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Fuga nel bosco digitale: l’estetica dell’evasione e il rifiuto del brainrot

  • Immagine del redattore: tentativo2ls
    tentativo2ls
  • 16 lug 2025
  • Tempo di lettura: 5 min
 I meme nonsense realizzati con l’IA rispecchiano un malessere e un utilizzo sempre più passivo dei social. Una risposta può forse arrivare da quelle sottoculture fantasy che non perdono tuttavia il contatto con la realtà.

Se n’è parlato in varie forme, sui vari mezzi di comunicazione: uno squalo con le Nike. Un’oca fusa con un jet. Un frigorifero-cammello con dei mocassini.


L’Italian Brainrot sta cavalcando un successo inaspettato anche all’estero, non risparmiando nemmeno il profilo TikTok del Partito Democratico americano, che ha utilizzato in un video satirico uno degli audio appartenenti ai video-meme – condito da una bestemmia – per portare avanti la sua crociata social contro Elon Musk. I motivi di tale esplosione?


Il sempreverde nonsense, la ormai solidificata capacità di dare in pasto agli scrollatori sfegatati un contenuto che sia immediatamente comprensibile e il meno forbito possibile. Il messaggio deve arrivare subito, senza alcuna capziosità. Tuttavia, se lo shitposting ha risucchiato l’attenzione di una fetta sostanziosa di utenti online, ottenendo un risalto mediatico che non fa altro che soffiare sul fuoco della popolarità, esistono e resistono meme che introducono nuove forme estetiche per comunicare realmente un messaggio e per portare sotto i riflettori una denuncia


 Il rispolvero dell’iconografia fantasy:

I do not wish to work. I wish to live in the forest and speak to frogs. Come accompagnamento a questa scritta, l’immagine di quello che è a tutti gli effetti uno stregone, chinato sulla riva di un acquitrino immerso in un bosco: cappello blu a punta, folta barba bianca, tunica purpurea che arriva ai piedi. Elementi che chiunque ha conosciuto grazie a saghe cinematografiche come Il Signore degli Anelli e all’estetica sci-fi e fantasy che dagli anni ‘70 agli anni ‘90 hanno caratterizzato copertine di libri, poster, t-shirt. Un’altra immagine, priva di scritte, mostra una palude dominata da verde e umidità: funghi, alberi ad alto fusto, muschio ovunque. Nessun segno di tecnologia, nessuna traccia di modernità


Non si tratta di un ripescaggio di vecchie immagini provenienti da qualche archivio o album fotografico e successivamente digitalizzate, ma di un fenomeno underground nato e sviluppatosi su Internet, inizialmente su Reddit e successivamente su Instagram e TikTok: parliamo dell’Estetica dell’evasione, nata dopo la pandemia e consolidatasi nella loggia mainstream delle sottoculture tra il 2021 e il 2023.


Va specificato che non si tratta di un monolite, ma di un termine ombrello che raggruppa diversi movimenti minori, come il Wizardposting (caratterizzato dalla presenza fissa di maghi) e il Goblincore (caratterizzato da forme di vita come goblin, folletti, e altre creature fantastiche). Di quest’ultimo la particolarità è quella di essere diventato, oltre a un movimento estetico caratterizzato da immagini, anche una moda da sfoggiare nell’abbigliamento (maglioni oversize di seconda mano, gioielli luccicanti e pendenti di legno riconducibili allo sciamanesimo, profumi le cui essenze derivano da ambienti come paludi e foreste) e nelle abitudini (collezionare amuleti, pietre, vagare per i boschi e riconnettersi con la natura).


Un successo che non può essere che figlio degli anni post-pandemia. Nel Wizardposting, il modo in cui vengono raffigurati i maghi è l’esempio perfetto: cavalcare draghi, preparare incantesimi, entrare nei dungeon, riposare seduti, sdraiati, accovacciati. Sull’erba, su un’amaca, su un letto di paglia.


 Diritto all’ozio, ritorno alla vita bucolica e disconnessione: ecco i capisaldi dell’Estetica dell’evasione, ecco la denuncia e l’insofferenza del contemporaneo che meme, reels e immagini di ogni sorta intendono far trapelare agli spettatori. Le didascalie che contornano le immagini fanno spesso riferimento alla durezza della vita lavorativa, con critiche al burnout, alle dinamiche tossiche che caratterizzano il luogo di lavoro, al mobbing


