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I topi non siamo noi: decostruire il mito di Universe 25, come l'esperimento più famoso dell'etologia diventa un pretesto per ideologie tossiche.

  • Immagine del redattore: tentativo2ls
    tentativo2ls
  • 6 lug
  • Tempo di lettura: 4 min

Se doveste mai domandarvi l’esistenza passata di una città utopica, nella quale tutto è garantito, gratuito, il lavoro non esiste, i pericoli esterni non pervenuti, sappiate che ciò è avvenuto: non per gli umani, ma per i topi.


Anno 1968. L’etologo statunitense John B. Calhoun decide di creare Universe 25, il paradiso dei topi. Un enorme recinto costituito da 4 blocchi al cui interno vengono collocati 16 appartamenti su altezze diverse, cui corrispondono circa 256 unità che potevano contenere fino a 15 topi cadauna: 3800 topi come numero massimo. Collocato all’interno di un laboratorio, Universe 25 era provvisto di qualsiasi elemento per garantire la massima qualità della vita dei suoi abitanti: cibo, acqua e materiale per nidificare illimitati, una perfetta temperatura ambientale, assenza totale di predatori esterni, pulizia del recinto ogni 4 settimane. Vengono inizialmente collocate 4 coppie di topi in perfetta salute, senza malattie genetiche né parassiti, e i risultati si manifestano come previsto: i topi si riproducono e avviene un sensibile aumento della popolazione del recinto, da 8 a poco più di 600 esemplari in circa un anno. Tuttavia, la crescita della popolazione comincia a rallentare, fino ad arrivare al picco dei 2200 dopo quasi 2 anni: dopo questa cifra, il tracollo. L’utopia dei topi, come una Rapture per roditori, non riuscì a tenere il passo nel rapporto nascite-decessi e si estinse nel 1972 con la morte dell’ultimo dopo.


Calhoun, che non era digiuno di esperimenti sui roditori e sul loro comportamento, attribuì la principale causa di questo tragico esito al sovraffollamento dell’ambiente. La iniziale diminuzione delle nascite è causa di una prima situazione di insofferenza percepita dai topi in quanto gli spazi, sebbene fossero ampi, non venivano sfruttati dagli stessi, poiché masse di roditori sovraffollavano alcuni locali come, per esempio, quelli dediti alla distribuzione di cibo e i passaggi per arrivare agli appartamenti. Calhoun notò inoltre che i topi avevano preso l’abitudine di consumare i pasti non in momenti separati, ma tutti contemporaneamente, dato che il movente auto-conservatore della nutrizione aveva lasciato spazio a quello della socialità: ciò causava congestioni negli spazi adibiti alla somministrazione di cibo e acqua, che portò a comportamenti antisociali come aggressioni e violenze sessuali.


Un trend che intaccò i successivi giorni all’interno dell’utopia, dove la sovrappopolazione e la necessità dei maschi di dominare gli altri creava lotte estenuanti tra i troppi contendenti, dove le femmine smettevano di occuparsi della prole a causa dello stress e delle continue minacce ricevute dagli stessi topi maschi. L’istinto di autoconservazione e di sottrazione alla violenza spinse alcuni topi – che Calhoun descrisse come “the beautiful ones” – a rifiutare completamente ogni rischio e ogni spinta alla competizione per le femmine, preferendo ritirarsi dalla vita sociale e dal proprio “imperativo biologico”. I sempre meno nuovi nati, se sopravvivevano alla fase dello svezzamento, non avevano modelli di riferimento sul comportamento riproduttivo, condannando tragicamente e inconsciamente la colonia all’estinzione.


L’esperimento permise a Calhoun di introdurre il concetto di fogna comportamentale (behavioral sink), nel quale si stabilisce che una società fortemente sovrappopolata tende a mostrare comportamenti antisociali e disfunzionali con i propri simili a causa dei costanti e irrefrenabili contatti meccanici tra individui della stessa specie, del “assenza di privacy” e dalla presenza di un maggior numero di individui rispetto ai ruoli sociali previsti. Una morte sia fisica che sociale, come asserirà nella sua relazione finale.


Universe 25 è stato ripreso da divulgatori, blog e scienziati anche nella ricerca di un parallelo con il comportamento umano. Sui social coach e video motivazionali attribuiscono, molto superficialmente, la causa dell’estinzione della colonia alla categoria dei beautiful ones. L’ascetismo di questi topi in perfetta salute fisica e psicologica viene indicato come un atteggiamento smidollato ed egoistico, volto all’individualismo estremo e al rifiuto di ogni rischio per salvare i propri simili: mancanza di sacrificio, di forza di volontà, di rispetto per il prossimo, paragonati ai moderni hikikomori. Altre somiglianze coinvolgono il rapporto tra la demografia dei paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo e del “terzo mondo”: nei primi, l’assenza di carestie o epidemie di malattie ad alto tasso di mortalità ha causato un calo netto delle nascite, a differenza di paesi meno sviluppati nei quali si contano più di due figli per donna.


Gwern Branwen, anonimo ricercatore e curatore del sito gwern.net, in un articolo dal titolo Does Mouse Utopia Exist? attribuì all’esperimento una multifattorialità che smentiva la teoria della fogna comportamentale di Calhoun: malattie probabilmente autoimmuni non previste durante la selezione dei topi; conseguenze date da parti incestuosi e da una scarsissima diversità genetica tra la popolazione (mutational meltdown); sterilità, assessualità e mancanza d’istinto materno che – come citato da Calhoun – sono derivate dalla continua sensazione di pericolo e da una persistente e involontaria forzatura delle relazioni sociali; cause date tuttavia non dal sovraffollamento, ma dalla riduzione dello spazio di movimento. Nel 1966 lo scienziato Alexander Kessler (Rockfeller University) effettuò esperimenti simili a quelli di Calhoun, ma con una diversità genetica dei topi maggiore: in questo modo i topi mantennero comportamenti antisociali e asessuali, ma non vi fu né il tracollo demografico avvenuto con Calhoun, né una cessazione permanente della riproduzione.


Universe 25 è stato lo spauracchio per un terrorismo psicologico non troppo velato, prendendo l’esperimento estremo di Calhoun come monito per la società contemporanea visti i numerosi punti di contatto: curva delle nascita, abbondanza di risorse, asocialità e individualismo. La ricerca di capri espiatori come i bellissimi e inutili topi dell’esperimento, presunto motore dell’estinzione della colonia, potrebbe sembrare la soluzione più adatta per vendere stili di vita e nuove soluzioni tossiche. Soluzioni che impongono la lotta continua, l’imposizione a tutti i costi sugli altri uomini, l’emergere degli alfa anche a costo di rimanere feriti, traumatizzati, fagocitati in un sistema che – come visto – non permette necessariamente la sopravvivenza della specie. Quando un mental coach vi dirà che solo questi esemplari potranno portare l’umanità a prosperare, fatevi una risata.


Fonti:




 
 
 

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