Intervista a TO TO Magazine
- tentativo2ls
- 27 giu 2025
- Tempo di lettura: 5 min

Da quale bisogno nasce TO TO MAG? Avete pensato fin da subito ad organizzarvi intorno all’idea di una rivista?
TO TO MAG nasce dalla necessità di mettere in forma visiva e testuale un modo diverso di vivere le città estere e il rapporto tra gli expat italiani e coloro che invece rimangono dentro i confini nazionali. L’idea di base è quella di costruire una narrazione della città che sfondi tutti i confini fisici e mentali che separano il restare con l’andare via, l’interno con l’esterno, dimostrando come ci si possa sentire a casa ovunque nel mondo semplicemente esplorando luoghi cari e familiari per la comunità italiana all’estero. L’urgenza è quella di annullare anche tutti gli stereotipi che si celano dietro la figura e la vita dell’italiano all’estero, che è fatta di alti e bassi, di molti lati positivi e di altrettanti negativi, sdoganando l’illusione che l’andare via sia per forza la scelta vincente: è solo una delle scelte possibili.
Abbiamo pensato che il ritorno alla carta stampata potesse unire la nostra passione per la grafica e l’editoria indipendente alle nostre competenze, mantenendo un profilo fresco - scelta dei colori, dei font, delle pagine dense e non minimal - e giovane. L’idea non ci ha mai spaventate: ci sembrava il giusto mezzo per dar sfogo e risalto alle nostre idee.
A quali movimenti/opere/autrici vi ispirate? (Sia dal punto di vista organizzativo che da quello editoriale). Qual è il messaggio che cercate di far arrivare con la rivista?
Sicuramente nel subconscio avremo tante influenze a livello editoriale di cui non ci rendiamo pienamente conto, ma non ci sentiamo di citare artisti o movimenti in particolare. Il fatto che il progetto sia indipendente ci permette di spaziare e sperimentare anno per anno, lasciandoci guidare dalle sensazioni che la città che visitiamo e le persone che incontriamo ci lasciano. Dal punto di vista organizzativo, allo stesso modo, c’è tanta libertà e piena fiducia nelle altre persone: sicuramente non c’è alcun rapporto gerarchico all’interno della nostra realtà, ognuna ha modo di dar libero sfogo alle proprie idee nella propria area di competenza e di dare consigli nelle aree di competenza delle altre. Questa libertà coinvolge anche le persone che decidono di collaborare con noi, le quali hanno un compito da svolgere ma il come è a loro discrezione. Proprio la necessità di essere creativi e non avere “paletti” specifici ha dato una spinta al nostro desiderio di aprire TO TO MAG.
Noi vogliamo portare le persone in viaggio tramite le nostre pagine nel modo più autentico possibile, sulla base di ciò che abbiamo vissuto nell’anno antecedente la pubblicazione: dalle chiacchierate con gli italiani expat al viaggio e agli incontri, dalle esperienze ai luoghi.
Come scegliete i vostri temi? qual è l’obiettivo di fondo di ogni numero?
La scelta delle città è strategica dal punto di vista editoriale: cerchiamo realtà il più possibile diverse che mostrino lati differenti, in linea con la città in cui l’italiano o l’italiana ha scelto di emigrare. Berlino attira molti artisti, Lisbona attira “digital nomads”, Copenaghen, stiamo notando, sembra attrarre ristoratori…Anche a livello geografico la scelta non è casuale: da Berlino a Lisbona la differenza di luce e colori è stata notevole. Facendoci ispirare dalla città in ogni numero puntiamo all’autenticità, ci piace pensare che le persone possano immaginarsi la città nella sua essenza più pura sfogliando le nostre pagine.
Di cosa avreste bisogno per sviluppare la vostra associazione? A quali obiettivi puntate nel 2025?
