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Le Forza della Clandestine Insurgent Rebel Clown Army

  • Immagine del redattore: tentativo2ls
    tentativo2ls
  • 3 nov 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Tra le file delle manifestazioni di Roma e Torino a volte puoi incontrare dei personaggi particolari. Hanno vestiti mimetici e cappelli da militari, marciano e si muovono come soldati, ma non sono gendarmi. Sul loro viso spicca un naso rosso e le loro armi sono le risate. Usano l’assurdo come strumento politico. È la Clown Army che marcia insieme a noi.


Quello che a un primo sguardo può sembrare solo un bighellonata per sbeffeggiare le forze dell’ordine racconta molto di più.


Questa pratica di protesta nasce nel Regno Unito nei primi anni del Duemila nel contesto delle mobilitazioni contro le politiche neoliberali e dell’economia bellica, per opera del C.I.R.C.A. (Clandestine Insurgent Rebel Clown Army). Il gruppo formatosi spontaneamente, unisce la militanza politica e la pratica artistica. L’idea alla base consiste nell’unire esercizi  di disobbedienza civile non violenta con l’arte del clown.


La prima cosa da fare è decostruire la narrazione simbolica del linguaggio militare che alimenta la paura e si forma nell’autorità visiva. Il clown ridicolizzando quei codici li indebolisce e li espone, rivelando l’assurdità dei ruoli sociali e del controllo.


Il gruppo CIRCA in particolare, si è formato nel 2003, nella cornice delle proteste contro la guerra in Iraq e poco dopo in quelle scozzesi in occasione del G8 del 2005. Il motore delle proteste non è stato solamente quello di opporsi ad alcune specifiche posizioni politiche, ma si colloca in maniera più ampia nei movimenti antimilitaristi.


La Clown Army propone una nuova grammatica del dissenso: si presenta vestita da soldato, con uniformi modificate, porta insieme simboli di guerra e simboli di gioco in un contrasto visivo che è parte integrante della strategia di dissenso. Non è una simulazione, ma una derisione dall’interno, ridicolizzando la figura autoritaria, la stessa viene privata del suo senso.


L’organizzazione è orizzontale, non c’è un capo e ogni gruppo locale è autonomo. La struttura a rete permette una riproduzione spontanea, che ha attraversato i confini dando vita a realtà affini in Germania, Francia, Spagna, Italia e America Latina. Nel caso specifico italiano alcune realtà teatrali e di collettivi artistici attivi nella lotta politica hanno adottato pratiche ispirate al CIRCA. Ogni collettivo ha reinterpretato l’esercizio secondo le proprie necessità politiche, ciò che le unisce non è un manifesto unitario ma un metodo: usare il corpo e il gioco per disarticolare la logica della forza.


Durante le proteste i clown sono corpi di disturbo. La risata sostituisce lo scontro fisico e funziona anche come elemento di distensione in situazioni d’attrito. Durante i cortei si muovono in maniera imprevedibile, parodiano le forze dell’ordine trasformando la piazza in un teatro a cielo aperto. Ogni interazione si trasforma in performance e rende l’autorità goffa, le impedisce di mantenere il proprio linguaggio di potere.


Queste condotte hanno una dimensione estremamente partecipativa e coinvolgono lo spettatore nelle azioni. Il clown è una figura vulnerabile: è ridicolo ma è libero, sbaglia ma non ha paura di farlo e crea momenti di discontinuità nel tessuto del quotidiano. Si figura come il contrario del militare, quando il potere pretende controllo il clown porta disordine e emozioni. L’effetto ottenuto da una parte smaschera la rigidità dell’autorità, dall’altra permette alla collettività di reagire in modo creativo.


Il momento di massima visibilità della Clown Army fu in occasione del G8 di Gleneagles in Scozia nel 2005. Centinaia di clown armati di piume, pistole giocattolo e cianfrusaglie varie si inserirono tra i cordoni di polizia e i manifestanti. La presenza confuse gli agenti e spostò l’attenzione dei media. La parodia dell’esercito per criticare il linguaggio militarizzato della politica si riassunse nello slogan “Join the army, be a clown”, una provocazione diretta contro la retorica del militarismo patriottico.


Si può dire che la Clown Army agisce nel campo di un disordine organizzato, il suo migliore amico è il ritmo e quando questo si interrompe si genera comicità. La parodia del clown costringe il potere politico e militare ad esporsi al ridicolo e in questa prospettiva non è intrattenimento, ma uno strumento di rivelazione. Mostrare che l’autorità può essere messa in ridicolo la spoglia della sua serietà. La risata è un atto di liberazione simbolica.


In situazioni conflittuali, dove la violenza è uno dei linguaggi più diffusi, la Clown Army funziona come strumento di de-escalation e in una misura protegge gli altri manifestanti. Il vero valore risiede infatti nella capacità di mutare le dinamiche di confronto, spostando il fulcro dal messaggio al comportamento, portando il corpo in prima linea nella lotta e nella resistenza. In un mondo dove la politica e il favore si costruiscono attraverso le immagini, il clown combatte su un piano simbolico, quello su cui oggi si tara gran parte del consenso. L’eredità che il CIRCA ci lascia è soprattutto la consapevolezza che la resistenza può essere creativa senza essere innocua. Dove paura e sicurezza raccontano la nostra realtà la risata del clown è un’arma preziosa.  È un nuovo modo per occupare lo spazio pubblico e si differenzia da movimenti di protesta di tipo più codificato. Lo possono fare tutti, non servono permessi o formazione. Lo starter pack è un naso rosso, la risata facile e una buona dose di dissenso.

 
 
 

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