In che modo l’11 settembre ha cambiato la sicurezza?
- tentativo2ls
- 24 set 2025
- Tempo di lettura: 5 min
Di ma.panzera
La questione della “sicurezza” ha acquisito una rinnovata rilevanza globale nel mondo post-11 settembre. Diversi studi hanno fornito analisi del contesto della global war on terror (“guerra globale al terrorismo”) - che consiste, in sintesi, nell’insieme di operazioni militari, misure legislative e strategie di intelligence avviate dagli Stati Uniti e dai loro alleati, per prevenire e contrastare il terrorismo internazionale - i quali possono senza dubbio far luce sulle origini recenti e i significati profondi dei regimi di sicurezza contemporanei.
In questo articolo, sono affrontati gli aspetti centrali riportati da alcune illuminanti indagini in materia per ottenere una comprensione utile delle ramificazioni sulla sicurezza globale di ciò che viene spesso considerato come uno degli avvenimenti più rilevanti di questo secolo.
Nisha Kapoor: polizia antiterrorismo e criminalizzazione in Regno Unito
Il secondo capitolo della ricerca etnografica di Nisha Kapoor (2018) “Deport, Deprive, Extradite: 21st Century State Extremism” è incentrata sulle pratiche di polizia antiterrorismo britanniche e sulle politiche di criminalizzazione all'indomani dell'11 settembre. In particolare, questa ricerca produce una preziosa prospettiva critica della costruzione e della distribuzione del potere statale, e della creazione di corpi stigmatizzati, spesso trasformati in uno spettro di minaccia pubblica.
Utilizzando i casi di cinque uomini di fede musulmana accusati di reati legati al terrorismo e sottoposti ad estradizione negli Stati Uniti, Kapoor evidenzia, da un lato, la cornice di diminuzione di pratiche e processi democratici, e di valorizzazione degli elementi autoritari dello stato liberale; dall’altro, la normalizzazione del trattamento disumanizzante di soggetti mirati, trasformati in punti focali del panico morale intorno alla sicurezza dello Stato.
I metodi securitari che Kapoor affronta consistono, in primo luogo, nelle strategie della polizia antiterrorismo britannica, con particolare attenzione agli “interventi preventivi”. In secondo luogo, nella criminalizzazione delle comunità razzializzate e della classe operaia, in nome della gestione e della disciplina di corpi categorizzati come potenzialmente pericolosi, o persino come una minaccia alla sicurezza nazionale (2018:50).
Infine, secondo la tesi di Kapoor, questi approcci - strettamente legati alla legislazione antiterrorismo - hanno la duplice funzione di legittimare l’espansione della securitizzazione, e di consolidare il carattere arbitrario del potere statale (2018:48). Così, è possibile osservare criticamente la relazione tra diritti umani e sicurezza, con la crescente retrazione delle libertà civili, nel contesto della guerra al terrorismo.
Zoltan Gluck: Stato antiterrorismo e urbanistica della sicurezza
Valutando ulteriormente il quadro della sicurezza durante la guerra al terrorismo, “Spaces of Security” (2019) di Zoltan Gluck è un altro elaborato che offre una prospettiva rilevante sugli effetti socio-spaziali delle politiche di sicurezza, mostrando come il dispiegamento di strategie antiterrorismo di Stato abbiano un impatto materiale sullo spazio urbano di Nairobi, Kenya. In particolare, l'etnografia analizza l’”urbanistica della sicurezza” - in cui quest'ultima diventa sempre più dominante negli spazi urbani di Nairobi - e discute come la loro securitizzazione influenzi le esperienze sociali e politiche delle persone, a seconda della loro posizione di classe (2019, 33-37).
Tramite interventi tangibili - come posti di blocco, recinzioni, mura o pattugliamenti militari - che riorganizzano i perimetri della vita urbana, e che Gluck descrive coniando il termine “securityscapes”, una crasi di “security” e “landscapes” (2019:50) - lo studio esplora come tali strumenti di sorveglianza plasmino lo spazio cittadino, penetrando nelle esperienze quotidiane, e mostrando come le soggettività possano essere influenzate nella diffusione di ideologie più o meno esplicite su sicurezza e classismo che rafforzano stigma sociali.
