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L’incomunicabilità politica della sinistra europea: l’ascesa dei bramini e la scomparsa del materialismo storico

  • Immagine del redattore: tentativo2ls
    tentativo2ls
  • 22 giu
  • Tempo di lettura: 8 min

Il 23 marzo di quest’anno, si sono tenute le elezioni del nuovo sindaco di Parigi. A vincere è stato Emmanuel Grégoire, politico dei socialisti, già consigliere comunale dal 2014, e vicesindaco al fianco della sindaca uscente, Anne Hidalgo, durante il suo secondo mandato dal 2018 a quest’anno. Non c’è nulla di cui sorprendersi da questa vittoria, quasi scontata, dati i 25 anni di continuo successo dei socialisti nel capoluogo francese, e non sorprende neppure la distribuzione dei voti nei vari arrondissement. Quest’ultima caratteristica però, può risultarci utile per analizzare la domanda elettorale della popolazione parigina e l’offerta che ha proposto il PS.


Il riformismo impaurito


Partiamo da una distinzione urbanistica fondamentale, Parigi è sempre stata divisa storicamente da una diagonale sociale: l’Ovest ricco e borghese e l’Est operaio e popolare, questo di fatto ha comportato nel tempo un’affluenza dei voti della destra nella parte occidentale, e dall’altra parte quelli della sinistra. Dati questi presupposti, riguardando la mappa, sembra non esser cambiato nulla: la sinistra vince ad Est con delle massime del 65% nel 10° arrondissement, 65% nell’11° ed il 63% nel 20°; la destra dall’altra parte arriva addirittura all’80% nel 16° e al 75% nel 7°, ma perde al centro.


Dove vince Grégoire, colui che prosegue il programma socialista di transizione ecologica, inclusione sociale, pedonalizzazione e maggiori piste ciclabili, vivono i professionisti della cultura: i creativi, i giornalisti, e tutto quel popolo “Bobo” dal reddito medio-alto e con un’istruzione altissima, che cerca di vivere una vita tranquilla nell’Est depurato della sua componente popolare. Vince quindi la gentrificazione, il progressismo delicato, quello che offre programmi riformisti moderni ma intercettati dai pochi che hanno il privilegio ed il capitale culturale per comprenderli. E quella fetta di popolazione più povera?


Nelle enclave del 19° e 20° arrondissement, dove la densità di case popolari è più alta e il reddito è più basso, la lista socialista ha faticato molto di più. Lì, al primo turno, ha retto l'astensionismo di massa o il voto per La France Insoumise (Sophia Chikirou). Quando la sinistra moderata vince in queste zone, lo fa quasi esclusivamente intercettando la "nuova" popolazione scolarizzata che si trasferisce lì perché non può più permettersi il centro.


E questo il buon Grégoire lo sa, perché al ballottaggio, ha scelto attivamente di non allearsi con LFI, il partito più a sinistra al momento nel panorama politico francese. Quindi ciò che rimane a livello elettorale alle classi popolari è l’astensionismo, il populismo nazionalista o l’abbandono ad un voto “utile” ed anacronistico nei confronti dei socialisti. La sinistra Brahmin finisce quindi per egemonizzare i risultati elettorali e allungare anche l’ultimo piede nella fossa della superficialità ideologica.


La Sinistra Brahmin e la sua ascesa


Facciamo un passo indietro: la divisione in destra mercantile e sinistra Brahmin è tratta dall’opera dell’economista francese Thomas Piketty “Capitale e Ideologia” del 2019. Con questi due concetti socio-economici ci viene descritta l’evoluzione culturale del legame tra i valori di sinistra e agli attori a cui si riferisce. Fino agli anni ‘70/80, negli arrondissement che hanno sempre votato a sinistra, ci vivevano le classi più a disagio della stratificazione sociale parigina: soprattutto i lavoratori delle fabbriche e gli immigrati di prima generazione.


Ora probabilmente molte seconde generazioni di migranti trovano rifugio nell’astensionismo. Mentre i precari, operai e dipendenti vengono sedotti dai programmi dell’estrema destra razzista, populista e xenofoba. Ma entrambi gli attori politici sono stati spazzati via dalla domanda elettorale dei Bramini: non cambia il voto, ma la legge di domanda e offerta politica si. Con sinistra Brahmin si intende la nuova classe politica e dirigenziale che si è andata ad affermare con la democratizzazione liberale dei partiti avvenuta con l’emergere del neoliberismo. Usando la metafora della casta dei Bramini, che rappresentano l’apice della gerarchia sociale indiana, Piketty evidenzia la formazione di una superiorità morale nella sinistra istituzionale, dovuta all’elevato capitale culturale posseduto dai propri elettori, e al posizionamento politico sull’asse del linguaggio corretto, e non più dell’equità collettiva adibita ad un nuovo ordine.


