La favola e il municipio. Dal caso Comala alla retromarcia del Comune: quando l’ostinazione politica incontra la mobilitazione civica a Torino
- tentativo2ls
- 11 mar
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Come insegnava anche Esopo nella favola L’asino che portava il sale, la scelta di intestardirsi su un’idea apparentemente geniale non porta nulla di buono.
Le conseguenze nefaste di un tale atteggiamento possono portare, in particolare, alla demolizione della figura di un individuo, in particolare riguardo la sua sincerità, la sua organizzazione, la sua interpretazione del mondo in un futuro non troppo remoto. Pensare che un’azione di questo tipo non lasci nessuno strascico, che eventuali polemiche si affievoliscano dopo poco tempo, è pura fantascienza. Nonostante il presente saturo di avvenimenti nazionale ed internazionali, nonostante la quasi onnipresenza di cattive notizie e cattivi condottieri verso il Sol dell’avvenir, il senso d’impotenza che il cittadino comune vive di volta in volta può essere combattuto, estinto per una piccola ma grande parentesi della vita quotidiana, mostrando tutti i limiti di politica e burocrazia.
Cos’è accaduto a Torino?
Stefano Lo Russo, classe ‘75, torinese nel corpo e nell’anima sia negli studi che nell’attività lavorativa, è l’attuale sindaco di Torino dall’ottobre 2021. Nella Margherita prima, nel PD poi, il suo nome nell’ultimo trimestre è stato associato a due eventi tutti subalpini di portata non indifferente, oggetto di speculazioni e scontri ideologici nei salotti televisivi: lo sgombero del centro sociale Askatasuna e il rischio di chiusura dello spazio dell’associazione culturale Comala, nella cui sede svolge le sue attività. Se l’eco del primo si è udito fino nell’aula di Montecitorio, in particolare per gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine avvenuti proprio durante un corteo a sostegno dell’Askatasuna, del secondo si è percepito solo un sussurro.
Il Comala opera dal 2011 in un’ex caserma abbandonata; tra i servizi che mette a disposizione per la comunità cittadina ci sono un’aula studio, un bar, un salone nel quale vengono organizzati convegni, rassegne teatrali e concerti. La sua vicinanza con il Politecnico di Torino lo rende un luogo ben inserito nella vivace vita universitaria e come attrattiva per il tempo libero degli studenti: tuttavia, questa stessa posizione strategica ha complicato non poco la sua precaria situazione amministrativa, con il peggio che è venuto a bussare alla porta del colorato centro.
La concezione degli spazi da parte del Comune è scaduta nel 2020 e, poche settimane fa, la Circoscrizione 3 dello stesso ha deciso di mettere a bando l’intero complesso. A uscirne vincitore è stata l’associazione milanese Social Innovation Teams Italia, costituita da diverse realtà del terzo settore, grazie al progetto Ferrucci Hub, intento a rendere gli spazi dell’ex caserma un cluster per startup e progetti imprenditoriali sulla sostenibilità.
Il rischio della chiusura del Comala, annunciato su Instagram dal presidente Andrea Pino, ha immediatamente indignato la collettività che viveva lo spazio e parte della cittadinanza taurina, con crowfunding, sit-in, appelli sui social e richieste al consiglio comunale per ripensare la scelta appena fatta. Sebbene les jeux ont été fait, il 5 marzo il sindaco Lo Russo ha annunciato – tramite un post – di avere temporaneamente congelato lo sfratto, grazie alla volontà di Social Innovation Teams di scegliere un nuovo spazio in città alternativo all’ex caserma.
Mille domande per un risultato inaspettato: a chi attribuire il merito?
Un risultato inaspettato? Quali le cause? Alla fine il Comune ha capito di essersi scavato la fossa da solo e quindi aver eroso il consenso per le prossime comunali? Perché una realtà come Social Innovation Teams ha scelto di rinunciare a uno spazio così appetibile?
Un dietrofront che a molti – specialmente nelle file dei partiti locali – non è piaciuto, accusando Lo Russo di incoerenza nelle sue decisioni e di aprire a possibili scenari futuri, nei quali i bandi regolari possono tranquillamente essere stravolti. Non solo, ma una spaccatura che difficilmente si risanerà in futuro proviene anche dagli ambienti più insofferenti e indirizzati a sostenere le realtà cittadine torinesi, come la lista comunale Sinistra Ecologista (vicina ad Avs) e la sezione torinese della Cgil, oltre alla raccolta firme che in pochi giorni ha trovato più di 23mila adesioni. Altre manifestazioni di sostegno al Comala sono arrivate dalla piattaforma civica Torino Domani – che conta nove tra assessori e consiglieri comunali – tramite un comunicato dal titolo 𝐂𝐨𝐦𝐚𝐥𝐚, 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐝𝐮𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 e dallo youtuber Franchino Er Criminale, tramite un video-tour di presentazione e sensibilizzazione dello stesso spazio.
In conclusione, è lapalissiana la pressione da parte di una rosa nutrita di realtà locali verso sindaco e giunta: a detta di Social Innovation Teams, la volontà di rinunciare allo spazio deriva dall’evitare di arroventare ulteriormente la situazione e rinunciare a una “guerra fratricida tra Aps”. La mobilitazione, e il coinvolgimento diretto del mondo politico torinese, destano quindi il sospetto che questa spinta abbia potenzialmente influenzato la decisione finale di Social Innovation Teams. Sebbene questa appaia più un’ipotesi che una risposta certa, è comunque significativo il ruolo rivestito dalla mobilitazione stessa e dal nutrito numero di sigle che hanno risposto all’appello: in virtù di quello che succederà, la comunità che si è stretta attorno al Comala – associazioni, consiglieri comunali, divulgatori – può e dev’essere un esempio di lotta che nelle città riporti al centro il tema degli spazi indipendenti e slegate dai meccanismi predatori urbani.

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