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ESSERE TRO*E RADICALI

  • Immagine del redattore: tentativo2ls
    tentativo2ls
  • 9 gen
  • Tempo di lettura: 4 min

Durante i primi anni ’90, sotto i riflettori dei concerti delle Bikini Kill, Kathleen Hanna portava sul palco molto più della voce di una band punk: la parola SLUT ben scandita sulla pancia, a testa alta, mentre mangiava il palco. Lo faceva per rispondere allo slut‑shaming e, più in profondità, alla violenza simbolica usata per controllare e umiliare i corpi delle donne. Prendendo un insulto carico di stigmi e sputandolo in faccia alla cultura patriarcale, Hanna ne svuotava il potere offensivo e lo trasformava in pratica di resistenza culturale, divenendo un’icona per il femminismo riot grrrl e la reclamazione linguistica.


Quel gesto, crudo e feroce, non era solo performance: era politica incarnata, storia di un corpo in rivolta contro la norma. La riappropriazione dei termini offensivi, però, non è mai stata semplice né universalmente accettata.


Il femminismo di terza onda, con la sua attenzione alla sessualità, al linguaggio e alla cultura popolare, apre la possibilità di ribaltare gli insulti, ma senza mai arrivare a una vera pacificazione semantica. Ancora oggi, la neutralità di parole come “troia” o “slut” appare quasi irraggiungibile, perché il linguaggio resta uno strumento di controllo sociale prima ancora che di espressione individuale. Ma sotto il segno del Sagittario, in un paesino vicino a Zagabria, è nata una nuova messia per il movimento di rivendicazione: Tea Hacić‑Vlahović è una scrittrice croato‑americana, performer, editorialista e artefice di ciò che oggi è il vero e proprio movimento delle TROIE RADICALI. Quando scoppia la guerra in Iugoslavia, la sua famiglia emigra negli Stati Uniti; successivamente, con una borsa Erasmus, arriva in Italia e finisce per farne non solo casa, ma campo di battaglia culturale.


Nonostante i confini nazionali, la sua voce rimane internazionale, spaziando tra libri, magazine, performance e soprattutto il suo podcast mensile in italiano, TROIE RADICALI. La scelta del nome, non il semplice titolo di un podcast, ma vero e proprio statuto, viene raccontata nella versione inglese dell’intervista rilasciata a Vogue CS.


“It’s a nice word, it rolls off the tongue… Trrrrroya!”


La scelta del titolo nasce da un’esperienza diretta. In un’intervista a Vogue Italia, Tea racconta: «In Italia tutti usavano questa parola per definirmi». “Troia” era l’etichetta pronta, il giudizio automatico. Invece di respingerla, Tea decide di attraversarla, di impossessarsene. Le piace il suono, rifiuta la sua funzione punitiva e la trasforma in linguaggio condiviso. Il podcast diventa così l’origine di un immaginario politico e culturale, non conciliatorio, non rassicurante. È solo a questo punto che prende forma la figura della Troia Radicale.


Non come identità rigida, ma come modo di stare al mondo. Per una Troia Radicale, essere “troia” non è una colpa, né una provocazione da esibire: è uno dei modi possibili di esistere, senza giudizio e senza gerarchie morali. Non definisce, non riduce, non spiega una persona.


È una condizione mobile, attraversabile, che può includere desiderio, eccesso, vulnerabilità e potere. La neutralità del termine non è pacificazione: è un atto politico radicale, perché sottrae la parola alla sua funzione disciplinante e la restituisce a chi la vive sul proprio corpo. Questa visione trova forma nella poesia-manifesto dell’artista: Il manifesto estetico e filosofico di questa posizione esistenziale trova espressione anche in una poesia originale di Tea, riportata in un intervista a Vogue include come parte integrante dell’ideologia del movimento. I versi, provocatori e lirici, mescolano immagini di vita quotidiana (sigarette fumate in fretta, vicoli bui, stelle non viste) con una visione di autonomia radicale che sfida ogni norma.


Troie Radicali see in the mirror / life passes through their fingers / like the last cigarette smoked fast…


La poesia, filtrata dalla sublime estetica caratteristica dell’autrice, descrive l’archetipo di “troia”, cosciente del mito della giustizia, che rifiuta il concetto di redenzione: non sono peccati, ma come premi simbolici in un mondo che non è per loro.


La metafora del tempo che non può essere ucciso se non dal tempo stesso, e l’esortazione finale a “Be the star of your own film!”, incarnano una filosofia di soggettività forte, auto‑determinata e decostruita. Troie Radicali non sono solo femministe: sono soggettività in rivolta contro il perbenismo, contro l’idea che la vergogna sia una virtù, contro le norme che definiscono cosa è “troppo” o “poco”. E come Tea stessa afferma in altro contesto, la definizione si amplia fino a includere chiunque voglia libertà personale e sociale: “Una Troia Radicale di solito è una donna, ma può essere qualsiasi persona: un queer, un uomo gay, anche una suora… una persona però che sente e soprattutto che vuole una libertà personale, ma la vuole anche per gli altri.” (Rolling Stone Italia) Il podcast, una radio punk registrata sul letto con un iPhone e un microfono fuzz, intervallato da motivetti intonati con un’armonica a bocca, è autarchico e diretto.


Trattando temi di femminismo, giustizia sociale e politica in modo non serioso e politicamente scorretto. Le sue Troie non vogliono istruzioni di vita da nessuno: “Don’t ask advice from a Troia — she’ll tell you to do what she does.” (Vogue CS) In un’epoca in cui i podcast e le piattaforme digitali sono saturi di messaggi sponsorizzati e brand, questo show si contraddistingue per la contaminazione culturale — una radio punk lanciata da un letto, un manifesto vivo contro ogni forma di censura linguistica e morale. Non è solo satira, non è solo protesta: è sovversione incarnata, un modo di vivere che rifiuta di chiedere spazio,se lo prende invece con rabbia pungente, nella bellezza brutale che naturalmente vi si genera.



FONTI:


“The Power of Reclaiming Controversial Terms” Dictionary Tea Hacic‑Vlahovic: la scrittrice cult politicamente scorretta si racconta (Vogue Italia) Vogue Italia


Menace to Society: How to be a “Troia Radicale” (Vogue CS) Vogue CS


Tea Hacic-Vlahovic: “La cosa più cool oggi è l’onestà” - La Stampa

 
 
 

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