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L’ANALISI - I DATI SULL’OCCUPAZIONE, SPIEGATI MEGLIO

  • Immagine del redattore: tentativo2ls
    tentativo2ls
  • 29 giu
  • Tempo di lettura: 6 min

In queste settimane, fonti della destra di governo stanno insistentemente diffondendo dati ISTAT sull’aumento dell’occupazione nell’ultimo trimestre, portati come dimostrazione del successo della “Ricetta Meloni” per il lavoro e contrariamente alle previsioni pessimistiche delle opposizioni. Correlazione e causa, come sappiamo, non sono però la stessa cosa. Proviamo quindi a guardare le dichiarazioni nel dettaglio per stabilire cosa c’è di vero, cosa c’è di falso, e cosa c’è di fuffa.


A fine maggio 2026, citando i portavoce Francesco Filini e Andrea Volpi, Fratelli d’Italia riporta questo comunicato sul proprio sito ufficiale:


“I dati Istat certificano il successo delle politiche del governo Meloni e assestano un’altra dura tranvata alla sinistra antitaliana. Con un incremento di 123mila occupati su base mensile (+269mila su base annua), il tasso di occupazione vola al record storico del 63,1%. Parallelamente, la disoccupazione scende al 5,1% e quella giovanile al 16,9%, toccando i minimi dal 2004. Il confronto con i governicchi d’inciucio del passato è impietoso. (…) Fin dall’inizio della legislatura il sistema produttivo e il benessere dei lavoratori sono stati al centro dell’agenda di governo, il decreto “Salario giusto” che stiamo discutendo in aula alla Camera, è solo l’ultimo tassello, in ordine temporale, che ci ha permesso di rimettere in ordine un asset fondamentale per far ripartire l’Italia.”


Le cifre non sono sbagliate. Anche se non viene esplicitato nel comunicato, si fa riferimento ai dati provvisori di aprile 2026 pubblicati dall’ISTAT lo scorso 29 maggio, e le quote sono riportate in modo puntuale. Due settimane più tardi sarebbero usciti i dati definitivi sul primo trimestre 2026, che avrebbero restituito uno scenario un po’ meno roseo, ma sempre in chiara crescita. Anche i dati Eurostat, con qualche leggera differenza, confermano il trend. La domanda però è rispetto a cosa si registra questa crescita. L’incremento di 0,3 punti sul tasso di occupazione è positivo, ma rientra nell’aggiustamento rispetto alla flessione negativa che si è registrata tra fine 2024 e nel corso del 2025, da cui ci stiamo riprendendo riallineandoci al trend preesistente.  Sul confronto annuale o del singolo trimestre le cifre possono quindi essere confortanti, ma un po’ troppo comode se rimediano a una propria falla precedente. Peraltro ignorando altri indicatori chiave: nello stesso periodo, la quota di inattivi (individui in età da lavoro che non hanno applicato per una posizione nelle ultime quattro settimane) sta aumentando inesorabilmente (+0,2 punti T4 2025, +0,1 punti T1 2026).


(Occupati e tasso di disoccupazione, 2021-2026, valori assoluti in migliaia di unità e valori percentuali. Dati ISTAT.)

 

E se si allarga lo sguardo? La destra di governo vanta un livello di disoccupazione mai raggiunto dal 2007 – e anche questo è vero, almeno statisticamente. Il miglioramento fa parte della lunga coda di riassestamento dalla Grande Recessione, per cui solo dopo vent’anni stiamo ritornando al regime pre-crisi. Lo stesso preciso andamento si riscontra per gli altri indicatori sociali, come rischio povertà o deprivazione materiale, per i quali di anno in anno si va registrando un leggero miglioramento – con l’ovvia eccezione del periodo pandemico. Vale la pena di notare che anche nella lotta alla povertà lo scatto positivo attuale è un rimbalzo dal peggioramento registrato nella seconda metà del 2024, possibilmente legato proprio ai tagli del governo sulle misure di welfare come il Reddito di Cittadinanza.

 

(Tasso di disoccupazione, ITA (verde) ed EU-27 (blu) 2007-2026, valori percentuali. Dati Eurostat.)

 

Questo in effetti ci riporta al nodo centrale delle dichiarazioni di Fratelli d’Italia. Preso atto che stiamo procedendo in linea con il trend macroeconomico italiano ed europeo (eccezion fatta per il rallentamento di fine 2024), che ruolo ha avuto effettivamente la “Ricetta Meloni” nelle politiche per il lavoro?

 

Partiamo dall’agenda. La questione occupazione, si dice, sarebbe stata prioritaria tra le iniziative della destra di governo per tutta la legislatura. Dai resoconti della Camera, delle 116 proposte di legge depositate all’esame della Commissione Lavoro a partire da settembre 2022, solo 11 sono di iniziativa di deputati di Fratelli d’Italia come primi firmatari. Per dare un confronto, nello stesso periodo se ne contano 37 con primi proponenti dal Partito Democratico, 23 dal Movimento 5 Stelle, 15 da Forza Italia – tutto ciò ricordando che FdI esprime attualmente 117 deputati, contro i 69 del PD, 48 del M5S e 52 di FI.


