Gli anticorpi della città turistica: Napoli, Ghazara e l'esperienza dei luoghi di uso civico: un modello che sfida privatizzazione e turistificazione
- tentativo2ls
- 10 giu
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La Napoli da cartolina e le sue criticità
Nell’epoca dell’overturism, parlare di realtà autonome e svincolate dalle logiche di mercato assomiglia sempre più a una boccata d’aria fresca. Forte dell’impatto internazionale dato dagli ultimi scudetti vinti – e di un’immagine all’estero sempre più romanticizzata e ridotta a “città dove il tempo si è fermato” – Napoli sta conoscendo un corposo via vai che ingolfa centro storico, l’aeroporto Capodichino, il lungomare Caracciolo e i locali del tempo libero. Le conseguenze dell’appetibilità – ormai conosciute a memoria dalle città d’arte italiane – si traducono in una inevitabile crescita dei prezzi di case e servizi, una glamourizzazione dei vicoli storici, una onnipresenza di paccottaglia e souvenir di ogni sorta, squisitamente prodotti all’estero. Capire come cambia una città significa scovare e comprendere quali siano le realtà che resistono, riqualificano spazi e tentano di prendersi cura della res publica; i luoghi deputati all’incontro con la cittadinanza per ripensare nuovi modelli di convivenza possono essere dei più disparati, dai parchi pubblici agli spazi occupati, fino alla realizzazione di veri e propri festival.
C’è chi dice no: una conversazione con Mariachiara di Spazio Ghazara
La rivista mensile La Gazzetta Letteraria nasce inizialmente negli ambienti scolastici di Napoli, per poi diffondersi a macchia d’olio all’interno del tessuto culturale e sociale partenopeo. Mezzo imprescindibile per le attività del collettivo che cavalca il progetto riguarda la fedeltà al territorio e la propria presenza solida nei vari luoghi d’interesse pubblico; inizialmente ospiti presso la sede dell’associazione di volontariato GAN (Gruppo Archeologico Napoletano), le persone de La Gazzetta Letteraria si sono successivamente adoperate – tramite conoscenze e contatti con realtà metropolitane analoghe – alla ricerca di nuovi spazi pubblici per portare avanti carnevali di progetti d’interesse culturale e sociale: dibattiti, presentazione dei nuovi numeri della rivista, proiezioni cinematografiche indipendenti, passeggiate letterarie urbane, gruppi di lettura. Nel novembre 2025 La Gazzetta cambia pelle: nasce Ghazara, un progetto culturale multiforme il cui mensile continua a vivere sotto il nome di Compost, e l’inaugurazione di una open call – rivolta a realtà indipendenti locali e nazionali – per la seconda edizione di Gaia – Festival della cultura libera, cui AtTempto ha partecipato come espositore e promotore della sua realtà editoriale.
Nella due giorni di Gaia – tenutasi il 15 e il 16 maggio – i luoghi deputati sono stati l’ex Asilo Filangieri (centro storico di Napoli) e Villa Medusa (quartiere Bagnoli): due edifici caduti in disuso e restituiti alla città grazie all’operosità di volontari e abitanti della zona, successivamente dichiarati dalla sovrintendenza cittadina «luoghi di uso civico e collettivo urbano»; uno strumento giuridico che consente ai questi luoghi di rimanere di proprietà comunale, ma la cui gestione e utilizzo per attività di stampo sociale e culturale viene concessa liberamente alla cittadinanza, lontano da logiche di esclusività e mercificazione.
«La scelta di ospitare la seconda edizione di Gaia – Festival della cultura libera presso Villa Medusa» – racconta Maria Chiara, una delle fondatrici di Ghazara – «è stata presa grazie a membri del collettivo che conoscevano la realtà e le persone che ci collaboravano. La nostra referente per gli eventi ha quindi contattato i responsabili attività di Villa Medusa e, dopo aver spiegato loro la nostra iniziativa, abbiamo raggiunto l’ok e dato il via alla preparazione e organizzazione del festival. Stessa cosa per l’Asilo Filangieri, dove avevamo già conoscenze pregresse con persone che si occupavano della gestione e dell’organizzazione di eventi al suo interno». Un sistema ben lubrificato, quello del passaparola e della rete di conoscenze cittadine, utilissimo per tutte le altre occasioni d’incontro e di aggregazione per le attività di Ghazara. «Uno dei punti forti del collettivo è dato dalla proattività dei suoi membri. In molti hanno contatti con persone che attraversano spazi comuni, locali, altri luoghi di uso civico e urbano: ogni proposta è ben accolta perché consideriamo stimolante e necessario questo continuo scambio di relazioni con ogni luogo della città. Tuttavia, notiamo frequentemente anche l’avanzare della privatizzazione degli spazi pubblici e la turistificazione di massa».
Una speranza Made in Sud per il domani delle città assalite
Ciò che emerge dal racconto di Ghazara e del festival Gaia è – in conclusione – qualcosa che va ben oltre la cronaca culturale locale: è la fotografia di una città che non aspetta di essere salvata, ma che connette energie sparse e produce senso collettivo dal basso. In un paese che fatica a immaginare modelli alternativi di spazio pubblico – al di fuori del consumo e del turismo – lo strumento dei luoghi di uso civico e collettivo urbano offre una strada concreta: separare la proprietà dall'uso, lasciare il primo al Comune e restituire il secondo alla comunità. Soluzioni che non richiedono grandi risorse, ma volontà politica e una rete di persone disposte a occuparsene.
Il modello esiste già, funziona e ha una base giuridica. Eppure resta poco conosciuto, talvolta liquidato come un'eccezione folkloristica meridionale, anziché come il risultato di decenni in cui l'assenza delle istituzioni ha costretto comunità e collettivi a costruire dal basso ciò che altrove veniva garantito dall'alto.
Realtà come Ghazara sono nate, in parte, anche grazie alla necessità di rispondere alle difficoltà strutturali del meridione. Questo non significa romanticizzare la mancanza, né trasformare il disagio in virtù, ma significa riconoscere che certi territori hanno accumulato un'esperienza pratica nella gestione dal basso che vale la pena studiare e, dove possibile, adattare.
Portare questo modello all'attenzione di amministratori e cittadini in altri contesti sarebbe quindi un passo utile per moltiplicare gli strumenti disponibili a chiunque voglia sottrarre uno spazio alla logica della rendita e restituirlo all'uso comune. I luoghi di uso civico e collettivo sono anticorpi replicabili contro la turistificazione e la privatizzazione strisciante: il Sud, in questo, ha già qualcosa da insegnare per esperienza concreta.

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