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Monsters: The Ed Gein Story – se la realtà fa più paura dell’horror

  • Immagine del redattore: tentativo2ls
    tentativo2ls
  • 2 nov 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Ryan Murphy è tornato in perfetto orario per la spooky season con un nuovo capitolo della sua antologia Monsters. La terza stagione, dedicata a Ed Gein, ha debuttato il 3 ottobre 2025 e ha subito conquistato il titolo di stagione più inquietante e controversa.


La serie ripercorre la vera storia di Edward Theodore Gein, il famigerato assassino del Wisconsin che, negli anni ’50, sconvolse l’America rurale con delitti e profanazioni talmente orrendi da ridefinire il concetto stesso di “delitto”.

Ed Gein nascee nel 1906 a La Crosse, nel Wisconsin, in una famiglia segnata dalla violenza e dal fanatismo religioso. Il padre, violento alcolizzato, fra un lavoro saltuario e l’altro, porta la famiglia a vivere in quella che diventerà la famosa fattoria di 155 acri nella città di Plainfield. La madre Augusta, fanatica religiosa luterana, cresce i figli nell’isolamento quasi totale, occupandosi della loro eduzione con punizioni corporali da brivido e una costante lettura di passi dell’Antico Testamento riguardanti la morte, l’omicidio e la punizione divina. Augusta condannava l’immoralità del mondo e cerca di trasmettere ai suoi figli l’odio per l’alcol e la convinzione che tutte le donne, tranne lei, siano prostitute e strumenti del demonio, facendosi promettere che i due rimarranno per sempre vergini - promessa ben presto infranta da Henry, il fratello di Ed, e che presumibilmente è correlata alla sua misteriosa morte.


Infatti, dopo la morte del padre, i fratelli Gein iniziano a svolgere lavoretti in città. Il maggiore contatto con il mondo esterno permette a Henry di sviluppare una visione più ampia di quella raccontata dalla madre, di rifiutare le idee materne e di cercare di creare divisione tra la donna ed Edward. Forse è questa la ragione per cui Henry muore il 16 maggio 1944 in circostanze misteriose: infatti, sebbene fosse evidente che avesse un trauma alla testa, il perito locale dichiarò che era morto di asfissia mentre tentava di spegnere un incendio nella fattoria. Edward, che aveva detto alla polizia di aver perso di vista il fratello mentre l’incendio divampava, indicò con precisione dove si trovava il corpo.


L’anno dopo, Augusta ha un ictus che la paralizza, sopravvive ma per poco: ne ha un altro, che la spegne definitivamente, portandosi con sé quello che molti psicologi criminali definirono «l’unico filo che preservava la sanità mentale» di Ed.


Rimasto solo, Ed continuò a vivere nella fattoria isolata, lasciando intatte le stanze usate dalla madre convinto che la donna non fosse realmente morta. Edward, infatti, aveva una ossessione morbosa per lei che lo aveva portato a pensieri a metà fra la perversione e la piena identificazione con lei.

Accanto al rapporto ossessivo per la madre, c’erano le letture di riviste pulp e storie d’avventura riguardanti cannibali o atrocità naziste, conficcate nella sua testa come vetri aguzzi. A riapparire costantemente nella sua mente erano soprattutto alcune foto scioccanti delle “opere” di Ilse Koch, moglie di un comandante del campo di concentramento di Buchenwald realmente esistita, nota per usare la pelle dei prigionieri ebrei tatuati per realizzare paralumi e altri oggetti di arredamento.


Nel 1957, la polizia scopre nella fattoria di Plainfield un orrore inimmaginabile: mobili, maschere e abiti confezionati con pelle umana, teschi trasformati in ciotole, organi conservati come trofei.


Gein fu giudicato colpevole di squartamento, necrofilia, furto e vilipendio di cadaveri, dopo aver ammesso di aver riesumato dei cadaveri. Inoltre, fu associato, per sua stessa ammissione, a due dei sei casi di persone scomparse avvenuti tra il 1947 e il 1957 a La Crosse e Plainfield.


Il caso sconvolse l’America dell’epoca, abituata a un’idea di provincia “pura”, e ispirò in seguito alcuni dei più famosi film horror: Psycho del 1960, Non aprite quella porta del 1974 e Il silenzio degli innocenti del 1991.


La serie ripercorre la nascita del male americano dalle sue radici, dal suo mostro archetipo: l’uomo rurale, deformato da un contesto violento e religiosamente soffocante. Ma il racconto del macellaio di Plainfield è intrecciato con due ulteriori fili narrativi: la produzione di Alfred Hitchcock del film Psycho e quella di Tobe Hooper di Non aprite quella porta. La riflessione di Murphy si percepisce non tanto nella storia dell’orrore di Ed, ma proprio nella decisione dei registi di raccontarla.

Psycho per primo ha ridefinito le categorie di quanto può essere reso visibile agli occhi delle brave persone. Hitchcock descrive ciò che siamo e non come vorremmo essere, a dispetto di quella società perbenista che vuole convincerci che non esistono impulsi vili, che invece sono parte della natura umana che e se ignorati deformano la nostra mente.


Per Murphy, Ed Gein non era altro che un malato, infettato da un’America del dopoguerra, che si considerava una nazione innocente e intonsa, cosparsa di paure morali, ipocrisia religiosa, culto della famiglia e repressione sessuale.

Memorabile nella serie è il monologo di Tobe Hooper, a cui è attribuito l’importantissimo ruolo di spiegare perché la nuova stagione di Monsters sia così spaventosa non per la storia del suo protagonista ma per quanto orribilmente sia attuale. All’epoca della produzione di Non aprite quella porta, l’America sta decidendo di ritirarsi dal Vietnam. Gli americani si lamentano di come si tratti di una sconfitta. Hooper è esasperato, dalle persone, dal Natale, dagli acquisti consumistici, dalle luci; il mondo sta bruciando, ma il grande fratello ci mente e non vuole che la gente si svegli. La guerra distrugge villaggi, brucia bambini e la tv trasmette ogni cosa con un costante rumore di sottofondo. La gente guarda e non prova più emozioni nei confronti della violenza, della depravazione, sono come scollegati, dice Hooper.


Quanto è strano come ci siano cose che possano essere rappresentate e cose che no, mentre abbiamo permesso che nel mondo si potesse fare un po’ di tutto. E non sembra avere molto senso a questo punto della storia continuare a nasconderci dietro la morale e la dignità. Non basterà lavarci con dell’acqua santa una volta in più per eliminare la colpa delle brutture del mondo. Quando accetteremo internamente il nostro ruolo di mostri storici?

 
 
 

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