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NUOVI MEDIA, STESSA LOGICA

  • Immagine del redattore: tentativo2ls
    tentativo2ls
  • 22 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

A cosa servono i mezzi di comunicazione alternativi se le dinamiche sono sempre le stesse?


“Io ho fatto una mia analisi, ma non è stata molto presa in considerazione dalla Presidente”. Quando dopo mezz’ora di Giorgia Meloni scatenata sui punti del referendum costituzionale Marra getta la spugna con un vago accenno polemico è troppo poco e troppo tardi. La resa arriva senza aver sferrato un colpo.


Un’occasione mancata, visto che in altre puntate Pulp Podcast aveva dimostrato di essere un palcoscenico piuttosto interessante per dare un taglio alternativo alla politica. Con Renzi ci si poteva dare dello stronzo a cuor leggero, con Tajani Marra riusciva a incalzare con il fact-checking sul caso Almasri, forse più efficace proprio perché da host che non sono professionisti dell’informazione. E invece a questo giro, l’autoannunciato momento più alto del podcast, la formula del celebrity journalism fallisce.


Non che nell’episodio siano state dette falsità. Non tecnicamente, perlomeno. Del resto gli autori si sono premurati di diffondere la collaborazione con Pagella Politica in cui sono messe al vaglio tutte le affermazioni della Premier.


Ciò che viene contestato, e che Mr. Marra ha difeso intervistato da Fanpage, è la mancanza di contraddittorio alla narrazione unidirezionale sul referendum, figlia a suo dire delle tempistiche ristrette e del fatto che la puntata prevedeva originariamente un dibattito con i leader dell’opposizione (in maniera simile all’1vs1 organizzato con Calenda e Fratoianni) ma che Schlein e Conte non avrebbero raccolto. Qualunque sia il motivo, Tommaso Longobardi può stappare quello buono. Le views non sono mai automaticamente voti, ma l’ospitata è un salvataggio in corner alla fine di una disastrosa campagna per il Sì, come la stessa Meloni ha lasciato trasparire.

Da spettatori e consumatori di informazione politica, possiamo chiedere perché? Perché tutto così anomalo?


Rispetto al passato, per tutto l’episodio Fedez è quasi inesistente e Marra incredibilmente ingessato. “Per quel distacco necessario che un’intervista del genere richiede”, è stato detto, e forse è questa idea che inceppa il meccanismo. Se la logica di referenza all’istituzione ti spinge ad adattarti ai toni di una conferenza stampa, allora il tuo medium alternativo di alternativo non ha più nulla.


Per richiamare una celebre definizione del sociologo Matt Carlson, il giornalismo politico può essere concepito come una danza, un do ut des in cui entrambe le parti sono pronte a stigmatizzarsi ma al tempo stesso sono consapevoli di dipendere l’una dall’altra. La politica vuole portare avanti le proprie narrazioni ma ha bisogno di visibilità verso fronti ed elettorati sempre nuovi. L’informazione dovrebbe tenere un ruolo antagonista ma esagerare significa perdere accesso alle fonti. Si moderano i toni perché serve. I mezzi di comunicazione alternativi avrebbero la possibilità di uscire da questa logica, e invece accade l’opposto.


Se la priorità è non bruciarsi la Presidente del Consiglio come ospite mettendola in difficoltà con un botta e risposta (cosa che, ripetiamo, Pulp ha già dimostrato di poter fare), anche il nuovo format rientra nel solito do ut des dell’informazione politica. Forse si aspettano di riceverla nuovamente in futuro. Forse vogliono maturare credibilità per essere precursori di un nuovo modello di infotainment. Ma quello che dovrebbe essere il vantaggio del podcast politico – argomenti alternativi e libertà dalle scalette serratissime dei talk show – è stato ribaltato in una piazza comunicativa in cui fare propaganda in assoluta impunità. Come marchetta politica in un redazionale del Corriere non sarebbe nemmeno strano. Ma sugli schermi di una cosiddetta nuova frontiera dell’informazione, competitor ai media nazionali, diventa chiaro a tutti che di nuovo non c’è niente.


Come concludeva il Fedez di un’altra fase politica, partecipante nel 2015 alla Notte dell’Onestà a fianco della Guzzanti e Imposimato, “i peggiori nemici dell’Italia sono gli Italiani”. Viene da chiedersi se i nemici dell’informazione libera non siano gli stessi proclamati liberatori.


 
 
 

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