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Blade Runner e Odissea: La guerra cancella chi sei, non importa chi tu sia.

Immagine del redattore: tentativo2ls
tentativo2ls
6 set
Tempo di lettura: 3 min

Che tu sia il miglior congedatore di androidi o il re di Itaca (e un semidio) non puoi sfuggire all'annichilimento della tua persona davanti alla guerra, battaglia campale o inseguimento.


La scena più interessante nel recente film di Nolan è quella in cui dopo l'apertura, tramite l'inganno, delle porte di Troia Ulisse si rende inesorabilmente conto, in una manciata di attimi, quello che ha portato a compimento. Un'epifania che lo travolge come una sindrome da stress post traumatico immediata e che lo accompagnerà per tutto il suo viaggio di ritorno. Un peso che culminerà con la confessione a Penelope: Sono proprio gli Achei il popolo del mare che ha portato la paura nel Mediterraneo, un prevedibile quanto profondo ribaltamento di prospettive per cui il mostro che aveva aleggiato sulla ciurma di Ulisse è sempre stato Ulisse.


Questo stesso ribaltamento avviene, in maniera più sofisticata, nel futuro di Blader Runner. Il cacciatore di androidi Rick Decard vede sfumare la sua impassibilità nei confronti dei replicanti, e il dubbio esistenziale si spalanca: Sono un androide? Chi cosa significa essere umano? Fino a lasciare perfino lo spettatore con un dubbio amletico non solo etico ma sull'effettiva realtà delle cose.


In entrambe le pellicole i protagonisti, dotati di un'ingegno sopra alla media, riescono fin troppo bene nei loro compiti, si immergono nella guerra/ violenza spinti dalla volontà di risolvere un problema in maniera analitica, senza pensare alle conseguenze delle loro azioni. Profondamente, si illudono di essere superiori al dilemma etico delle vicende umane. Soltanto quando la loro umanità inizia a frammentarsi riescono a capire il peso delle loro azioni. Nemmeno loro posso sopravvivere al peso di togliere la vita ai propri simili, benché troiani o replicanti, diverse forme di un altro verso cui il sistema costituito a giurato vendetta.


È nello smontare, in parte sempre con il loro ingegno e abilità, questa verità che Ulisse e Decard ritornano umani, o vincono i loro rimorsi. Ammettendo di aver sbagliato, mettendo in discussione il sistema che hanno servito fin dall'inizio con poca convinzione ma che hanno finito per accettare.


Ulisse e Decard vivono in un mondo in cui i fragili legami fra gli uomini sono stati spezzati, esattamente come è sempre stato il nostro. Non è quindi difficile associare gli Achei con l'Occidente, la sua incuranza per sacrifici del resto del mondo, nel suo sentirsi paladino del progresso fino a quando non è messo davanti agli stessi orrori che ha compiuto.


Siamo noi il popolo del mare ma a differenza di Ulisse non riusciamo ad uscire dall'anestesia indotta dalla nostra società. Tutto il resto del mondo però è sempre meno disponibile ad offrirci ospitalità come Circe, stufa di dover vivere nella paura.


E anche Roy Batty non è forse comprensibile nella ferocia della sua crociata data la disumanità a cui sono sottoposti i replicanti? Non ce la prendiamo con Ulisse e Decard e riusciamo a perdonarli perché, pur essendo colpevoli, non si piegano e vivono una colpa che li rende umani. Ma giudichiamo senza appelli il sistema in cui vivono in cui potremmo essere tranquillamente comparse.



Mentre non riusciamo ad accettare questo ribaltamento c'è il rischio di giungere ad un mondo inutile in cui non c'è vita come quello di Blader Runner, o limitato ad una spiaggia da cui non si può scappare immersi nell'oblio come nella dimora di Calipso.


E intanto la guerra, la violenza imperverserà e cancellerà chi siamo, chi sono le persone che voglio vendicarsi.

 
 
 

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