Simulare per esorcizzare la monotonia quotidiana

 Nel 2022 l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) ha pubblicato un’indagine dal titolo OSH Pulse – Sicurezza e salute sul lavoro dopo la pandemia: nello studio, viene riportato che il 44% dei lavoratori europei ha avvertito un aggravarsi della percezione dello stress da lavoro, il 46% ha percepito un sovraccarico causato dalla mole di lavoro, il 27% ha ammesso di soffrire di stanchezza generale e depressione. Accanto a queste tendenze si è fatto poi conoscere in modo generalizzato il fenomeno delle great resignation (dimissioni in massa dal proprio posto di lavoro) e quello della sempre più capillare diffusione dello smart working. Una situazione non migliorata negli ultimi anni, con un 2024 – secondo una ricerca condotta dal Boston Consulting Group su otto paesi di diverse aree geografiche – in cui il 48% dei lavoratori ha denunciato di soffrire di condizioni psicologiche legate allo stress lavorativo


Su Reddit r/wizarposting è la community di riferimento per stregoni e maghe digitali; l’utente TheThoughtmaker, un mago-artificiere della casata di Delthorensdale, commenta così un meme che denuncia gli obblighi capitalisti quotidiani (lavorare al pc) che non gli permettono di rimanere nella sua capanna a preparare pozioni


"Excel è una delle mie magie più potenti. Mi permette di quantificare le proprietà emergenti dei sistemi complessi, che è un voodoo a livello di Laplace."


Un altro utente risponde chiedendogli se sia per caso un tecno-mago, una classe che Illiteratejedi – un secondo utente che partecipa alla discussione – possiede grazie alla sua abilità mistica nel compilare tabelle pivot, sempre su Excel.


 Sdrammatizzazione e role play; gli utenti creano delle entità fittizie (ma non troppo), ironizzando sulla routine lavorativa, pennellando il tutto in un’atmosfera fantasy


Magia e vita bucolica significano anche educazione al consenso e al rispetto:

Le linee guida di r/wizardposting danno enfasi alla dimensione fantasiosa del role play, creando un luogo con regole in cui ci si senta al sicuro: sii un mago malvagio, ma non uno che odia. Se qualcuno rifiuta la tua richiesta di studiare assieme un’antica pergamena, non insistere.


Se quindi con il brainrot l’assorbimento dei contenuti avviene in maniera unicamente passiva, disimpegnata, scevra dalla creazione di una qualsiasi community con regole da seguire e “norme di buon vicinato”, con l’Estetica dell’evasione si viene caldamente invitati a un’attuazione delle stesse nella vita reale, per poi sfociare anche nel ripensare la propria quotidianità, partendo dal proprio outfit fino ad arrivare alla routine giornaliera e il proprio rapporto con gli altri.


r/goblincore – che conta 191mila goblins – ha saputo distinguersi come safe space per la comunità LGBTQIA+ e neurodivergente, oltre a presentare un suo subreddit (r/GoblinPenpals) in cui conoscere persone nuove, potenziali amici di penna, ma anche come mercatino online in cui scambiarsi amuleti e altri oggetti realizzati in casa.


Il collante di questa volontà di ingrandire e fidelizzare la comunità dei goblin risiede nel rifiuto dell’estetica convenzionale: il goblin è per definizione una creatura sgradevole, iconograficamente considerata malevola e dispettosa, attratta dagli oggetti scintillanti. La presunta malvagità del goblin viene associata al suo aspetto, in una sorta di lombrosiana generalizzazione, tramandata in questo modo nell’universo fantasy. Come asserito da Lara Boyle, in un articolo uscito per il magazine letterario Farside Review, farsi goblin e autocelebrarsi come goblin diventa quindi un modo per rigettare la canonicità del bello tramite le proprie abitudini e le proprie presunte imperfezioni fisiche e materiali, stabilendo così la crescita della stessa comunità alternativa.


"Viviamo in un mondo ossessionato dal singolare obiettivo di raggiungere la bellezza in ogni cosa. Vogliamo le calde acque cristalline delle isole dei Caraibi, non gli stagni torbidi e agghiaccianti in cui ci pentiremo di non esserci tuffati una volta partiti […] La premessa iniziale del Goblincore cercava di mostrarci che la sporcizia merita lo stesso apprezzamento che diamo alle montagne, allo stesso modo in cui i nostri difetti meritano lo stesso timore reverenziale che diamo alle perfezioni di altri. La foresta mi accetta con i miei calzini spaiati, le mie cicatrici da acne, le mie stranezze."


Una vera fuga dallo shitposting, tra il suo rischio di contaminazione

In un’epoca in cui l’algoritmo premia la velocità, la leggerezza e l’oblio, l’estetica dell’evasione opera un’inversione silenziosa ma radicale: rallentare, poltrire, sporcarsi, essere brutti, inadeguati, stanchi. Abitare la foresta (digitale o reale), parlare con le creature che in essa vivono, raccogliere pietre e stendersi a terra diventa un atto di dissenso, una fuga dal dominio produttivo travestita da folklore. Non è una rivoluzione, ma una frattura. Un tentativo di cercare e possibilmente trovare un varco nel cemento.


La foresta digitale è lì, a portata di mano; ma basterà solo entrarci per restare?


Fonti:




 
 
 

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