top of page

Have Your Best Baby: La Silicon Valley entra nella genetica riproduttiva

  • Immagine del redattore: tentativo2ls
    tentativo2ls
  • 20 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

Il modo più affidabile per capire quando una tecnologia è davvero entrata nella vita quotidiana è quando quella tecnologia acquisisce un linguaggio pubblicitario leggermente banale, quando smette di sembrare il futuro e inizia ad assomigliare a una scelta tra due abbonamenti.

Negli ultimi anni la Silicon Valley ha applicato la logica dell’ottimizzazione a praticamente ogni aspetto dell’esistenza umana. L’idea generale è che qualunque processo biologico o comportamentale possa essere trasformato in una sequenza di dati leggermente migliorabili. In questo contesto, la vera sorpresa non è che la Silicon Valley abbia iniziato a interessarsi anche alla genetica riproduttiva, la  sorpresa è semmai che ci abbia messo così tanto.

Negli ultimi mesi, per esempio, nella metropolitana di New York è comparso uno slogan pubblicitario piuttosto diretto: “Have your best baby.”


La pubblicità è della startup americana Nucleus Genomics, sostenuta da investitori della Silicon Valley tra cui il fondatore di PayPal. L’azienda propone un servizio che analizza geneticamente gli embrioni ottenuti tramite fecondazione in vitro e restituisce ai futuri genitori una serie di stime statistiche su diverse caratteristiche: rischio di malattie, predisposizioni metaboliche, probabilità di sviluppare alcune condizioni ereditarie e, con un entusiasmo leggermente più da brochure tecnologica, previsioni su tratti come altezza o capacità cognitive.


Il prezzo del servizio è di circa 9.999 dollari,il che suggerisce implicitamente che qualcuno abbia già fatto il ragionamento tipico dei prodotti tecnologici: oltre quella soglia psicologica, la decisione di acquisto diventa più difficile.

Dal punto di vista tecnico non c’è alcuna manipolazione genetica. Nessuno modifica il DNA degli embrioni. Non siamo nel territorio dei film distopici in cui i bambini vengono progettati come automobili di lusso. Il processo è molto più semplice, e forse proprio per questo più “interessante”.


Quando una coppia utilizza la fecondazione in vitro, spesso vengono creati più embrioni e finora  la scelta su quale impiantare si basava principalmente su criteri biologici generali, Nucleus propone di aggiungere un ulteriore livello di analisi: confrontare i profili genetici di quegli embrioni e stimare quali abbiano probabilità statisticamente più favorevoli su diversi parametri.


Parallelamente esiste un’altra startup chiamata Preventive, sostenuta anche da capitali legati al mondo di OpenAI. Il progetto è presentato con una narrativa decisamente più rassicurante: usare la genetica per prevenire malattie prima della nascita. Ridurre la probabilità che un bambino sviluppi patologie ereditarie gravi.

Formulata così, l’idea appare quasi impossibile da criticare. Se la medicina dispone di strumenti per ridurre il rischio di malattie devastanti, la domanda intuitiva è perché non utilizzarli.


Peró tra queste due promesse — prevenire malattie e scegliere il “miglior” embrione — la distanza tecnologica è praticamente inesistente. La stessa analisi genetica che permette di stimare il rischio di una patologia può produrre anche previsioni statistiche su altri tratti: altezza, metabolismo, predisposizioni cognitive, longevità.

La tecnologia quindi non cambia. Cambia la domanda che le si rivolge. Per decenni lo screening genetico degli embrioni è stato presentato come uno strumento medico. L’obiettivo era ridurre la probabilità di malattie ereditarie gravi. In quel contesto la tecnologia appariva come una forma di medicina preventiva applicata alla riproduzione.


Ma nel momento in cui gli stessi dati possono essere organizzati in una specie di classifica tra embrioni, la situazione cambia leggermente tono.Uno ha una probabilità minore di sviluppare una certa malattia. Uno ha una previsione di altezza leggermente superiore. Uno ha un profilo genetico che, secondo modelli statistici molto complessi, suggerisce qualche probabilità in più di determinate predisposizioni cognitive. E a quel punto la decisione smette di essere soltanto medica e inizia ad assomigliare a qualcosa di molto più familiare alla cultura tecnologica: un confronto tra opzioni.

Il dettaglio forse più interessante è il linguaggio con cui queste startup raccontano il processo. Nucleus parla di “preview del tuo futuro bambino”, È un lessico sorprendentemente simile a quello che si usa quando si configurano le caratteristiche di un dispositivo elettronico.


Naturalmente la genetica reale è molto più complicata delle brochure delle startup. Tratti complessi come intelligenza, personalità o talento dipendono da migliaia di varianti genetiche e da una quantità ancora maggiore di fattori ambientali. Le previsioni basate su questi modelli sono probabilistiche, spesso con margini di incertezza significativi.


In altre parole: non esiste davvero un algoritmo che possa garantire il bambino alto, brillante e perfettamente equilibrato emotivamente che ogni genitore sogna nelle prime settimane di entusiasmo. Ma la questione interessante é il cambiamento culturale che queste tecnologie introducono.


Per secoli avere un figlio è stato uno degli eventi più radicalmente imprevedibili della vita umana. Una combinazione casuale di genetica, e circostanze. Certo, esistevano aspettative, somiglianze familiari, miti sulla trasmissione dei talenti, ma il risultato finale restava fondamentalmente imprevedibile


Con queste tecnologie compare una nuova possibilità: confrontare diverse versioni potenziali dello stesso futuro.


Non nel senso fantascientifico dei bambini progettati geneticamente. Piuttosto nel senso molto più quotidiano e prosaico di una scelta tra probabilità leggermente diverse.E questo piccolo cambiamento si inserisce perfettamente in una cultura che negli ultimi vent’anni ha trasformato la vita quotidiana in una sequenza quasi infinita di micro-decisioni ottimizzabili.La scuola giusta, la dieta migliore,l’attività extracurricolare più stimolante. L’ambiente educativo più favorevole allo sviluppo cognitivo.


La genetica introduce semplicemente la prima decisione prima ancora della nascita. Ed è forse per questo che lo slogan comparso nella metropolitana di New York suona così naturale.


“Have your best baby.” Non è particolarmente distopico. Non evoca laboratori segreti o scenari da fantascienza. Sembra piuttosto la versione riproduttiva dello stesso messaggio che accompagna da anni quasi ogni prodotto tecnologico: la promessa che, tra diverse possibilità, esista una scelta leggermente migliore.

E se quella scelta esiste, la domanda che la tecnologia pone ai futuri genitori è sorprendentemente semplice. Se esistono cinque possibilità, e una sembra avere qualche probabilità in più di una vita lunga, sana e statisticamente favorevole, quanto è davvero difficile scegliere?


E forse è proprio questo il cambiamento più interessante: non la tecnologia in sé, ma il fatto che l’idea di confrontare versioni possibili di un futuro bambino stia iniziando ad assomigliare, culturalmente, a qualcosa di perfettamente normale. Un po’ come confrontare modelli di smartphone. Solo con un periodo di aggiornamento leggermente più lungo.


 
 
 

Post recenti

Mostra tutti
Fenomenologia politica di George R. R. Martin

Valar morghulis : tutti gli uomini devono morire. Nell’opera di George R.R. Martin A Knight of the Seven Kingdoms , riadattata per il piccolo schermo da Ira Parker e appena conclusa su HBO, prende for

 
 
 

Commenti


bottom of page