top of page

Il lettore buzzurro, la spinta narrativa: scrivere per leggere.

  • Immagine del redattore: tentativo2ls
    tentativo2ls
  • 3 ago 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Il lettore buzzurro

 

Shirley Jackson è stata un’autrice dell’orrore che ha fatto scuola. Ha fatto scuola perché era un’autrice finissima, e poiché era un’autrice finissima, aveva molti lettori, e poiché aveva molti lettori teneva delle lezioni sulla scrittura. Una delle sue lezioni più celebri si trova nella collezione postuma Paranoia, edita in Italia da Adelphi nella traduzione di Silvia Pareschi, è intitolata “L’aglio nella narrazione". Qui la Jackson fa un ritratto di colui che legge: “Il lettore, dopotutto, è una specie di partner silenzioso in questa faccenda della scrittura, e un’opera di narrativa, se non viene mai letta, è sicuramente incompleta. Il lettore, in realtà, è l’unico vero, implacabile nemico dello scrittore. Ha tutto dalla sua parte: in definitiva non deve far altro che chiudere gli occhi, e l’opera perderà ogni significato. Inoltre, rispetto a uno scrittore principiante, il lettore ha il vantaggio di non esserlo mai; prima di cominciare a leggere un racconto magari ha già letto tutto quello che va da Shakespeare a Jack Kerouac. Non importa se legge un manoscritto per fare un grande favore personale allo scrittore, se apre una rivista oppure – la cosa più generosa di tutte – va in libreria e sborsa una bella sommetta per un libro: il lettore è comunque un nemico da sconfiggere con ogni trucco sleale che lo scrittore riesca a escogitare”.


Eccolo, il lettore. Un personaggio che non può sbagliare, che decide anche solo chiudendo gli occhi, che è pieno di cose da leggere, tutte potenzialmente buone. Uno “zuccone, questo lettore sbadigliante e distratto, sdraiato comodamente su un’amaca con un bicchiere di tè freddo, cinque sei romanzi leggeri e un paio di riviste accanto, televisore portatile davanti [...] Ora, questo inqualificabile buzzurro sull’amaca potrebbe veramente essere un lettore serio, potrebbe essere del tutto intenzionato a leggere il racconto che ha in mano ma per qualunque lettore è molto, molto più facile non leggere un racconto”. In poche righe, con un aggettivo, buzzurro, e un simbolo del menefreghismo vacanziero, un’amaca, Shirley Jackson riesce a sostenere la più dolorosa delle questioni: il lettore è, per sua natura, uno stronzo. Non sbaglia mai, mai può essere principiante, e a guardare bene la storia vive - si completa - solo grazie a lui. Bene, fin qui. Ma Shirley Jackson è una scrittrice del secolo scorso, e il buzzurro sull’amaca è un lettore scontroso e ostico che non esiste più. Com’è fatto il lettore di oggi? 


Il lettore contemporaneo


Il lettore contemporaneo è un tipino particolare. E lo si capisce tristemente guardando i dati. Perché è opinione comune il fatto che in Italia si legga poco. Ma secondo gli ultimi dati dell’AIE, l’associazione italiana editori, in italia si legge pochissimo. Nel 2024, il mercato italiano del libro ha avuto un calo sensibile, con vendite totali di libri andati in stampa pari a 1.522,1 milioni di euro, segnando un calo dello 0,9% rispetto al 2023. Le copie vendute sono state 103,210 milioni, con una diminuzione dell'1,8% rispetto all'anno precedente. I lettori forti - chiamiamo così quelli che leggono almeno dodici libri all’anno, uno al mese - sono il 15,4 per cento. E chi sono questi lettori forti? La lettura risulta prerogativa di due categorie precise: i giovani nella fascia d’età 11-24 anni e le donne. Con buona pace del maschile sovraesteso, il famigerato lettore-tipo è una lettrice.


Le cause? Diverse e complesse. I conti andrebbero fatti con le differenze tra i contesti urbani e non urbani, i contesti lavorativi culturalmente aridi, con lo stato sociale, ma è facile accomodare tutte le colpe all’erosione dell’attenzione causata dai social network - Tik Tok e Instagram - che consentono una fruizione, uno scrolling passivo e potenzialmente infinito, rendendo la lettura di un romanzo qualcosa di titanico. Ecco, dunque, affacciarsi nel nostro millennio un nuovo buzzurro sull’amaca, ancora più buzzurro e con un’amaca più comoda comprata su Temu. Un nuovo buzzurro ancora più annoiato, ancora più passivo verso la letteratura. Solo in teoria. 



Il non-lettore-autore


Il paradosso è che proprio quando si legge meno, si scrive di più. La casa editrice più prolifica del 2024 è Youcanprint, piattaforma di self-publishing. Un editore che, pagando, ti permette di pubblicare un po’ quello che ti pare. C’è chi stampa così, dal niente, trecento pagine di un romanzo, senza farsi troppi scrupoli. C’è chi ha l’accortezza di cercare come un romanzo si fa, spesso ciò che l’autore-buzzurro ha in testa è un’idea vaga, un sussulto di qualcosa, e da qui inizia a incappare nelle scuole di scrittura, nei vari corsi online, nei tutorial, per capire come “metterla giù”. Da qui, riduce le sue pagine, partendo dalla sperimentazione della narrativa breve. Si lancia in un tentativo pratico e metodico dove è messo davanti alle regole della condensazione, all’estrema sintesi, alla stringatissima possibilità di descrivere i personaggi, a lavorare su quel famoso iceberg di Hemingwayana invenzione. Ecco che accade il capovolgimento: l’autore-buzzurro ritorna lettore, e perde nel passaggio il suo aggettivo qualificativo che la Jackson gli aveva cucito addosso. Nel tempo che intercorre tra il tentativo e la messa in atto, attraverso il processo creativo limitato a un certo numero di caratteri, a un certo numero di temi, vedrà una spinta verso la lettura, dapprima suggerita, infine autonoma. E il lettore-autore forse non produrrà qualcosa di “letterario” in senso stretto - aggettivo che ancora spendiamo solo per un certo tipo di prosa, per un certo tipo di comunicazione che stentiamo sempre più a capire - ma avrà la possibilità di mettere su carta uno dei suoi modi di leggere la realtà, ricordando a un mondo elitario come quello editoriale che anche il buzzurro vive delle stesse umane intuizioni primitive e sincere dell’autore affermato. Anche nella prosa acerba e nella prosa ingenua vive quello che Cortazar definiva “il seme in cui dorme l’albero gigantesco”. 

Insegnando a raccontare si può insegnare a leggere. Comprendere passa dal partecipare. Tutto questo, almeno, secondo me. 







Bibliografia: 









 
 
 

Post recenti

Mostra tutti
Fenomenologia politica di George R. R. Martin

Valar morghulis : tutti gli uomini devono morire. Nell’opera di George R.R. Martin A Knight of the Seven Kingdoms , riadattata per il piccolo schermo da Ira Parker e appena conclusa su HBO, prende for

 
 
 

Commenti


bottom of page