Citizen Vigilante - Perché il film di Uwe Boll non va preso sottogamba
Un Paese non meglio specificato dell’Europa dell’Est. Una donna rimane vittima di quello che i notiziari dichiarano essere l’ennesimo reato commesso da un immigrato nei confronti di una persona bianca. Ma una speranza c’è. Un misterioso vigilante, il palazzinaro Michael Sanders (Armie Hammer), si aggira per le strade cercando di portare giustizia in un mondo che sembra solo intenzionato a proteggere criminali dalla pelle scura. Sulle sue tracce c’è il capo dell’Interpol Henry (Costas Mandylor), chiamato a difendere lo status quo e la democrazia, mentre online sempre più persone sembrano apprezzare le gesta dell’eroico giustiziere.
L’ultima fatica del tedesco Uwe Boll è il caso cinematografico dell’anno e, purtroppo, va preso estremamente sul serio. Vero, dal punto di vista prettamente tecnico non c’è poi molto da dire se non che si tratta di un disastro sotto ogni punto di vista, da una sceneggiatura scialba e senza ritmo, a una regia e un montaggio quasi amatoriale (ma da quello che viene considerato il peggior regista al mondo non ci si può aspettare poi molto), ma colpisce invece la presa che questo film ha avuto e ha su un tipo di pubblico molto preciso.
Citizen Vigilante, infatti, è velocemente diventato il nuovo manifesto dell’ultradestra, anche grazie al sostegno di Elon Musk, che lo ha diffuso gratuitamente su X per 48 ore in risposta al mancato ottenimento della classificazione di età in Germania, evento che ne ha fortemente limitato la distribuzione. Il film ha poi ricevuto il pieno supporto di Donald Trump e in Italia Welcome to Favelas l’ha proiettato a Tor Bella Monaca il 13 luglio.
Citizen Vigilante, come dichiara lo stesso Uwe Boll, si erge a manifesto contro le attuali politiche migratorie e si fa portavoce di una causa, quella della “remigrazione”, portata avanti da molte realtà di destra, dalla tedesca AfD alla nostrana Casapound. Tuttavia, il film fa un passo ulteriore. Per un’ora e mezza, infatti, Michael Sanders non si limita a voler scacciare gli immigrati, ma li segue, li va a cercare, li uccide. Paradossale se si pensa che il personaggio di Hammer è, in realtà, egli stesso un immigrato, essendo uno statunitense su suolo europeo.
Il messaggio del film è evidente: i veri migranti da cui guardarsi sono quelli con la pelle scura, i musulmani, gli africani. I bianchi che si schierano in loro favore sono traditori della razza e vanno puniti. Per tutto il tempo Uwe Boll mostra di continuo dati che spaccia per verosimili, senza dare nemmeno una reale indicazione geografica di dove si svolge la vicenda o un mero approfondimento sociologico, anche spiccio. Nel finale, per esempio, si legge un fantomatico aumento del 17% dei crimini violenti compiuti dagli immigrati. In quale Paese, realtà o contesto non importa, conta solo la propaganda.
Ed ecco perché, al netto delle battute sul valore artistico del film, in realtà Citizen Vigilante va preso molto sul serio. Sarebbe facile definire Boll un semplice “imbarazzo cinematografico” come scrive Variety, ma si rischierebbe di non considerare quanto efficace sia, invece, l’intera operazione. Il regista tedesco, già nemico giurato della critica, prende un tema caldo ispirandosi a un fatto di cronaca reale, le violenze subite da una ragazza ad Amburgo, lo semplifica, ci costruisce un film e sceglie come protagonista un attore che il #MeToo aveva cancellato dalla memoria collettiva.
Nel 2019 il Pew Research Center aveva riscontrato che per il 79% dei repubblicani la presenza di docenti schierati politicamente era la rovina delle istituzioni universitarie. Il fatto che Uwe Boll sia rigettato dai critici non indebolisce il film. Al contrario, in quella che è sempre più una battaglia alla cultura accademica e a quelle che vengono considerate narrative al soldo del woke, lo rafforza. Tutto ciò si inserisce in una sempre più diffusa sfiducia verso la politica odierna e in una percezione crescente di pericolo e ascesa della criminalità che tende a vedere nell’ordine e nella disciplina le uniche risposte. E se le forze dell’ordine non bastano a far rispettare le regole, allora ben vengano i vigilantes.
