. Lo faceva per rispondere allo slut‑shaming e, più in profondità, alla violenza simbolica usata per controllare e umiliare i corpi delle donne. Prendendo un insulto carico di stigmi e sputandolo in faccia alla cultura patriarcale, Hanna ne svuotava i

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