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Intervista a Fe-Lab

Immagine del redattore: tentativo2ls
tentativo2ls
28 ago
Tempo di lettura: 6 min
  1. Nel vostro booklet “Diffusione” parlate di quanto sia difficile andare oltre il sostegno apparente, riuscire a prendere una boccata d’aria. Quali sono i meccanismi peggiori, quelli che secondo voi stanno impedendo al mondo della musica di svilupparsi nelle modalità che invece rivendicate? Sia da un punto di vista culturale, sia da uno economico/di business.


Se la discussione riguarda il tema della musica indipendente, underground o emergente, ci si scontra su un bilancio negativo tra i costi di produzione e i possibili ricavi dovuti da ciò. L’utilizzo di un linguaggio aziendale è voluto in quanto da entrambi i lati l’approccio diventa sempre di più questo. Produrre musica richiede l’intervento di numerose figure professionali, studio di registrazione, promozione, stampa, studio grafico, booking, tour manager… Queste figure hanno un costo sacrosanto, sono professionist*, format* da anni di studio e accademie/università costose ed efficaci solo con le dovute esperienze alle spalle. D’altro canto, la risultante di questi sforzi, aggiunta alla ovvia contribuzione dell* artist*, spesso non trova il giusto compenso economico. Sebbene fare musica assuma a tutti gli effetti l’impostazione di un'impresa individuale, il suo output non viene preso come tale da chi della musica trae il vero profitto: i club, i festival, le etichette. Questa assenza di valore aggiunto si retro-propaga su tutta la catena di cui prima, svalutando il lavoro di quest* professionist* e dell* artist* stess*. 


Non abbiamo la pretesa di arrivare a vivere di musica, ma vorremmo almeno rendere sostenibile ciò che facciamo. È banale, ma riconoscere il giusto compenso all* artist* alimenta una catena virtuosa tra tutto l’indotto.Fe-Lab, come collettivo, tenta di svincolarsi da questi meccanismi tipici del capitalismo estrattivo – quella forma del modello economico contemporaneo in cui, anche negli spazi e nei tempi dello svago e del divertimento, l’imperativo è produrre e trarne il massimo profitto – non senza fatica, proponendo una democratizzazione della musica in termini di auto-sostentamento.


Offrire una catena creativa auto-finanziata collettivamente, porta alla possibilità di lasciare la maggior parte del compenso economico all* artist*, in ottica di attivare un virtuoso effetto di retro-propagazione. Questo sforzo, tuttavia, da solo non è sufficiente, poiché ci si scontra con le dinamiche di sfruttamento dei player musicali meno sensibili. Siamo in un “rabbit hole” da cui è difficile uscire e, attualmente, fatichiamo a vedere la luce.


  1. Qual è il riscontro che ricevete dalle persone che lavorano nella filiera del mondo musicale (quindi diciamo non direttamente sul palco) rispetto al vostro progetto, alla vostra visione? C’è disillusione (come accade verso i sindacati in tanti settori) o rabbia per uno sfruttamento ormai arrivato a livelli insostenibili? Prevedete scioperi o forme di proteste particolari nel prossimo futuro?


Fe-Lab stesso, in qualche modo, è già una forma di protesta, un modo per dimostrare che uscire dalle attuali logiche estrattive del capitalismo musicale è possibile.Da parte dell* lavorator* di questo settore, percepiamo un misto di tiepida ammirazione e forte disillusione: la lamentela è giustamente all’ordine del giorno e la rabbia è una costante. La nostra volontà è di portare avanti un meccanismo che potrà rivelarsi sostenibile – e per certi versi, nella nostra dimensione lo è. Manca ancora molto ma l’idea di una autonomia del sistema rimane il nostro fine.


  1. Generi con una forte connotazione politica (il rap forse esempio più gettonato, ma anche il rock dei Maneskin ecc.) sembrano aver perso gran parte della loro critica sociale, al punto tale che i fan si stupiscono, o si irritano, se la politica si rifà viva nei testi delle canzoni, dei concerti. Secondo voi a cosa è dovuta questa trasformazione? Come si può fare musica politica (come la vostra) senza dover spettacolizzare le battaglie che si vogliono portare avanti? (un salutone a Fedez). C’è invece un pubblico che cerca qualcosa di più politico?


Crediamo profondamente nel ruolo politico della musica, in quanto atto umano, che è potenzialmente espressione personale e veicolo di un messaggio. Allo stesso tempo, però, crediamo che la politica vada oltre il testo.