Viene presa quindi la metà del progetto umano tipico degli assunti filosofici della sinistra, ovvero l’attenzione alla rivoluzione culturale attraverso la lotta contro-egemonica, e gliene si fa una versione light, e per aggiunta la si ricollega alla totalità del programma politico. Si hanno due conseguenze: in primis, si crea una colpevolizzazione dei subalterni, che non padroneggiando i nuovi codici culturali, subiscono un etichettamento (“razzisti”, “xenofobi”, “misogini”), che comporta una profezia che si autoadempie: l’individuo colpevolizzato, dopo decenni di politiche Brahmin, alla fine accetta lo stigma e si identifica in esso, questo si tramuta in voto politico verso l’estrema destra che incarna fedelmente quei valori. Secondo, si elimina tutta quell’altra metà che ha rappresentato l’assioma del marxismo parlamentare: il materialismo storico.


L’omologazione Occidentale


L’esempio di Parigi è solo uno strumento narrativo, perché è tutta la sinistra europea che si trova di fronte ad una mutazione genetica della propria ideologia, che a livello filosofico ad oggi risulta assente, tramutatasi in prassi politiche riciclate, cerchiobottiste ed insoddisfacenti. La componente ideologica è quell’elemento che fa in modo di dare un’identità filosofico-politca al partito e su cui organizza il proprio programma politico. 


L’ideologia è una chiave di lettura alla soluzione dei problemi a cui deve far fronte una società, e permette di stabilire un posizionamento politico netto del partito in confronto ad altri. Nel 2022 Piketty ha riunito a sé Amory Gethin e Clara Martínez-Toledano, altri due economisti, per dimostrare statisticamente la legge strutturale delle Brahmin a livello Occidentale. In “Brahmin Left vs Merchant Right: Changing Political Cleavages in 21 Western Democracies, 1948–2020”, i tre hanno descritto un loro studio su 21 democrazie occidentali nel corso di 70 anni, per mettere alla prova le teorie di Thomas Piketty. Sono tre i punti su cui bisogna fermarsi:


  1. Transatlanticità del fenomeno: È stata trovata un’omogeneità perfetta tra le 21 democrazie riguardo alla traiettoria di come il voto di classe classico si è evoluto nel tempo studiato. Dagli anni ’50 ai ’70 esisteva una correlazione perfetta tra basso livello di istruzione/basso reddito e voto a sinistra, i laburisti e comunisti erano i partiti delle classi meno abbienti. Dagli anni ‘2000 in poi, In tutti i 21 paesi, l'elettorato con i più alti titoli di studio (lauree, master, dottorati) è migrato in massa verso i partiti di sinistra. Gli studiosi hanno concluso che con questo fenomeno si ha la dimostrazione di come la globalizzazione e la scolarizzazione di massa abbiano spinto gli individui con alto capitale culturale a votare i partiti di sinistra, perché essi nel frattempo hanno acquisito quella caratteristica liberale adatta alla nuova classe, troppo lontana sia dal conservatorismo che dal socialismo, che si stava formando.


  2. Scomposizione del capitale: Partendo dal concetto di classe, gli studiosi ci dicono che oggi, assieme al capitale economico, si è aggiunto, nell’allocamento di un soggetto all’interno di una classe, anche il capitale culturale. Di conseguenza, la classe Brahmin, traendo vantaggio dal sistema grazie alla “meritocrazia dell’accademia e del mercato, sceglie di non attaccarlo, perché significherebbe bruciare il terreno in cui prospera.


  3. Sistema a “tre blocchi”: Dove vota allora la classe popolare? Studiando i voti nel tempo, è stata confermata l’idea che le classi più povere, sentendosi abbandonate dalle politiche progressiste, si siano spostate in partiti di estrema destra. Per questa ragione, oltre al blocco della sinistra Brahmin e della destra mercantile, si è aggiunto quello nazionalista, caratterizzato dalla presenza di idee populiste e xenofobe, e da un basso livello culturale e di provenienza periferica da parte degli elettori.



La scomparsa del materialismo storico e l’emergere dell’idealismo ingenuo


Spostando l’attenzione sull’aspetto storico di questa evoluzione ideologica e del pensiero filosofico di sinistra; da un dopoguerra caratterizzato da turbolenze, rivoluzioni culturali e sociali, si è arrivati in una contemporaneità in cui la politica non sono idee, ma sintesi di una prassi. Essa non è che una procedura abituale, l’attitudine a svolgere un tipo di azione seguendo una consuetudine, uno strumento prestabilito e standardizzato. L’imposizione della prassi ha seguito storicamente l’instaurazione del neoliberismo a livello economico.  Margaret Thatcher, il 3 maggio 1979, viene eletta Primo Ministro in Inghilterra, come stabilito dal programma politico della linea conservatrice, prende la filosofia monetarista e quella neoliberale di Milton Friedman, e le applica nel Regno Unito per combattere la stagflazione keynesiana: massicce privatizzazioni e deregolamentazioni, e scontri accesi con i sindacati.