Non è un caso, quindi, che in Italia Citizen Vigilante sia stato promosso da una realtà come quella di Welcome to Favelas. Intorno al network creato da Massimiliano Zossolo gravitano infatti personaggi del calibro di Simone Carabella o Cicalone, che da anni si fanno portavoce del vigilantismo sulle piattaforme social e su Youtube. E in un momento particolare come quello attuale, in cui si percepisce la giustizia privata come sola arma di difesa (caso Roggero docet), il film di Uwe Boll diventa uno specchio inquietante e accurato della società e propone una soluzione semplice a questioni decisamente complesse come il degrado nelle periferie, l’integrazione, la salute mentale e la criminalità.
Per il regista tedesco, la causa di ogni male risiede nelle politiche migratorie. In 90 minuti, mostra gli immigrati come cattivi a prescindere, incapaci di integrarsi in una società occidentale e bianca che non si preoccupa più dei suoi “veri figli”, ormai abbandonati a loro stessi. “Lo Stato, i tribunali, la polizia […] non hanno mai avuto intenzione di darvi giustizia. Esistono solo per controllarvi”, così Michael Sanders si fa voce di una delusione strisciante verso le istituzioni che merita di essere guardata, considerata e affrontata. “Non possiamo avere vigilantes che vanno in giro” dichiara Henry, il capo dell’Interpol. E al suo “Non vogliamo che la società collassi” una ragazza ribatte con “Ma chissenefrega”.
Ecco, dunque, che la guerra a una presunta “presa di potere da parte dell’estremismo islamico e di una sinistra accecata dal woke” diventa l’unica via possibile. D’altronde, come scrive Massimiliano Zossolo, il mantra è che “la democrazia non è più compatibile con la democrazia” e Citizen Vigilante ne incarna perfettamente lo spirito. Poco importa se anche un palazzinaro contribuisce al disagio, lui almeno è bianco. Santo subito.
Fonti eventuali:
AA. VV., 2024, “In Germania l’estrema destra ha un piano per l’espulsione di massa delle persone immigrate”, in Il Post, 11 gennaio 2024 https://www.ilpost.it/2024/01/11/afd-nazisti-deportazione-di-massa/
AA. VV., https://remigrazione.org/
Barraclough, Leo, 2026, “Uwe Boll Says Armie Hammer Film ‘Citizen Vigilante’ Has Been Banned in Germany for ‘Inciting Violence Against Migrants,’ but Insists: ‘I Am Not a Nazi!’”, in Variety, 19 giugno 2026 https://variety.com/2026/film/global/armie-hammer-citizen-vigilante-banned-germany-uwe-boll-1236785839/
Cuevas A., Joshua, 2018, “A New Reality? The FAR RIGHT'S USE of CYBERHARASSMENT AGAINST ACADEMICS”, in Academe, January-February 2018, Vol 104, N° 1, The New Reality, American Association of University Professors https://www.jstor.org/stable/26407789?searchText=far+right+against+culture&searchUri=%2Faction%2FdoBasicSearch%3FQuery%3Dfar%2Bright%2Bagainst%2Bculture%26so%3Drel&ab_segments=0%2Fbasic_search_gsv2%2Fcontrol&refreqid=fastly-default%3A5c15f4ef118d6d4532e99e28f59b72a9&seq=1&googleloggedin=true
Gardenier, Matthijs, 2022, Towards a Vigilant Society: From Citizen Participation to Anti-Migrant Vigilantism, The British Academy https://www.jstor.org/content/pdf/oa_chapter_monograph/jj.20829399.7?refreqid=fastly-default%3A38790bd25a420776e93786d381e6a11c&ab_segments=0%2Fbasic_search_gsv2%2Fcontrol&initiator=&acceptTC=1
Larman, Alexander, 2026, “The migrant-killing vigilante film that’s been banned in Germany”, The Telegraph, 26 giugno 2026 https://www.telegraph.co.uk/films/2026/06/26/im-not-a-nazi-germanys-controversial-director-hits-back/
Parker, Kim, 2019, “The Growing Partisan Divide in Views of Higher Education”, Pew Research Center, 19 agosto 2019 https://www.pewresearch.org/social-trends/2019/08/19/the-growing-partisan-divide-in-views-of-higher-education-2/

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