Giustamente, però, si potrebbe notare che in questa lunga fase di crisi del parlamentarismo l’agenda della maggioranza si porti avanti per decreti-legge, non per leggi ordinarie.  Negli ultimi quattro anni di Governo Meloni, abbiamo visto dodici leggi di conversione che hanno recepito decreti-legge in tema di lavoro. Per offrire un paragone anche su questo, il Governo Draghi vide la conversione di sei decreti-legge nei suoi 600 giorni circa di durata, e lo stesso vale per il Conte II (ancora più breve, anche se in questo caso un ruolo fu giocato dall’effettiva emergenza Covid). È un conto, peraltro, molto a maglie larghe: la L. 50/2023, la 187/2024 e la 179/2025 del Governo Meloni, tutte riguardanti “disposizioni in materia di ingresso di lavoratori stranieri”, menzionano il lavoro solo come stretta sui rilasci dei permessi di soggiorno. Quantitativamente, dunque, la “centralità” del lavoro nell’agenda di governo non si ritrova nemmeno sul versante delle iniziative del Consiglio dei ministri in senso stretto. Proviamo almeno a vedere le proposte nel dettaglio.


Gli unici decreti-legge convertiti ad affrontare il nodo occupazionale – tralasciando quelli specifici sull’ILVA (L. 31/2025) e sulla ricerca (L. 199/2024) – sono la L. 48/2023 e L. 69/2025, e L. 113/2025. La prima è meglio conosciuta per aver eliminato il Reddito di Cittadinanza, sostituito dal nuovo Assegno di Inclusione (ADI) che ne restringe l’accesso a minori, disabili, anziani e persone in carico ai servizi sociali, a patto di essere anche in condizione di fragilità economica e che qualcuno in famiglia sia inserito in programmi di formazione. Sostanzialmente, un sussidio di workfare contro la povertà pressoché identico al RdC ma più restrittivo nei requisiti, visto che gli occupabili (che come per il RdC sono tenuti a seguire corsi di reinserimento) non possono più accedere all’assegno come alternativa al lavoro sottopagato. La seconda riguarda solo la PA stabilendo quote di assunzioni riservate ai giovani. La terza incentivi ai datori di lavoro per assunzioni in ambito edilizia e trasporti e aiuti statali ai lavoratori in caso di fallimento dell’azienda.


A questo riguardo è abbastanza usuale per una politica del lavoro di destra concentrarsi sui modi per agevolare e deresponsabilizzare gli imprenditori. Della stessa linea d’onda è il progetto di legge sul “Salario giusto”, dal canto suo, sta effettivamente venendo discusso. Il DL. 62/2026, o “Decreto Primo Maggio”, mette insieme disposizioni su tirocini extracurricolari, contrattazioni collettive e incentivi alle imprese per l’occupazione. Alla data di scrittura di questo articolo, la conversione è stata appena approvata al Senato e il DL sta per diventare legge. Se si conta che il decreto è entrato in vigore a inizio maggio 2026, l’impatto dell’unico provvedimento del governo di incentivo all’occupazione sulle statistiche riportate (aprile 2026) è abbastanza discutibile.


Dunque, la situazione lavoro in Italia è in un generale trend positivo che prosegue fisiologicamente in cui la “Formula Meloni” non ha toccato nulla, se non forse causare un temporaneo aumento della povertà in conseguenza dello stop al welfare. Ma facciamo un ultimo appunto proprio sulle misure del DL “Salario giusto”. Tra le misure incluse nel provvedimento di cui la comunicazione governativa va particolarmente fiera ci sono nuovi incentivi per le aziende che assumono donne e giovani, attraverso sgravi sulla contribuzione. Ora, a parte le ingenuità di queste disposizioni a vantaggio dei datori di lavoro (come verificare che l’azienda non stia solo sovvenzionando inserimenti che avrebbe fatto lo stesso?) e l’opportunità del principio di fondo (davvero l’unico modo per vitalizzare l’occupazione è fare altri sconti alle grandi imprese?), l’Art. 17 chiarisce come queste iniziative sono finanziate. Tutte le misure si rivalgono sui fondi di coesione europei, già da sé vincolati per l’occupazione di donne e giovani e che su questi temi dovranno essere spesi, che al governo italiano piaccia o meno.

Soldi europei e progetti europei, quindi. Per giunta tutti attivati all’interno del PNRR 2021-2027, il piano a cui Fratelli d’Italia si era strenuamente opposto nel 2021 perché ritenuto “un cappio per l’economia italiana”.

Ma questo è il futuro. Per ora limitiamoci ad apprezzare le nostre statistiche positive sul numero di occupati (meno quelle sul crescente fenomeno dei lavoratori poveri, però questo è argomento per un’altra volta), con la consapevolezza dell’assoluta insignificanza dell’azione di governo nel creare posti di lavoro. Ma che, coerentemente con la sua retorica del Merito, il merito altrui è bravissimo a prenderlo.

 

 

Fonti:

Fratelli d’Italia, Lavoro: nuovo record di occupati, le ricette del governo funzionano https://www.fratelli-italia.it/lavoro-nuovo-record-di-occupati-ricette-governo-funzionano/

Camera dei Deputati, XI Commissione (Lavoro Pubblico e Privato). Progetti di Legge all’esame della Commissione https://www.camera.it/leg19/1100?tab=1&shadow_organo_parlamentare=3511&id_tipografico=11

Parlamento italiano. Indice delle leggi di area Occupazione, lavoro e professioni https://www.parlamento.it/523?current_page_6595=3&area_tematica=26

ISTAT, Occupati e disoccupati, dati provvisori | Aprile 2026 https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/05/Occupati-e-disoccupati-aprile-2026.pdf

ISTAT, Condizioni di vita e reddito delle famiglie | Anni 2024-2025 https://www.istat.it/comunicato-stampa/condizioni-di-vita-e-reddito-delle-famiglie-anni-2024-2025/


 
 
 

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