2 anni dopo, il socialista Mitterand diventa presidente della repubblica francese e nel 1983 attua la “svolta del rigore”, applicando misure di austerità e influenzando ancora di più la realtà macroeconomica, che si andava così ad affermare in tutta Europa con il timone tenuto dagli ‘US di Reagan. Inizia così la fase di affermazione economia del neoliberismo; ma la normalizzazione culturale arriva negli anni ’90 con la “terza via”, soprattutto in Inghilterra ed Europa Occidentale, in Italia più con il Berlusconismo ed il post-comunismo. Oltre a questo, l’era post-ideologica si instaura anche con l’aiuto dell’Unione Europea con: l’Atto Unico Europeo del 1986 della libera circolazione di merci, persone e capitali (deregolamentazione); il Trattato di Maastricht del 1992 sulla lotta all’inflazione e l’istituzione dei vincoli di bilancio; e il Patto di stabilità e di crescita del 1997 che impone le misure di austerità. Il muro di Berlino cade, e cadono con lui le speranze, ormai annebbiate dall’utopia leninista, alla violenza stalinista e dalla burocratizzazione, e come ultimo pezzo del domino crolla anche quel sistema di pensiero che aveva promesso una storia che poteva essere cambiata e trasformata. Nelle menti politiche sembra essersi inoculata l’idea hegeliana, mal interpretata secondo molti, del “tutto ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale”, ovvero, tutto ciò che sta accadendo nella realtà è tale perché sta già succedendo, e questo non si può fermare. Interviene allora il giustificazionismo, il controllo ossessivo dello status quo e dello sguardo al passato del gufo di Minerva.


Il pensiero non trasforma ma analizza, e basa la propria azione politica a ciò che qualcun altro ha già fatto, la prassi non è più attività trasformativa, ma strumento di mantenimento di un potere costituito. Non entrando nel merito dell’interpretazione dell’universo hegeliano, è chiaro che l’azione politica moderna, limitandosi all’analisi del presente, abbia subito uno scivolamento nell’asse politico. Se prima di questo cambiamento economico-culturale la distinzione tra la destra e la sinistra era in mano alla differente visione ideologica di come organizzare la società e la quotidianità, oggi, raggiunto un accordo su questo punto, il conflitto avviene sul piano del linguaggio e dei diritti civili, umani e sociali.


Espulsa la componente strutturale, il dibattito è incentrato solo sui temi della sovrastruttura. La sinistra Brahmin precipita in un idealismo ingenuo e regala alle lenti tradizionaliste e fittizie del populismo nazionalista, le sorti di una società continuamente in sviluppo e cambiamento.  Caratteristica determinante di questa ingenuità è la scissione tra la rivoluzione sociale e culturale da quella politica. Marx ha rovesciato completamente e contestato la pretesa hegeliana che fossero le idee, la morale o le categorie dello Spirito a determinare la realtà materiale degli uomini. Perché l’individuo, a livello ontologico, rischia di passivizzarsi attraverso la disciplina della standardizzazione e dell’abitudine.


Purtroppo, il lavoratore che subisce la deregolamentazione del mercato immobiliare non può sentirsi rappresentato da categorie di pensiero che non riesce a decodificare perché non rappresentano la sua realtà. E in questo caso l’ennesimo errore dei Bramini europei è stato quella di condurre una lotta egemonica rimuovendola delle sue caratteristiche materiali, si è impossessata dei salotti dell’arte, della musica, della televisione e delle università, senza preoccuparsi della realtà che contraddistingue la maggior parte della popolazione e che rappresenta la base umana su cui si fonda ciò di cui si millantano di appartenere.


Senza lotta contro un potere economico e pragmatico, il conflitto si trasforma in un processo alle intenzioni, e la storpiatura filosofica dei pensieri di Marx, Gramsci ed Hegel è solo la manifestazione di uno snobismo acritico volto ad una superficiale e amorale difesa del proprio ruolo e quindi dello status quo. Questo non risponde a una scelta consapevole o a un complotto comunicativo, ma a un preciso riflesso della coscienza di classe Brahmin. Sostituire il conflitto salariale con il dibattito sui codici linguistici non è un espediente per 'tenere alta la nebbia', bensì l'ideologia spontanea con cui una classe detentrice del capitale culturale legittima la propria posizione di rendita, escludendo chi non possiede i medesimi strumenti di decodifica accademica.


Il punto, quindi, su cui la sinistra deve lavorare non è la comunicazione più adatta per coinvolgere le periferie nel dibattito politico, ma è quello di trovare le nuove variabili conflittuali che affliggono le classi più deboli, ed offrire loro studi, analisi e risposte adatte per poter cambiare la base materiale che ci unisce con qualunque altra classe.

 

 

 

Fonti:

-Thomas Piketty – Capitale e Ideologia (2019);

-Amory Gethin, Clara Martínez-Toledano e Thomas Piketty – Brahmin Left vs Merchant Right: Changing Political Cleavages in 21 Western Democracies, 1948–2020 (2022).

 
 
 

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