Apprezzare l'arte è una questione di condizioni socioeconomiche
Di fronte a un’opera artistica si possono provare innumerevoli emozioni e sentimenti, che cambiano da persona a persona
Di fronte ad alcuni particolari prodotti culturali c’è invece chi si ritrova a non provare alcuna particolare emozione
E questa assenza di emozione si traduce in un disinteresse generale nei confronti di quella particolare forma artistica.
La capacità di provare un’emozione non è però innata, né è indice di particolare sensibilità o tanto meno erudizione
È invece indice di un privilegio culturale e sociale, difficile da riconoscere ma che va approfondito
Questo privilegio permette di apprezzare la cultura perché il soggetto è abituato a essa da lungo tempo
Infatti, non è l’arte a comunicare di per sé qualcosa
È il soggetto che fruisce l’arte a riversare su di essa le proprie emozioni e i propri ricordi
Ed è più facile provare coinvolgimento emotivo se in passato abbiamo già sperimentato emozioni forti riguardo a quella particolare forma d’arte.
Chi è abituato a fruire della cultura, ne parla sempre con enorme trasporto e coinvolgimento emotivo. Parlare con qualcuno che è appassionato d’arte contemporanea induce sempre a pensare che visitare una mostra sia un’esperienze catartica, intensa e coinvolgente. Ma se invece qualcuno che non è abituato si interfaccia per la prima volta a una mostra, difficilmente può provare emozioni forti. È molto più probabile che, vedendo una particolare opera, provi incomprensione, che, nel proseguire la visita, si traduce in un senso di noia generalizzato.
Chi però è appassionato d’arte e magari ha trovato la mostra emozionante e coinvolgente può erroneamente interpretare questa assenza di emozioni forti come un disinteresse dato da mancata sensibilità artistica. Questo comporta una netta divisione tra chi è appassionato d’arte e chi invece si ritiene disinteressato, rischiando però di rendere l’arte elitaria ed esclusiva, portandola addirittura a status symbol: emozionarsi di fronte a un’opera significa essere migliori di chi invece non prova nulla.
Questo è un pensiero che però va demolito, in quanto è figlio di un privilegio intrinseco difficile da individuare ma che radica ancora di più l’idea che alcuni ambienti culturali siano inevitabilmente chiusi ed elitari. La capacità di fruire un contenuto in modo soddisfacente non è un’abilità innata, non è indice di perspicacia o intelligenza, né tantomeno di maggiore cultura o erudizione. L’emozione scaturita dall’ammirazione dell’arte è indice di un privilegio, difficile da individuare ma che è fondamentale riconoscere: è il privilegio, durante tutto il proprio vissuto, di aver potuto usufruire largamente e abitualmente di quel particolare tipo di cultura.
L’arte di per sé non comunica nulla, altrimenti sarebbe universale, dovrebbe comunicare le stesse cose indipendentemente dall’osservatore, ed è chiaro che così non è. Le emozioni che scaturiscono dalla fruizione culturale non sono date dall’arte in sé, quanto dal vissuto di chi fruisce il contenuto. La capacità di provare emozioni di fronte a un’opera, o più genericamente a un contenuto culturale, è legata al vissuto del soggetto. Il soggetto riversa sull’opera le proprie emozioni, i propri ricordi, le associazioni visive o uditive, le proprie aspettative e i propri preconcetti, e da questi elementi scaturisce l’emozione finale, che poi viene associata all’opera in sé. Pertanto, tutti gli elementi che vanno a formare quella complessa emozione finale sono necessariamente appartenenti al proprio vissuto, non possono essere né innati né trasmessi direttamente.
A maggior ragione, se un soggetto è stato sottoposto maggiormente a una particolare categoria di prodotti culturali, avrà più vissuto, più ricordi ed emozioni legate a quel particolare prodotto, e di conseguenza sarà in grado di reagire emotivamente alla fruizione di un prodotto nuovo, considerandolo automaticamente emozionante e coinvolgente in senso assoluto. Al contrario, chi è stato meno esposto potrebbe non avere ricordi o associazioni legate alla sola fruizione.
Questa assenza di collegamenti tra il proprio vissuto e l’opera si traduce in un’assenza di emozioni definite, che viene interpretata come disinteresse.
Questi soggetti non sono in grado di emozionarsi davanti alla fruizione della cultura, ed è importante non confondere l’ignoranza, che inevitabilmente riguarda ognuno di noi in uno o più ambiti culturali, con il disinteresse, che è invece figlio dell’assenza di emozioni. E questa assenza è data da una mancata conoscenza, da un sentimento di lontananza, di distacco rispetto a uno o più contenuti. Questo sentimento difficilmente è sanabile da chi lo prova, in quanto viene identificato con il disinteresse. Mentre, per chi naturalmente apprezza un contenuto, perché più esposto a esso in passato, osserva quel disinteresse e lo giudica negativamente, denigrando la persona e considerandola non solo ignorante ma anche insensibile dal punto di vista artistico. E questa insensibilità non viene considerata sanabile, come invece lo è l’ignoranza, ma del tutto irrecuperabile.
Questo pensiero è però figlio di un privilegio, e anzi il disinteresse può e dev’essere curato, inizialmente evitando qualsiasi tipo di denigrazione, che non fa altro che aumentare l’elitarismo e quindi il distacco tra l’arte e chi non vi è abituato, e concentrandosi invece sulla spiegazione dell’arte, che è necessaria per comprenderla e infine apprezzarla. È importante anche che la fruizione di diversi prodotti culturali avvenga con costanza, sin dall’infanzia, variando contenuti e forme diverse di arte. Queste caratteristiche però sono necessariamente collegate al privilegio culturale e sociale di poter fruire la cultura e soprattutto di poter beneficiare di una spiegazione costante di quest’ultima, cosa non assolutamente scontata.
È importante sconfiggere questo disinteresse non solo per l’apprezzamento dell’opera culturale in sé, ma soprattutto perché l’arte dev’essere democratica. È necessario che l’arte sia di tutti, poiché è strettamente collegata all’ambiente culturale e sociale a cui ogni individuo appartiene. L’arte e in generale la cultura non possono appartenere a elitarismi, ma anzi vanno attivamente integrati nella società, fino a farne parte e a essere patrimonio della collettività. E per fare ciò non si può denigrare il disinteresse, ma va compreso e interpretato come il mancato privilegio di emozionarsi di fonte a un’opera.
Fonti
@buontea su Instagram
@etantebellecose su Tiktok

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