Il Big Beautiful Bill: spiegone facile sulla legge finanziaria di Trump
- tentativo2ls
- 11 lug 2025
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La Camera degli Stati Uniti ha approvato in via definitiva il Big Beautiful Bill, la grande e bellissima legge, a detta di Donald Trump, voluta dal Presidente americano così tanto da indicare ai suoi stessi alleati la data stringente (e suggestiva soprattutto) del 4 luglio, l’Indipendence Day, come limite massimo per la sua approvazione. E infatti il BBB è stato approvato nel mese di maggio con un solo voto di scarto alla Camera degli Stati Uniti, e poi dal Senato americano, sebbene con alcune modifiche, martedì 2 luglio (anche qui con un voto di scarto). Infine, è passato di nuovo dalla Camera degli Stati Uniti che l’ha approvato con 218 voti favorevoli e 214 contrari.
Nonostante i Repubblicani abbiano la maggioranza del Senato (53 senatori a 47) e della Camera (220 contro 212), il BBB ha incontrato molte resistenze da parte di un gruppo ristretto di deputati repubblicani, che si sono detti preoccupati dall’enorme impatto che la legge avrà sui conti dello Stato americano, perché è programmata per aumentare di oltre 3.000 miliardi di dollari il debito federale su un periodo di dieci anni.
Per questa ragione, l’approvazione è stata problematica anche all’interno dello stesso partito repubblicano, che ha criticato l’eccessivo indebitamento pubblico. Trump però controlla in maniera quasi totale il partito, e ha avvertito che «Maga non è felice», come ha scritto, tutto in maiuscolo, sul suo social Truth, aggiungendo che le urne puniranno i deputati incerti o contrari, e così i Repubblicani hanno trovato i voti necessari.
Tra l’altro, la “Grande e Bellissima legge” è stata anche la vera materia del contendere fra il presidente ed Elon Musk, da cui è poi scaturito l’addio di Musk alla Casa Bianca. Elon Musk ha sostenuto in via ufficiosa che il BBB non presenta profili positivi per lo Stato in quanto crea debito pubblico sul lungo periodo, incidendo negativamente sulle strategie di risanamento dei conti dello stato. In realtà, Musk è fortemente contrario al BBB in quanto, perfettamente in linea con la politica capitalista trumpiana, taglia gli incentivi al mercato delle energie rinnovabili, comprese le auto elettriche, e, quindi, le Tesla.
Inizialmente, il BBB puntava a cancellare tutti gli incentivi al mercato delle rinnovabili introdotti dalla precedente amministrazione Biden, e che consistevano in detrazioni pressoché totali delle tasse da pagare sulle attività di costruzione di impianti solari ed eolici, nonché in riduzioni delle tasse imponibili sull’acquisto di veicoli elettrici. Sebbene la cancellazione di tali incentivi sia comunque prevista dal BBB attualmente approvato, il vaglio del Senato americano ha reso più graduale l’eliminazione rispetto a quella originariamente prospettata dalla legge: dall’eliminazione degli incentivi, come prevista dal BBB, rimangono esenti, infatti, gli impianti solari ed eolici la cui costruzione è iniziata nel 2025, il 60% di quelli la cui costruzione inizierà nel 2026 e il 20% di quelli la cui costruzione inizierà nel 2027.
Ma la “Grande e Bellissima Legge” di Trump non riguarda solo questo. I Democratici criticano il BBB, innanzitutto, perché taglia le tasse da pagare da parte delle fasce più ricche della popolazione.
Infatti, il BBB rende definitivi i tagli alle tasse per le fasce di reddito più alte che erano già stati attuati durante il primo mandato di Trump e che sarebbero scaduti nel 2028, e riduce fino a 30 milioni di dollari le tasse di successione, cioè quelle da pagare nel caso in cui si ereditino dei beni.
Punto fondamentale della campagna repubblicana era anche la deflazione delle tasse statali, che il partito dichiarava essere fissate in misura eccessivamente elevata negli Stati democratici. Perciò, il BBB ha introdotto una misura per alleggerire il peso fiscale sul reddito delle persone: dalle tasse dovute al governo federale andranno sottratte quelle pagate a livello statale (effettivamente più alte negli Stati governati dai Democratici), fino a un ammontare massimo di 40 mila dollari.
Infine, sul tema fiscale, il Governo Trump ha mantenuto un’altra delle promesse della campagna elettorale del suo secondo mandato, in linea con quanto era stato promesso anche dalla candidata democratica Kamala Harris, eliminando le tasse sulle famose mance.
Tuttavia, la riduzione delle tasse da pagare provoca inevitabilmente una riduzione dell’entrate nelle casse dello Stato.
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I risultati sull’economia americana sono già visibili. Moody’s, una delle agenzie di valutazione del credito più influenti al mondo tra quelle che si occupano di rating, ha abbassato il rating dei titoli di Stato degli Stati Uniti, cioè quegli strumenti finanziari che vengono utilizzati dagli Stati per farsi prestare soldi dagli investitori e con cui si costituisce il debito pubblico. In altre parole, il rating è una valutazione sulla stabilità finanziaria di un paese, perciò, tanto più è alto il rating, tanto più il rischio che un paese non possa pagare i suoi debiti è ritenuto basso. Gli Stati Uniti avevano il voto più alto possibile (Aaa) perché sono ritenuti un paese con un’economia solida, ed è improbabile che smettano di rimborsare il debito pubblico che creano. Il declassamento del rating da parte di Moody’s (che ha ora attribuito ai titoli di Stato americani il rating Aa1, una fascia sotto l’Aaa), comunque, non significa che l’economia statunitense vada male e che perciò è aumentata la probabilità che l’America non paghi i suoi debiti. Però Moody’s ha detto che l’enorme debito pubblico statunitense, che sta crescendo nel corso degli anni, non è più coerente con il rating più alto, aggiungendo che non ci sono prospettive neanche per un miglioramento del rating, e questo perché le proposte di riduzioni delle tasse che saranno attuate con il BBB non faranno altro che peggiorare i conti.

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