La realtà di TO TO MAG è ancora piccola, ma le idee sono enormi. La questione principale di cui discutiamo spesso è un’espansione dei media tramite i quali comunichiamo. La rivista è per noi imprescindibile ed è il punto di partenza, ma ci piacerebbe poter creare tanto altro in formato video, audio, con collaborazioni ed eventi: ogni mezzo possibile per connettere le persone e farle sentire parte di una grande famiglia allargata, dove i confini non esistono. Per fare tutto ciò sono necessari partner che abbiano il nostro stesso mindset - e già nel primo anno di vita del Magazine abbiamo avuto la fortuna di incontrarne - e fondi che possano permetterci di realizzare la nostra ambiziosa lista di desideri. Nel 2025 per ora puntiamo a divulgare il progetto, a conoscere la comunità italiana di Copenaghen e ad ampliare le collaborazioni. Da queste nascono sempre idee di valore.
Quanto impatto ha ToTo sulla vostra vita sociale? è un appuntamento occasionale, sta diventando un vero e proprio “terzo luogo”?
Da quando abbiamo iniziato questo progetto, non lo abbiamo mai vissuto come un semplice appuntamento occasionale. Per noi, TO TO MAG è sempre stata una vera e propria via di fuga: uno spazio sicuro in cui poterci esprimere liberamente e dare voce alla nostra creatività — qualcosa che, purtroppo, spesso non ci è concesso nei contesti lavorativi tradizionali.Proprio per questo, prendiamo molto seriamente questo impegno e abbiamo una fiducia reciproca totale. Abbiamo appuntamenti regolari in cui ci confrontiamo sull’andamento delle varie task e facciamo brainstorming per sviluppare nuove idee e progetti.
Lavoriamo ogni giorno con l’obiettivo di trasformare TO TO MAG nel nostro impiego principale, puntando a realizzare più di un numero all’anno e a far crescere questo progetto in cui crediamo profondamente.
Cosa avete capito del processo di emigrazione degli Italiani? C’è qualcosa che si distacca dalla solita narrazione da “fuga di cervelli”? C’è qualcosa che vi ha fatto riflettere sulla “natura”, sempre che ne esista una, dei nostri/vostri concittadini?
La cosa che abbiamo notato è che non sempre si tratta della cosiddetta “fuga di cervelli”. Ad esempio, le persone ci raccontano di cambiamenti intrapresi per evadere dalla routine, in cerca di qualcosa di nuovo e sorprendente, o semplicemente per seguire la propria metà. Altri, invece, hanno ammesso di essere rimasti a vivere nella città in cui hanno intrapreso gli studi, come se fossero dei fuorisede ma ancora più lontani da casa.
Ci ha sorpreso scoprire che non esiste un movente unico per tutti: non è solo la ricerca di un lavoro o di uno stipendio migliore, ma spesso e volentieri si tratta di un desiderio che viene da dentro, una necessità profonda di cambiamento, di mettersi alla prova, di scoprire se stessi altrove. Sono motivazioni che ammiriamo molto, perché richiedono coraggio, una spinta autentica e una forte determinazione.
E proprio qui si distacca la realtà dalla narrazione tradizionale. In Italia capita che chi prende questa strada venga visto come un codardo, come qualcuno che abbandona il proprio Paese invece di rimanere per “migliorarlo”. Ma questa è una retorica vecchia, spesso alimentata da frustrazione o da esigenze politiche, che non tiene conto della complessità di queste scelte e della forza che richiedono. Emigrare non è fuggire: è scegliere. È prendersi la responsabilità di cambiare la propria vita, anche a costo di staccarsi dalle radici.
Quello che abbiamo capito è che gli expat italiani non sono solo “cervelli in fuga”, ma persone piene di energia, di creatività e di speranza. Alcuni portano l’Italia con sé, altri la guardano da lontano con affetto critico. E, indipendentemente da dove si trovino, riescono spesso a ricostruire intorno a sé una nuova comunità: fatta di condivisione, cultura, sostegno reciproco — in fondo, un'estensione dello spirito italiano.
In ogni caso, testimoniano una verità importante: siamo un popolo capace di muoversi, di reinventarsi, di cercare orizzonti nuovi. E forse, più che una fuga, l’emigrazione è proprio questo: un atto di fiducia nel mondo, e in se stessi.

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