Intervista a Turbìne: Uno spazio per la complessità
- tentativo2ls
- 2 mar
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Abbiamo avuto il piacere di intervistare la redazione di Turbìne, una realtà editoriale indipendente (nonché un'associazione culturale) con cui sentiamo di avere tantissimo in comune, come ideali, come sfida comunicativa e come progetto necessario per sviluppare la nostra sfera sociale e artistica ma che, come ogni progetto editoriale, porta con sé delle caratteristiche uniche, molto diverse da quelle di At.tempto. A dimostrazione che ogni progetto collettivo e di co-creazione è un universo unico, governato da leggi proprie e il cui funzionamento, insieme alle idee che lo tengono in moto, siamo felici di celebrare con questo articolo.
Turbìne nasce da un’associazione letteraria dell’Università Bocconi, un contesto che offriva una certa solidità ma con una tendenza a limitare la sperimentazione artistica e che, in qualche modo, rendeva Turbìne un progetto principalmente rivolto verso gli studenti e il personale dell’Ateneo.
Il primo cartaceo di Turbìne nasce come idea nell’estate del 2023 e diventa realtà a marzo 2024 con il numero 0 (attualmente siamo arrivati al quarto numero cartaceo). Fin dal lancio il progetto di Turbìne è accolto da un grande interesse: tante persone vogliono partecipare, scrivere e illustrare, e sono sempre di più con ogni numero che passa.
Turbìne non ha mai smesso di alimentare questo interesse, con la profonda convinzione che una rivista può esistere solo grazie a una comunità di persone che bisogna ringraziare per ogni atto partecipativo. Cercare di valorizzare tutti i contributi, di creare una sinergia fra la parte scritta e la parte visuale non è semplice. La rivista di Turbìne funziona con una open call di ampia durata in cui vengono raccolte idee di ogni tipo legate a un tema centrale definito dalla redazione. Una volta che l’open call è conclusa, Turbìne inizia a lavorare alla definizione di accoppiamenti fra artist* e scrittor* in grado di valorizzare i loro contributi ma, al tempo stesso, senza rendere la rivista una serie di compartimenti stagni.
Questo lavoro di cura è l’attività principale della redazione, per cui vengono spese la maggior parte delle energie, ma anche il motivo per cui, in definitiva, Turbìne esiste: essere uno spazio per la complessità, uno spazio in cui viene dato del tempo a chi fa il lavoro di cura, a chi ha scritto o illustrato. Persone riunite da un tema, senza censura e con la possibilità di un confronto continuo, con la possibilità di partecipare a una sorta di ciclo di vita, dato che ogni numero è unico e nel suo percorso va ben oltre l’open call da cui è partito.
Nonostante questa dimensione intima, le persone che compongono Turbìne non vogliono rifiutare la comunicazione moderna o l’utilizzo di internet: bisogna avere un rapporto con il digitale e raggiungere le persone che non collaborano in prima persona alla rivista. L'obiettivo naturalmente non è il mass publishing o la creazione di contenuti in maniera massiva, ma il mantenimento di una comunità piccola ma percepita come intima. Un focus che per la redazione di Turbìne si lega al processo di creazione della rivista e che viene prima di tutto. Perché in questo modo Turbìne si pone come un baluardo per difendersi dalla polarizzazione del mondo virtuale: è il valore di avere un cartaceo, una possibilità di uscire dal mondo virtuale che spesso, in modo particolare per la cultura, sembra molto più reale di quello fisico, in cui le interazioni di questo tipo sono sempre più sporadiche.
Di cosa parla esattamente Turbìne?
Secondo la redazione è impossibile definirlo aprioristicamente, la risposta è difficile da inquadrare, dipende fortemente anche dalla persona a cui viene chiesto. Una domanda su cui anche noi di Attempto, e immaginiamo tutte le redazioni indipendenti, si trovano spesso a riflettere. Turbìne non è un semplice magazine culturale o artistico, o forse lo è ma, prima di essere tale, è un processo di co-creazione che si cristallizza in un oggetto fisico, limitato a 300 copie per numero ma con un enorme valore fondativo. 300 copie, per gli standard dell’editoria, non sono un numero gigantesco ma sono 300 persone che avranno cura del valore racchiuso nel centinaio circa di pagine di cui si compone ogni numero di Turbìne e a cui la redazione si affida per creare e mantenere la comunità intima a cui è orientata.
Il progetto editoriale di Turbìne, indipendente e sperimentale, non è un caso isolato nel panorama italiano e chi compone la redazione ne è consapevole, sia perché è entusiasta di entrare in contatto con altre realtà, sia per un chiaro intento sociale e politico: con i partiti politici e le loro giovanili ormai irrilevanti, l’aggregazione sociale, politica e culturale passa sempre di più dall’editoria indipendente che dà alle persone, a studenti e studentesse, un senso di appartenenza e di praticità, in cui si può costruire qualcosa collettivamente. Magari senza una sostenibilità economica o di lungo periodo, ma comunque sentita come propria. In un mondo in cui l’individualismo sembra una spada di Damocle che prima o poi si porterà via la testa della nostra vita sociale, realtà come Turbìne Magazine aumentano le possibilità di non diventare adulti depressi e disperati. Sembra scontato dover sottolineare il valore sociale dell’editoria, un settore in cui si lavora per forza in gruppo ma, anche nella nostra esperienza con At.tempto, molte persone sembrano non realizzare quanto un progetto collettivo aiuti a sostenere una vita sociale sana: per questo bisogna comunicarlo costantemente.
Per questa condivisione d’intenti, ma anche per la validità delle loro creazioni, speriamo che Turbìne sia davvero un progetto di lunga durata e che la sua redazione abbia ragione nel vedere nelle riviste indipendenti una nuova età dell’oro dell’editoria, più orizzontale e più partecipata.

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