La necessità di autodefinirsi: dall'oroscopo ai test per la personalità
- tentativo2ls
- 17 set 2025
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L'astrologia è una pseudoscienza, antica e affascinante, ma con alle spalle diverse smentite che confermano l’assenza di un nesso tra i tratti della personalità umana e la posizione dei pianeti del Sistema Solare al momento della nascita.
Nonostante ciò il 40% degli italiani afferma di credere che gli astri abbiano un’influenza sul carattere, e il 30% di credere nell’astrologia. Dimostrazione che l’oroscopo ha ancora un fascino onirico, a tratti spirituale che trova ancora spazio in una società che ha perso molte delle sue tradizioni.
L’astrologia contemporanea, quella che spopola sui social network, ha però cambiato in parte natura: l’oroscopo non punta più a prevedere il futuro, quanto a descrivere ciò che è già realtà. focalizzandosi sulla personalità dei dodici segni zodiacali. Come si comportano, quali sono le caratteristiche di ognuno, come vivono il proprio rapporto con gli altri e con sé stessi, quali sono pregi e difetti.
Questa tendenza alla descrizione caratteriale non riguarda solo l’oroscopo, è parte di un fenomeno più vasto, sintomo di una necessità di stampo psicologico, basata su quello che in psicologia è noto come effetto Forer, o effetto di convalida soggettiva: le persone tendono a riconoscersi in descrizioni vaghe e volutamente generiche, partendo dal presupposto che quelle descrizioni siano state scritte, e pensate, appositamente per loro.
Più l’analisi risulta personalizzata non tanto nei contenuti ma nell’individuare la persona in base a dati anagrafici di vario genere (come nel caso delle carte astrali) e più risulta veritiera: chi la legge si sente unico, considerato, analizzato, e infine addirittura compreso.
Tutti i tipi di previsioni, come quelle dell’astrologia “classica”, si basano su una convalida soggettiva, basata su un bias di conferma che suggerisce di interpretare le previsioni generiche a posteriori, ricercando nel proprio vissuto qualcosa che vi corrisponda. Sono questi i meccanismi che rendono l’oroscopo soddisfacente, anche per chi non crede direttamente nelle influenze astrali, generando sicurezza sul proprio Io e fornendo una chiave di lettura non tanto per il futuro ma per il rapporto con le altre persone.
Assieme all’antichissima tradizione dell’astrologia ci sono altri rituali che permettono una convalida soggettiva, di stampo più o meno scientifico, e di nascita più o meno recente. Il test delle 16 personalità o la lettura della carta astrale, basate tutte su vari meccanismi di caratterizzazione della personalità, formulate in modo da rendere ipoteticamente possibile una fine descrizione di ogni individuo che però, allo stesso tempo, viene incasellato in una categoria molto generalizzante.
La popolarità di tutte queste tendenze è voce di un desiderio, a cui esse rispondono: la contentezza e l’appagamento, fino a diventare una necessità aprioristica, di sentirsi visti, capiti dall’altro. Se l’astrologia funziona, significa che posso scoprire chi sono, posso conoscere i lati del mio carattere, so come reagisco di fronte alle difficoltà e alle diverse situazioni nella vita. Qualcuno mi ha capito, e di conseguenza mi sono capit* anche io.
Il bisogno umano di definirsi, per comprendersi, è lecito, e anzi diventa necessario per interagire al meglio con gli altri. Non è possibile però affidare questa ricerca di definizione interiore e relazionale al proprio segno zodiacale, al proprio test della personalità o ai rapporti parasociali. Perché il compito, anzi, il dovere morale di definirci è qualcosa che appartiene solo a sé stessi.
Non abbiamo bisogno di essere definiti dall’esterno, quanto più di lavorare sulla comprensione della nostra persona, dei nostri modi di fare, delle nostre caratteristiche. Senza restare generici, senza supporre che la nostra descrizione possa andare bene ad altre persone nate sotto il nostro stesso segno. Dev’essere adatta solo a noi stessi, perché nostra.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale suggerisce un esercizio utile a riguardo. Quando un paziente è all’inizio del proprio percorso, spesso alcuni problemi relazionali o personali, come ansia o depressione, si ricollegano a una mancata consapevolezza di sé. Qui subentra lo psicologo, che suggerisce al paziente di costruire la propria immagine, con le proprie caratteristiche, redigendo una lista di trenta aggettivi che possano descriverlo. Per quasi tutti i pazienti, trenta aggettivi sono tanti, ma iniziando a pensarci si aprono domande e discussioni importanti, che rendono l’esercizio estremamente complesso e tortuoso. Alla fine, però, si arriva a una lista che autodefinisce il paziente, scritta su carta ma soprattutto pensata e pesata, e per questo molto più vera e sentita di qualsiasi descrizione esterna.
Questo esercizio è molto potente, anche per le conseguenze che se ne possono trarre. Dopo l’autodeterminazione, non c’è spazio per il dubbio, per il giudizio altrui, per l’incomprensione di sé. È un primo passo per descriversi agli altri, senza permettere loro di affibbiarci giudizi, aggettivi, comportamenti. O perlomeno ci permette di essere critici nei confronti dell’opinione altrui, pesando i pareri, senza che questi ci restino incollati addosso, come etichette su un foglio bianco.
Piuttosto che compiere questo percorso personale, che può essere fatto anche senza aggettivi ma solo analizzandosi e riflettendo, spesso siamo attratti da spiegazioni esterne.
Perché appagano il nostro bisogno di essere considerati e capiti, visti e definiti, da altri e non da noi stessi, per non fare fatica. Ci mettono al centro dell’attenzione, e questo appaga, ma in modo effimero e irreale, è una scintilla che non può sostituire un lavoro interiore molto più efficace, anche se faticoso. Sentiamo il bisogno di essere visti, ma siamo noi che per primi non ci riconosciamo, non sappiamo descriverci a noi stessi e agli altri, siamo noi per primi che non ci mettiamo in discussione. Questo perché autodefinirsi è difficile, è impegnativo, significa mettere a nudo ogni propria parte, riconoscendo che esistono non solo i pregi, ma anche i difetti, quelli che speriamo che gli altri non notino, quelli che vorremmo non esistessero. Quanto coraggio richiede scrivere quei difetti su carta? Tanto, ma è necessario rispondere a quel bisogno umano di definirsi e sentirsi compresi, senza aspettare la validazione o la considerazione esterna, ma ricercandola dentro di noi.
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