top of page

“Lisetta”. La partigiana della foto simbolo del 25 aprile

  • Immagine del redattore: tentativo2ls
    tentativo2ls
  • 16 mag 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Quella dei partigiani in Piazza San Marco è probabilmente una delle fotografie più celebri della Resistenza. Un vero simbolo del 25 aprile, massicciamente riproposta in libri, manifesti e postata a ripetizione sui social nei giorni dell'anniversario della Liberazione.


Il motivo è semplice, si tratta di una fotografia praticamente perfetta. Uno scatto che riesce a racchiudere dentro di sé l'intera epopea partigiana di una nazione, raccontandocene tutte le sfaccettature (la guerra delle donne, la sua dimensione popolare e politica, la gioia della libertà).


Eppure, se la si analizza a fondo, questa foto può raccontarci ancora di più non solo sul contesto storico dalla quale proviene, ma anche della potenza che nel Novecento le immagini hanno avuto nella creazione di miti e nella costruzione di memorie e identità.


Partiamo dall'inizio: la foto simbolo del 25 aprile, non è stata scattata il 25 aprile.

Siamo alla fine di aprile del 1945. Buona parte dell’Italia è libera, ma in Triveneto ancora si combatte. Contrariamente alle città italiane del Nord-ovest, in Veneto l'insurrezione generale, proclamata dal Clnai (Comitato di liberazione nazionale Alta Italia) il 24 aprile, troverà il proprio esito vittorioso solo cinque giorni dopo. Il motivo è semplice: il Veneto rappresenta l'ultimo bastione per le truppe d'occupazione tedesca e il loro piano di ripiegamento richiede una ritirata lenta e progressiva verso l'Austria, combattendo una dura battaglia di retroguardia contro i partigiani. Assieme alle brigate nere della Rsi, ormai disperate per la sconfitta imminente, negli ultimi cinque giorni di occupazione i nazifascisti si abbandonano a inutili massacri in tutta la regione. Sono di questi giorni gli eccidi compiuti dalle truppe tedesche a Santa Giustina in Colle (ventiquattro morti), Pedescala (ottantadue morti), tra Castello di Godego, San Giorgio in Bosco, San Martino di Lupari e Villa del Conte (centotrentacinque morti) e decine di altre stragi minori, oltre a torture e sevizie per i partigiani catturati.


Il 28 aprile 1945, poco dopo mezzogiorno, il comando tedesco firma a Padova, “capitale politica” della Resistenza veneta, la resa al Cln regionale. Tra il 28 e il 29 aprile le brigate partigiane locali liberano Treviso, Belluno, Vicenza e la stessa Venezia, aprendo la strada alle colonne alleate, che poi continueranno nella loro corsa verso Trieste. La guerra è finalmente finita.


Il 5 maggio, come era successo pochi giorni prima a Milano, le brigate partigiane del Veneto confluiscono a Venezia per una grande parata celebrativa.

Tra questi c'è Elisa (Lisetta) Campion (1925-1997), originaria di Breda di Piave e che sin dall'8 settembre 1943 si era unita alla Resistenza trevigiana.


Mentre Lisetta sfila con il pugno chiuso in Piazza San Marco, di fronte ai comandi alleati, un fotografo anonimo scatta la foto che diventerà il simbolo della Liberazione. A lungo di questa foto si è saputo pochissimo, e non era raro vederla localizzata a Milano, nonostante sia ben visibile la nota basilica di Venezia sullo sfondo. Sono state le ricerche della storica locale Maria Teresa Sega a far luce su chi fosse la partigiana immortalata.


Dapprima impegnata nel nascondere i soldati italiani destinati alla deportazione, Lisetta diventa poi una staffetta partigiana e assume via via ruoli sempre più operativi, combattendo nella zona del Piave e nella Bassa Trevigiana. Si unisce poi alla Divisione Nannetti (che opera nel territorio di Vittorio Veneto), dove conosce Erminio Ferretto, martire della Resistenza veneziana. Dopo il rastrellamento del Monte Grappa del 1944, che causa centinaia di morti, tra cui la strage di Bassano, dove trentuno partigiani vengono impiccati nel centro storico della cittadina, Lisetta torna in pianura, a cavallo tra trevigiano e veneziano.

Finisce nel mirino di "Lince", Giorgio Brevinelli, un ex partigiano che, passato con l'Rsi, semina il terrore a Treviso con la sua squadra antipartigiani.


Il 19 febbraio 1945 la brigata nera di "Lince" rastrella Pero, frazione di Breda di Piave, alla ricerca di Lisetta. Assalta la casa dei Campion, si dà al saccheggio e picchia a sangue la madre, che rimarrà in ospedale per due mesi. Come ricorderà Lisetta nel processo a Brevinelli dopo la guerra: «giurava che se mi trovava mi impiccava con le gambe in aria davanti alla chiesa parrocchiale di Pero».

Il 14 aprile Lisetta viene arrestata e "Lince" offre centomila lire per farsi consegnare la prigioniera.


Negli ultimi giorni di guerra subisce torture e sevizie di ogni tipo, fino alla Liberazione, quando parteciperà all'insurrezione di Venezia.

Dopo la guerra testimonierà al processo contro "Lince", schiaffeggiando pubblicamente l'imputato durante una delle sedute. Nel 1948 viene decorata con la medaglia d’argento al valor militare, ma sarà infine costretta a emigrare a Milano. Non c'era più posto nel Veneto del dopoguerra per i partigiani, soprattutto se comunisti.


La foto dei partigiani in Piazza San Marco diventa per certi aspetti un mito. La foto simbolo della Liberazione, della nuova Italia, del ruolo delle donne nella Resistenza, se analizzata, ci racconta in realtà di una nazione che non cambia fino in fondo, di un’ingiustizia, di un riconoscimento mai del tutto completo dell’eroismo delle partigiane.


Ma forse in realtà sarebbe più corretto dire che quella foto cattura realmente un momento. Ferma per sempre in un singolo scatto quell’istante della storia italiana in cui tutto sembrava possibile.

 
 
 

Post recenti

Mostra tutti
Fenomenologia politica di George R. R. Martin

Valar morghulis : tutti gli uomini devono morire. Nell’opera di George R.R. Martin A Knight of the Seven Kingdoms , riadattata per il piccolo schermo da Ira Parker e appena conclusa su HBO, prende for

 
 
 

Commenti


bottom of page