top of page

JE CONTINUE À NE PAS MOURIR: Analisi di Yoga di Carrère

  • Immagine del redattore: tentativo2ls
    tentativo2ls
  • 15 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

“Che scrivo dei libri autobiografici non deve essere una sorpresa per te. (…)”. Questo è ciò che scrive su un biglietto Carrère quando fa recapitare alla ex moglie il manoscritto del suo libro Yoga. In questa frase vi è l’essenza del libro in sé, un racconto autobiografico, l’unico problema?


Non doveva esserlo. Infatti, ci si potrebbe approcciare alla lettura di “Yoga” in cerca di informazioni su questa pratica o di un metodo per placare il flusso di pensieri che tormenta alcuni di noi.


In fondo è proprio quello che doveva essere in origine questo libro. Fin dalle prime pagine, al contrario, è chiaro che non sarà questo il caso. Quello che doveva essere un “libretto arguto e accattivante sullo yoga” infatti, si trasforma, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, in un qualcosa di di erente, più profondo e vero, e, per l’appunto, autobiografico.


Carrère, che da anni è pratica questa disciplina, oltre al tai chi o la meditazione, e dimostra di essere un attento conoscitore della materia, ci spiega inizialmente cos’è lo Yoga, introducendo l’argomento tramite pagine di un diario tenuto in occasione di un ritiro spirituale cominciato a gennaio 2015. E da qui in realtà siamo già all’interno di un’autobiografia, anche se non del tutto intenzionale.


Potremmo chiederci perché Carrère partecipi a un ritiro, o perché negli anni si sia interessato tanto a questa pratica e alle sue varie sfumature. Le risposte a queste domande ci vengono date nell’immediato, anche se non direttamente. Ci viene spiegato che lo scopo dello Yoga sostanzialmente è quello di mettere in atto specifiche pratiche per tenere a bada le cosiddette 5 vritti (giusta coscienza, errata coscienza, immaginazione, sonno e memoria), fluttuazioni o vortici della mente, che disturbano la coscienza.


Carrère ci spiega che la parola ha radici nella lingua sanscrita, il cui significato può essere assimilato al nostro “aggiogare”. Lo Yoga, infatti, nella concezione del filosofo indiano Patañjali è ciò che quieta i vortici della mente e che quindi le aggioga e le controlla. E mentre veniamo calati in questa atmosfera spirituale, siamo all’improvviso interrotti e portati in una dimensione più dura. E tutto il libro è segnato da questa caratteristica comune: ciò che doveva essere, non è.


È così semplice, e così complicato, per citare un passaggio del libro stesso. Quello che doveva essere un libro sullo Yoga, si trasforma. Ciò che è dato per vero, si rivela menzogna: i due mesi a Leros sono in realtà due giorni e l’uomo che cerca la pace interiore nella meditazione, non la trova.


Lo stesso Carrère ammette che il patto di verità che viene introdotto tra autore e lettore quando a erma che “la literature est le lieu où on ne mente pas” (la letteratura è il luogo dove non si mente), è in realtà stato spezzato, che ciò che si è letto non corrisponde del tutto al vero. Carrère ammette di aver fatto uso di figure fittizie e di aver manipolato i ricordi per esprimere e trasmettere certi temi e uno dei motivi ci viene rivelato dall’ex moglie, Hélène Devynck, in un articolo scritto da lei stessa intitolato “Droit de réponse”: Carrère non può parlare di lei nei suoi libri senza il suo previo consenso, ma, nonostante venga comunque citata, i racconti che la riguardano sono manipolati in una sorta di espediente letterario.


Per trasmettere uno specifico messaggio bisogna inserirlo in un contesto, altrimenti risulterebbe incomprensibile, scrive infatti l’autore all’ex moglie. Ogni descrizione del libro, pur non essendo vera in superficie, risulta vera in profondità e non viene da chiedersi se sia altrimenti. È il racconto di un uomo che è tormentato dalla sua stessa mente, un uomo a cui viene diagnosticato un disturbo bipolare di tipo due, che viene internato nel reparto di psichiatria e sottoposto a elettroshock. Ma nel narrare questi episodi non assistiamo ad alcuna autocommiserazione. La scrittura non cede al lamento e Carrère sembra guardarsi dentro come se guardasse uno sconosciuto di cui conosce tutti i difetti.


Poco importa che siano due giorni o due mesi quelli passati a Leros, ciò che rimane al lettore non è il viaggio o l’immagine dell’isoletta greca; sono piuttosto le sensazioni che le giornate passate lì evocano nell’autore e di riflesso nel lettore. Ciò che resta è la costante presenza dell’Ombra che segue sempre la sua compagna di avventure e l’“Eroica” Polacca, rigorosamente suonata al pianoforte da Martha Argerish. Rimane l’immagine collegata a quest’opera, e quel minuto in cui la musicista sembra intravedere il Paradiso, anche se per cinque secondi. E nel descriverlo Carrère lo fa vivere anche a noi come a sé stesso.


In questo libro troviamo un Carrère vero, tormentato dalle proprie vritti, ma che, finché può, continua a non morire. In questa frase è racchiusa l’essenza del libro. In tutto quello che viene raccontato, di reale o inventato, quello che succede è proprio il vivere, nonostante i Cani neri e le Ombre. Carrère ci o re una descrizione del suo vivere interno attraverso una scrittura sempre interessante. Nessun racconto è inserito nel libro per caso e tutto porta inevitabilmente a sentire ciò che l’autore cerca di spiegare a parole e attraverso le immagini che esse suscitano. Il Carrère autobiografo è quello che colpisce di più, si confessa, e scrive un diario in cui non rinuncia alla verità, anche quando la verità è aver mentito.


In un momento storico in cui il benessere e la mindfulness sono argomenti sempre più di usi e chiacchierati, dove esistono applicazioni che aiutano a meditare per evitare l’ansia, e dove i ritiri Vipassana diventano esperienze da condividere sui social, Yoga ci rivela che è molto più complesso di così, che anche chi pratica discipline spirituali da anni non è immune ai vortici. In sostanza Yoga è un libro per coloro che non cercano delle soluzioni.


Yoga non è un libro sullo yoga. È un libro su cosa rimane quando quello che avrebbe dovuto funzionare non funziona, quando il libretto arguto non si scrive, quando la meditazione non basta, quando la verità che si voleva raccontare diventa inevitabilmente un'altra. E su come, nonostante tutto, si continua. “Continuo a non morire” non è una dichiarazione di vittoria. È qualcosa di più onesto, e forse proprio per questo vale la pena leggerlo.


Fonti:

• Emmanuel Carrère, Yoga, Adelphi 2021

• Hélène Devynck, articolo su Vanity Fair , "Diritto alla risposta"

 
 
 

Post recenti

Mostra tutti
DI CERTE MORTI È MEGLIO NON PARLARNE

Due donne assassinate in un cantiere a Pollena Trocchia. Sara Tkacz, di 29 anni e Lyuba Lyuba, di 49. Un uomo fermato, Mario Landolfi, che confessa: “Non volevo pagarle”. Qualche titolo veloce sui gio

 
 
 
IL RE DEI BARBARI A PECHINO 

– "Presidente Xi, prima di me ha mai portato un altro capo di stato o primo ministro qui?" – "Molto raramente, prima di lei solo Putin è stato qui." – "Ah beh! Mi piace!" Il giardino imperiale di Zhon

 
 
 

Commenti


bottom of page