Radio Alice e l’eco di una voce libera
- tentativo2ls
- 20 lug 2025
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Bologna 1976, in una soffitta di via del Pratello ci sono cavi improvvisati, un trasmettitore smontato da un carro armato americano della Seconda guerra mondiale e un’antenna montata a mano sul tetto: nasce così Radio Alice. Un gruppo di giovani, molti studenti del DAMS, decide di sviluppare un nuovo modo di comunicare, dando vita a una delle prime radio libere in un'epoca in cui la RAI deteneva il monopolio. Non solo libera nel senso tecnico: libera perché orizzontale, spontanea, attraversata da idee e linguaggi che non avevano spazio altrove.
Alice come il personaggio di Lewis Carroll, ma anche come la figlia di una delle fondatrici. La personificazione di una voce che parla con chi non è mai stato ascoltato. Una radio che trasmetteva e abitava la città, che non rappresentava nessuno e non voleva essere rappresentata. L’unica regola: microfoni aperti a tutti. Studenti, operai, artisti, passanti, chiunque poteva entrare, dire, cantare, suonare.
Inserita in un contesto sociale pre social dove l’unico strumento di comunicazione istantanea era il telefono fisso, Radio Alice era un esperimento di rete dal basso. Trasmetteva informazioni, emozioni, raduni, concerti, linguaggi. Il movimento del ’77 trovava nella radio una cassa di risonanza, un laboratorio che portò anche alla nascita di gruppi come gli Skiantos e i Gaznevada, i centri sociali nei luoghi occupati, il teatro fuori dai teatri.
La vita di Radio Alice fu breve ma intensa. Il 12 marzo 1977, dopo l’uccisione dello studente Francesco Lorusso durante gli scontri con i carabinieri, la polizia fece irruzione nella sede. La trasmissione proseguì in diretta fino a quando gli agenti sfondarono la porta e distrussero tutto. Gli occupanti furono arrestati con l'accusa infondata di aver diretto via etere gli scontri, e la radio venne quindi spenta con la forza, ma il suo segnale rimase impresso nella memoria collettiva.
Perché ha ancora senso parlarne? perché nonostante gli anni e le evoluzioni sociali, le voci degli utenti di Radio Alice sono estremamente attuali. In un video-documentario si sente una voce: “Arrivi tu e in cinque minuti vuoi capire tutto”, una frase che racconta lo scarto tra l’intuizione e la profondità di un fenomeno culturale che fu anche esistenziale. Radio Alice non voleva spiegare il mondo: voleva abitarlo. Non aveva la pretesa di insegnare qualcosa, ma il coraggio di contaminare attraverso le voci di giovani che ancora oggi vengono descritti come disillusi, passivi, senza voce.
Cambiano i mezzi, ma non il bisogno. Oggi quello stesso bisogno si esprime online, nei podcast autoprodotti, nelle newsletter indipendenti, nelle radio web di quartiere. il fil rouge è sempre uno: il desiderio di sentirsi rappresentati.
Radio Alice fu anche un laboratorio di immaginazione politica e artistica, ogni trasmissione era un esperimento linguistico, un atto poetico, un sabotaggio semantico. Il linguaggio non era neutro ma strumento di rottura. Si rideva, si suonava e le parole esano usate come oggetti da smontare e rimontare. Quegli anni erano stracolmi di serietà dell’autorità, rendendo la leggerezza di Alice un gesto radicale.
Questo è utile per ricordarci che l’immaginazione è parte della resistenza, e che ogni forma di cultura indipendente è anche un atto di disobbedienza.
“L’immagine è mia e la gestisco io”, nessuna mediazione, nessuna delega. Una pratica che oggi ritroviamo nei meme, nei reel, nei brainrot e nella content creation fatta in autonomia. Non è solo una questione di libertà di espressione, ma di accesso alla parola, all’immaginario, alla possibilità di essere protagonisti di una narrazione collettiva.
Oggi si sta cercando di definire luoghi della cultura che siano sempre più accessibili, fisicamente e cognitivamente. Ma una cultura troppo ‘facile’, semplificata per evitare sforzi, rischia di svuotare il suo stesso senso. L’accesso non è tutto: serve anche il desiderio di andare a fondo, di lasciarsi trasformare.
Radio Alice non spiegava niente, semplicemente accadeva.
Fonti:
https://www.youtube.com/watch?v=3aFdAxSiZxc 12 marzo 1977 Lo Sgombero di Radio Alice
https://www.youtube.com/watch?v=LkhUrHov_ns&t=103s La storia di Radio Alice nel ricordo di Valerio Minnella
https://www.youtube.com/watch?v=Z3hcEnRNlAQ Bologna 1977: comunicazione e movimento
Enrico Monacelli, BASSA FEDELTÀ. MUSICA LO-FI E FUGA DAL CAPITALISMO

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