INTERVISTA - Il Corpo come Linguaggio: Oltre lo Stigma dei Disturbi Alimentari
- tentativo2ls
- 15 mar
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Nel 2012 è stata istituita la Giornata del Fiocchetto Lilla, dedicata alla sensibilizzazione sui disturbi del comportamento alimentare, accanto alla giornata mondiale fissata per il 2 giugno.
In Italia non sono disponibili dati nazionali certi, ma soltanto indicazioni dei trend. Indicazioni, peraltro, allarmanti: si registra un aumento su tutto il territorio nazionale e una sempre maggiore difficoltà di accesso alle cure per i 3 milioni e oltre di persone che convivono con questo tipo di disturbi.
Per l’occasione abbiamo avuto l’opportunità di dialogare con i referenti del CDCA della Casa di Cura Palazzolo, punto di riferimento per il territorio bergamasco, circa la loro esperienza: la Dott.ssa Chiara Cappelletti, responsabile del centro, e Simone Raineri, coordinatore.
Bellezza o Etica? Il peso dei canoni sociali
Nel 2018 Heather Widdows pubblica un saggio intitolato “Perfect Me, Beauty as an Ethical Idea”, in cui si analizza il ruolo della bellezza nella società contemporanea.
L’autrice sostiene che oggi la bellezza non sia più soltanto un valore estetico superficiale, ma che sia diventato una vera e propria norma sociale: nella cultura attuale esiste una forte pressione a lavorare costantemente sul proprio corpo. La bellezza non è più quindi percepita come un dono naturale, ma come qualcosa che richiede impegno, disciplina e miglioramento continuo. In questo senso, prendersi cura del proprio aspetto viene spesso visto come segno di responsabilità personale.
La pubblicazione analizza come l’industria della bellezza e i social network contribuiscano alla diffusione di un ideale estetico sempre più uniforme e inarrivabile; uno dei canoni più stringenti è innegabilmente quello della magrezza.
Quanto influisce questo ideale sull'insorgenza dei disturbi alimentari?
"Ridurre tutto all’ideale estetico rischia di sviare la questione," spiega Simone Raineri. "Il disturbo alimentare non è mai monocausa. La pressione sociale influisce più sul consolidamento del disturbo che sulla sua insorgenza. Alla base, come conferma la letteratura scientifica, c’è spesso una profonda mancanza di autostima.
Ovviamente tutto l'ambiente influisce, partendo sicuramente dalla famiglia, che non è la colpevole, ma che è tanto sola; le istituzioni scolastiche, non sufficienti con lo sfaldamento dei riferimenti sociali. di aggregazione per la gen Z. Ad esempio nelle nostre province, soprattutto nel periodo estivo, è sempre stato cruciale il ruolo dell’oratorio, al di là della funzione religiosa, proprio come punto d’incontro, di relazione; ora "cattedrali nel deserto”. Ci sono poi le associazioni sportive che, seppur oggi più sensibili all’argomento, rimangono per definizione sensibili alla performance.
Tutto questo mina le identità che sono più deboli
-e in quale momento si è più deboli, se non nell’età dello sviluppo?
Per cui certamente alcuni modelli influiscono e reiterano, ma non sono condizioni sufficienti.
Sicuramente l’ideale di bellezza è così dirompente perché così è diventata la comunicazione.
Uno dei miei primi ricordi quando iniziai a lavorare qui, è una sorta di decalogo - di una nota attrice - su come raggiungere la perfezione: non è cambiato poi molto, ma tutto è più amplificato.
Lo stigma del corpo pigro
Indubbiamente il disturbo alimentare non insorge per la sola aspirazione alla bellezza, è fuorviante pensarlo, l’intuizione del testo però non è forse che venga stigmatizzata la volontà di non aderire a determinati canoni, come fosse una colpa?
È una domanda estremamente interessante che apre a tantissimo. Anche i greci utilizzano la categoria “Kalòs kai agathòs” (bello e buono). Questo binomio è molto antico: la considerazione di una virtù in relazione a dei parametri fisici: un tempo erano fisici giunonici - si pensi alla Venere di Willendorf, la Venere di Botticelli, dalle linee comunque morbide, negli ultimi anni sono top Model.
Da sempre consideriamo una persona in sovrappeso pigra. Ci sono milioni di caratterizzazioni di personaggi teatrali, cinematografici e televisivi, dove viene sottolineato come il bamboccio, l’incapace, viene circostanziato con una forma fisica in sovrappeso. Braccio di Ferro con il suo amico Poldo Sbaffini che mangia gli hamburger.
-Non lo so… penso a una serie di gag, ma anche sulla rete., dove ci sono persone in sovrappeso vittima di body shaming condito con il sottotesto che presupponga indolenza, pigrizia.
Negli USA chi non può permettersi un intervento di chirurgia bariatrica, partecipa a un reality show “(di un noto medico che non menzionerò)” la cui forma di pagamento è vendere la propria condizione di fragilità. Vengono accennati i traumi che portano all'insorgere di questo disturbo dell'alimentazione incontrollata, ma la soluzione è tagliare un pezzo di stomaco, perché “sono pigre, indolenti” e almeno così ce la possono fare.
Un ultimo esempio che faccio è: quando una persona in sovrappeso appare ai propri cari, dopo aver perso visibilmente peso, il feedback immediato è “che bravo”
E quindi prima cosa ero? Un cretino?
Il corpo come strumento di controllo
Che rapporto esiste tra il corpo e l'identità personale una volta che si sviluppa e si cade in quello che è un disturbo alimentare?
"Noi non siamo corpo e anima separati, ma un'anima incarnata," riflette Simone. Per chi soffre di un disturbo alimentare, diventa il banco di prova finale: è lo strumento che permette, almeno in un ambito della vita, di mantenere controllo completo. Si ha il controllo dominando la fame e, di conseguenza, controllando le proprie forme.
Il corpo diventa una voce: urlo con il comportamento, diventando ora fisarmonica, ora osso.
Quando si intraprende un percorso di cura ci si ritrova ad imparare ad ascoltarsi, perché appunto come si diceva, da sintomo a parola: è forse causa di questo dilagare dei DNA la scarsa educazione all'emotività?
Un'educazione alle emozioni è importante, nessuno credo abbia fatto un'educazione alle emozioni. Se dobbiamo raccontare le emozioni facciamo fatica tutti, se dobbiamo riconoscere le emozioni siamo estremamente in difficoltà.
Perché? Perché le emozioni sono cose poco pratiche. Noi pensiamo di dover essere pratici. La scuola ha un ruolo fondamentale, perché i ragazzi vi trascorrono moltissimo tempo e, visto l’affanno delle altre agenzie educative. Tuttavia, qualcosa sta cambiando. La Dott.ssa Cappelletti interviene sottolineando come oggi ci sia più attenzione: "Penso a film come Inside Out, che aiutano a entrare in contatto con il proprio mondo interiore; penso a come gli istituti scolastici abbiano iniziato a offrire supporto psicologico.
Eppure, assistiamo ancora a una forte riluttanza nel mostrare il dolore. Il disturbo alimentare lo rende visibile attraverso il corpo perché, purtroppo, per molte persone ciò che non si vede, non esiste."

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