Antagoniste poco cattive
- tentativo2ls
- 18 mar
- Tempo di lettura: 5 min
Il cinema degli ultimi decenni si è concentrato molto sugli antagonisti: spesso affascinanti e misteriosi, ha cominciato a diffondersi sempre di più il desiderio di conoscerli meglio, di sapere la loro storia, ma soprattutto, di scoprire perché sono cattivi, o meglio, perché lo sono diventati. Disney, tra tutte, ha cavalcato il trend, producendo alcuni spin off di fiabe diventate leggende, con protagonisti alcuni villains diventati iconici. Si apre così una domanda chiave: come nasce la malvagità nell’uomo? Si genera sempre e solo come rivalsa, come desiderio di vendetta? I cattivi sono solo bambini bullizzati diventati grandi? Con un certo buonismo, Disney sembra voler rispondere affermativamente a questa domanda.
I cattivi diventano tali non per il gusto di esserlo, ma perché covano rancore, verso una società che non ha riconosciuto il loro potenziale. Nascono come vittime, e imparano a essere carnefici. Si è parlato molto di questo tentativo di umanizzare gli antagonisti delle storie Disney, e molti hanno criticato la scelta, ritenendo le loro storie piatte e noiose: la cattiveria viene meno, lascia il posto a una critica blanda e insipida della società, che piega i migliori trasformandoli in mostri. Ma questa narrazione, oltre che semplicista, toglie spazio a riflessioni interessanti e a sguardi nuovi sulla psiche umana.
Spesso ai personaggi femminili capita la sorte peggiore: pensiamo a Crudelia De Mon, iconica antagonista de La carica dei 101. Guardando il classico Disney del 1961, nessuno si interroga sulle motivazioni di Crudelia, lei semplicemente brama una pelliccia di dalmata; per il puro gusto di possederla, è disposta anche a rapire centinaia di cuccioli e trasformarli nel suo oggetto del desiderio: una bramosia artistica quasi frivola, vanitosa ma affascinante, che cattura lo spettatore e manda avanti la storia. In questa interpretazione, la cattiveria esiste e basta, e non darle un’origine permette a un personaggio femminile di essere crudele per natura, senza doverlo per forza umanizzare. Non si empatizza con Crudelia, la si odia da piccoli e ne si apprezza la sagacia e lo stile da grandi.
Ma nel film del 2021 Cruella, la protagonista è una giovane Crudelia De Mon con cui, volente o nolente, si empatizza: una ragazza dolce e timida, talentuosa, che cerca di farsi strada nell’ambiente competitivo della moda. La sua cattiveria nasce da un mondo del lavoro che la sfrutta e non la riconosce: ciò che trasmette la storia è che la malvagità degli antagonisti nasce dall’ingiustizia, dal sopruso, e ne diventa un’amplificazione: Crudelia è vittima di una capa severa e austera, che in realtà non è un personaggio vero e proprio, quanto più l’incarnazione del mondo della moda: una semi-cattiva troppo blanda per essere approfondita ulteriormente. Il mancato riconoscimento delle sue doti trasforma Crudelia, troppo rapidamente, in una donna capace di qualcosa di orribile come la produzione (o perlomeno l’immaginazione) di una pelliccia di cuccioli di dalmata. Disney sceglie di cavalcare l’onda di curiosità per gli antagonisti dei film, più che dei protagonisti, ma sceglie in ogni modo di costringere lo spettatore a empatizzare con il personaggio sullo schermo, che da buono diventa cattivo.
Destino analogo accade a Malefica, protagonista (buona) del film Maleficent del 2014: anima pura e candida da bambina, vive a stretto contatto con la natura, in armonia con essa. Ciò che la rende cattiva è l’emarginazione degli umani, la perfidia che la società le riversa addosso. Quella di Malefica è vendetta, non crudeltà, e anzi, per inseguire questa narrazione, la storia de La Bella Addormentata nel Bosco del 1959 viene stravolta, riscrivendo un’antagonista femminile, che da cattiva diventa incompresa, e poi perdonata.
Anche se l’intento di Disney è, a modo suo, nobile, quello che si rischia di fare è di togliere la libertà ai personaggi femminili di essere malvagie per il gusto di esserlo. La cattiveria delle donne non è innata, ma è generata solo da torti subiti, rivolti ad anime pure, poi corrotte da questo marcio mondo. Mentre i cattivi uomini sono molti di più, e molto più variegati, le cattive scarseggiano, e dare questa rilettura è perfettamente in linea con una visione moderna ma comunque patriarcale della donna: buona da sempre, e, se cattiva, lo è solo perché vittima. Devono poter esistere cattive che amano il potere, i soldi, la fama, al punto da rubare e uccidere, anche per il solo gusto di farlo. È necessario smettere di ricercare l’empatia con questi personaggi, e apprezzarne invece le diverse sfaccettature.
Gli esempi forniti dall’universo Disney sono pochi: la strega cattiva di Biancaneve, la matrigna e le sorellastre in Cenerentola, la Regina di Cuori di Alice nel Paese delle Meraviglie, Maga Magò de La Spada nella Roccia, Ursula de La Sirenetta, Yzma de Le follie dell’Imperatore, Madre Gothel di Rapunzel, oltre alle sopra citate Malefica e Crudelia. Ciò che accumuna questi personaggi, oltre all’essere donne antagoniste, è l’estetica. Per rendere ancora più credibile la storia, la cattiva dev’essere necessariamente di aspetto sgradevole, contrapposta alla bellezza della protagonista, che, guarda caso, in quasi tutti i casi è un’altra donna, giovane e bella.
Il male è incarnato da una donna brutta e vecchia, che spesso è dipinta come folle. Quando invece si approfondisce, si trasforma in una vittima, o in qualcuno che non sa controllare la propria psiche.
Un esempio indubbiamente positivo tra gli altri: Yzma, che agli occhi dei bambini risulta sgradevole, per l’estetica scelta, ma che a una visione più adulta appare come una donna scaltra e intelligente, e, al tempo stesso, assetata di potere. Senza dovervi inserire un motivo per cui lo è. Yzma rimane un personaggio a cui affezionarsi, proprio perché desidera il potere egoisticamente, e scardina così l’immagine della donna vittima, succube di una società che l’ha emarginata, traviandola e trasformandola in crudele. Non a caso, Le follie dell’imperatore non appartiene alla serie di film Disney con protagonista una principessa, e, per molti versi, risulta incredibilmente innovativo rispetto ad altri film: il protagonista è un personaggio moralmente grigio, che incarna il potere e la scaltrezza al pari della sua controparte femminile Yzma, che però, ancora una volta, appare esteticamente poco attraente.
L’universo Disney ha segnato le infanzie di molti di noi, e proprio perché si rivolge ai bambini, ovvero alle generazioni di domani, dovrebbe garantire una maggiore attenzione nei confronti delle tematiche di genere. Negli ultimi anni, però, ha agito in sordina. Spaventato di poter offendere qualcuno, ha scelto di restare spesso imparziale, in una zona sicura, in cui, probabilmente, non si è pronti a conoscere donne assetate di sangue e potere, quanto lo sono gli uomini. Non vogliamo che le donne di domani diventino criminali, ma vogliamo che smettano di essere vittime, e diventino artefici del proprio destino, nel bene come nel male.

Commenti