La nostra protesta politica, il nostro messaggio, passa da come organizziamo e strutturiamo gli eventi, da come trattiamo i compensi, passa dal nostro Booklet, dalla comunicazione che portiamo avanti. Passa anche dai nostri no a non piegarci allo sfruttamento in cambio di visibilità, un vero evergreen. Ma soprattutto, passa dal fare comunità in un’epoca in cui chi detiene il potere fa di tutto per dividere: crediamo nello stare insieme come atto politico. Così, la musica diventa solo il mezzo, il pretesto per dire la nostra e farla ascoltare a chi, come noi, si sente sol* nell’incertezza strutturale da giovan* adult*.Chiaramente, fare politica in musica è una presa di posizione e le prese di posizione scontentano sempre qualcun*, sperabilmente meno di quante persone invece potrebbe attrarre.


Tendenzialmente, però, almeno con la nostra linea politica, si va a scontentare chi detiene la ricchezza a supporto della retribuzione degli artisti e dell’indotto. Pensiamo agli sponsor dei maggiori festival che abbiamo visto in Italia quest'anno, quanti di loro abbinerebbero con fierezza il brand a posizioni antagoniste ai tempi caldi in questo momento nel mondo? Quanti festival potrebbero sostenersi senza le sponsorizzazioni private?Rendersi indipendenti dai grandi player economici è la strada per rendere nuovamente politica la musica. Puoi prendere una posizione forte quando questa presa di posizione non rappresenta lo spartiacque tra il tuo sostentamento o il suo contrario.


  1. Com’è il contesto della musica indipendente in Italia? Rispetto agli altri paesi Europei abbiamo molto da imparare/da migliorare dal punto di vista di occasioni, investimenti pubblici o anche in italia abbiamo pratiche/meccanismi efficaci?


 In ambito indipendente è tutto in mano alla manciata di grandi festival che, per fortuna, in molte occasioni risultano virtuosi e in espansione. Mi vien da pensare a Transumare, a Roseto degli Abruzzi che negli ultimi anni ha fatto passi da gigante fino a ospitare una data del tour dei Cani questa estate con ovvio soldout. Il Big Bang di Nerviano, settimana ormai storica che riesce a fornire artisti di livello nel panorama indipendente, in totale gratuità. Una riflessione con l* loro organizzator* ha però messo in luce come, nonostante la tradizione, nonostante la partecipazione e nonostante il festival non abbia mai causato alcun problema di ordine pubblico, ogni anno è una scommessa con le amministrazioni comunali sempre pronte a boicottare in nome del silenzio notturno tanto caro agli elettori. Pensiamo a Filagosto, un festival immenso a prezzi di ingresso pressoché nulli che lo scorso anno ha dovuto annullare per poi ridimensionarsi con questo. È un tema che abbiamo iniziato a esplorare attivamente lo scorso autunno, quando abbiamo proposto il nostro evento Fuori Fase a Milano Music Week, un panel talk che contestava il sistema stesso delle Week e della Milano-centricità della musica, invitando a dialogare i maggiori festival indipendenti di provincia in una serata alla Redazione di Scomodo Milano.


Fa riflettere che Milano Music Week abbia accettato di pubblicare l’evento nel suo palinsesto, nonostante non fossimo proprio sulla stessa lunghezza d’onda…Noi stessi, mentre scriviamo, siamo nel tunnel dell’organizzazione del nostro piccolo festival, la nostra festa, Fe-Lab Diffusione, con non poche difficoltà nel reperire i fondi necessari, trovare una venue adatta nella sporadica complicità delle amministrazioni locali, nella speranza che migliorando ogni anno possa prendere il suo spazio nella diffusione musicale secondo il nostro pensiero. 


[Momento marchetta: vi aspettiamo Domenica 4 Ottobre 2026 a Dal Pozzo (MB), dal tardo pomeriggio fino a sera. È gratis come tutte le cose belle].



  1. Sotto questo punto di vista quali sono gli esempi più virtuosi secondo voi, in Italia e in Europa, di gruppi ma anche di collettivi, movimenti ecc. a cui vi ispirate per portare avanti il vostro progetto.Per citare alcune etichette e collettivi che ci hanno illuminato nel mondo della musica indipendente e che sosteniamo volentieri a nostra volta, faremmo i nomi di La Tempesta, Garrincha, Dischi Sotterranei. 


Troviamo necessario citare anche progetti simili al nostro, mano storici e molto meno famosi rispetto alle etichette sopra, ma che si battono per un mondo (della musica, ma crediamo che si possa fare un’estensione più generale) più equo e giusto. Lo fanno attraverso la loro musica, i loro eventi culturali, o dando spazio ad altre realtà indipendenti: Larsen a Genova, Tintarella Nite a Torino, Gattorosso Controvento a Venezia, Comeilmiele a Roma, Porrorekordz a Lodi. Con le persone dietro a questi progetti abbiamo iniziato a tessere una rete indipendente di scambi reciproci, che in questo momento costituisce una lifa vitale per il collettivo e le sue attività. Speriamo che questa rete si estenda il più possibile e che il messaggio di Fe-Lab raggiunga ogni parte dello stivale: siamo in tanti, la nostra lotta può essere portata avanti solo se uniti da Nord a Sud.


 
 
 

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