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Fantozzi torna al cinema…e non ci sembra più così sfigato

  • Immagine del redattore: tentativo2ls
    tentativo2ls
  • 20 apr 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Il ragioniere più amato (e deriso) d'Italia compie cinquant’anni. Un compleanno che porta inevitabilmente i segni del tempo. Se le opere d'arte nel mondo contemporaneo invecchiano ad un ritmo incalzante, senza dubbio i film comici sono le produzioni che più subiscono il peso degli anni. Persino una commedia degli anni Ottanta o Novanta, se non data in mano a grandi sceneggiatori e registi, appare oggi già obsoleta, spesso non più in grado di smuovere una risata nelle generazioni più giovani. È straordinario, tuttavia, notare come tali dinamiche non si applichino ai maestri del cinema muto e della slapstick comedy.


Un film di Charlie Chaplin o di Buster Keaton è ancora oggi in grado di affascinare e far ridere un pubblico trasversale di adulti e bambini, di spettatori casuali e “cinefili”, basandosi su diversi livelli di linguaggio comico. Da un lato mettendo in scena gag fisiche e situazioni esagerate, al limite del ridicolo, dall’altro lanciando spesso un messaggio politico e sociale più profondo. Allo stesso spettatore viene “concesso” di rivedere il film concentrandosi sugli elementi che preferisce, permettendo all’opera di funzionare in qualsiasi modo la si voglia vedere e interpretare.


È l’unione tra genialità e semplicità a fare la forza di un film comico. Si pensi anche a casi più “recenti” come la serie parodistica e demenziale di “Una pallottola spuntata” (1988 – 1994), ideato dal trio Zucker-Abrahams-Zucker e interpretato magistralmente da Leslie Nielsen, ancora oggi un cult intramontabile e che ha molti punti in comune con le disavventure del ragioniere.


Proprio come Chaplin e Keaton anche il Fantozzi di Paolo Villaggio diventa una maschera, forse l’ultima grande maschera della commedia italiana. Basta un basco e dei pantaloni ascellari per capire subito di chi stiamo parlando. Un personaggio iconico e pop, in grado di entrare nell’immaginario collettivo. Tutti amano Fantozzi, ma ovviamente nessuno vorrebbe essere come lui.

Ma ripartiamo dall’inizio. Il 27 marzo del 1975 esce nelle sale italiane “Fantozzi”, film tratto dall’omonimo romanzo (e best seller) scritto nel 1971 dal comico genovese Paolo Villaggio, che riuniva una serie di racconti apparsi a cavallo tra anni Sessanta e Settanta sul settimanale “L’Europeo”. È un successo clamoroso. Il film raggiunge le sei miliardi di lire al botteghino e diventa il maggior incasso della stagione 1974-1975. Si pensa subito ad un seguito, prima letterario e poi cinematografico, con “Il secondo tragico Fantozzi” del 1976. Da qui nasce una serie di film che, tra alti e bassi, arriverà sino al 1999.


Fantozzi diventa un’icona, un personaggio amatissimo da pubblico e critica e una delle poche maschere italiane realmente trasversali tra le generazioni. A marzo, in occasione del cinquantesimo anniversario, il primo film è tornato in sala in versione restaurata in 4k. Eppure, per chi è andato a vederlo, anche Fantozzi, nel 2025, è apparso fuori tempo massimo.


No, il problema non è la sua comicità, le scelte registiche, la qualità generale del film (ancora oggi, per i primi due capitoli, estremamente valida e figlia di un periodo del cinema italiano in cui dietro alle grandi commedie c'erano nomi di registi di mestiere come, in questo caso, Luciano Salce, già autore tra gli altri del cult "Il federale" del 1961), bensì la posizione sociale stessa del protagonista.

Fantozzi ragioner Ugo, matricola 1001/bis. Da sempre l'esempio massimo, ormai entrato persino nei vocabolari e nella cultura popolare, dello sfigato, dell'italiano medio ignorante, consumista e schiavo della società capitalistica, costretto a lavorare senza prospettive per rincorrere la speranza di una felicità, per lo più materiale e mediocre, a cui non arriverà mai. Una storia tragica (o meglio, tragicomica). Eppure, se ci pensiamo bene Fantozzi ha un lavoro a tempo indeterminato, una famiglia, una casa e una macchina di proprietà, può permettersi vacanze, qualche volta dei vizi o dei lussi, addirittura, ad un certo punto della sua lunga filmografia, può persino andare in pensione, un miraggio per le giovani generazioni contemporanee.


Insomma, lo sfigato degli anni Settanta ci appare oggi, tutto sommato, come una persona piuttosto abbiente. Un Fantozzi piccolo borghese.

Sia chiaro, il colpevole di questo non è certo Paolo Villaggio, che nei suoi libri prima, e nella trasposizione cinematografica poi, seppe cogliere alla perfezione il clima politico e soprattutto sociale dei suoi anni, presentando un ritratto impietoso della classe media impiegatizia italiana, totalmente alienata dal proprio lavoro e di cui lo stesso Villaggio aveva fatto parte. Sono stati i bruschi cambiamenti economici e sociali a cui l'Italia è andata incontro negli ultimi cinquant'anni a far si che la realtà del mondo che ci circonda superasse anche la commedia iperbolica (e spesso distopica) di Fantozzi.


Fantozzi nel 2025 sarebbe un freelancer, assunto probabilmente con contratto a progetto o a tempo determinato, che si barcamena in mille lavori e lavoretti per riuscire a mantenere l'affitto di un qualche miniappartamento nella periferia di Milano o Roma (si noti che nei film della serie, volutamente, non si capisce mai in che città ci troviamo, come anche non viene mai veramente spiegato di cosa si occupi la celebre “megaditta”, proprio per mantenere l’idea che ci si stia riferendo all’intero ceto medio nazionale). Forse, come disse qualche tempo fa lo stesso Paolo Villaggio, sarebbe un elettore di estrema destra, perché l’unica cosa che, nel celebre cinismo dell’autore, può fare un alienato schiacciato dalla società come Fantozzi è odiare e disprezzare chi è più alienato e odiato di lui.

Per il Fantozzi del 2025 il suo omologo di cinquant’anni prima sarebbe ora il modello a cui aspirare, la vita dei sogni. Lavoro sicuro? Magari. Famiglia? Voglio vederti a mantenerla con questo stipendio. Vacanze? Non posso, devo lavorare. Pensione? Dai siamo seri, non siamo mica in un film.



Fonti:


Libri

P. Villaggio, Fantozzi, Milano, Bur, ed. 2017.

P. Villaggio, Il secondo tragico libro di Fantozzi, Milano, Bur, ed. 2017.

 

Film

Fantozzi, regia di L. Salce, Italia, 1975.

Il secondo tragico Fantozzi, regia di L. Salce, Italia, 1976.

 

Podcast

Storyboard di Gabriele Niola (prodotto da Luckyred), ep. 7 – Fantozzi: storia di un impiegato, 24 novembre 2023.

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