In questo panorama, Gluck esamina anche come la guerra al terrorismo nello specifico agisca come attore protagonista delle trasformazioni degli spazi fisici, poiché attraverso l’antiterrorismo securitario lo stato keniota si sarebbe rafforzato consolidando il proprio potere attorno a possibili minacce alla sicurezza, e rimodellando la sua spazialità urbana. Infatti, Gluck analizza la logica della costruzione dello stato nell’era attuale, concentrandosi su come ciò sia raggiunto attraverso una serie di strategie di sicurezza spaziale, tra cui pratiche di polizia antiterrorismo nell’ambiente urbano.
Joseph Masco: tecnologia e sorveglianza
Con riferimento agli spunti della ricerca di Joseph Masco, “Boundless Informant (2017)”, emerge invece la necessità di vagliare le caratteristiche del regime di sicurezza legato alle tecnologie digitali, nonché uno dei più estesi della società contemporanea. Più precisamente, Masco descrive le complessità di un apparato di sicurezza globale costruito attraverso una vasta gamma di leggi, tecnologie e ambizioni, integrate nelle logiche e nelle politiche antiterrorismo post-2001 (2017).
Secondo l’autore, la guerra al terrorismo avrebbe accelerato tale rivoluzione tecnologica securitaria, citando l’esempio emblematico dell’USA PATRIOT Act, approvato poche settimane dopo gli attentati, e che ha riscritto le norme sulla sorveglianza interna, eliminando la separazione tra forze dell’ordine e intelligence digitale (2017).
Di fatti, l’Act ampliò senza precedenti i poteri dell’autorità nelle sfere private digitali, attraverso l’estensione dell’accesso a dati personali e una più ampia condivisione di informazioni tra agenzie, diventando così anche il simbolo di un progetto più vasto di riorganizzazione tecnologica e giuridica della sicurezza, volto a integrare sorveglianza, intelligence e controllo sociale, all’interno dell’infrastruttura statale (2017).
Masco evidenzia così come la creazione di nuove forme di sorveglianza attraverso il raccoglimento di dati, che diventano il terreno su cui sviluppare politiche di riconoscimento, isolamento, criminalità - oltre che di marketing - sono state ulteriormente sviluppate dalle tecnologie che permettono agli individui di interagire con il mondo digitale, nel contesto della guerra al terrorismo (2017).
Quindi?
In sostanza, i contributi di Kapoor, Gluck e Masco rappresentano solo alcuni dei frutti di un importante ramo della letteratura accademica sulla sicurezza odierna: quello legato al ruolo nella guerra al terrorismo, scaturita dagli eventi dell’11 settembre 2001.
Queste analisi mostrano, per di più, anche aspetti più ampi su alcune delle caratteristiche dei regimi di sicurezza di oggi. L'attenzione di Kapoor alle esperienze identitaria di controllo per soggettività mirate, in un orizzonte di legittimazione dell’espansione del controllo sociale a scapito dei diritti umani e civili, e l'illustrazione di Gluck sulla dimensione materiale della securitizzazione spaziale urbana, sono spunti preziosi, in tal senso. Infine, anche la pervasività della sorveglianza digitale, alla luce delle politiche di monitoraggio generate a inizio secolo, viene esplorata da Masco in modo affascinante.
Alla luce di queste osservazioni, si può tuttavia aggiungere che la deriva securitaria odierna, che giustifica l’espansione dell’apparato penale, rappresenti una caratteristica dello Stato neoliberista ancor prima degli eventi dell’11 settembre e non solo una reazione ad essi (Goldstein, 2010).
Andando ancor più in profondità in materia, questa discussione potrebbe beneficiare di una considerazione teorica del ruolo dello Stato-nazione come entità garante della sicurezza e dell’idea che, in quanto tale, intraprendere "azioni straordinarie" per rispondere a una minaccia di sicurezza domestica sia ampiamente considerato legittimo nella maggior parte delle democrazie liberali, poiché parte delle fondamenta stesse del contratto sociale hobbesiano stato-soggetti (Goldstein, 2010).
Questa riflessione, potrebbe così posizionare la sicurezza come preoccupazione centrale nella concezione dei doveri/poteri statali, che acquisisce ulteriore rilievo nei termini della agenda securitaria neoliberista (Goldstein, 2010). Gli eventi del 2001 hanno, forse, amplificato queste tendenze, ridefinendo le frontiere fra diritti, controllo e ordine, e confermando la centralità della sicurezza nell’architettura politica del ventunesimo secolo. I processi descritti mostrano come, ad oggi, la sicurezza sia diventata il fulcro di nuove forme di governo, dove la tensione tra tutela dei diritti e controllo sociale è sempre più centrale.

Commenti