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Cos’è la controcultura? Discussione all'evento di LatoB e IconografieXXI

Immagine del redattore: tentativo2ls
tentativo2ls
5 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min


Come si può definire qualcosa che è sempre contro a qualcos’altro: il potere costituito, la classe dominante, se questi possono cambiare? È la difficoltà di questa domanda che aiuta a comprendere l’importanza di chiedersi cosa sia la controcultura oggi e in generale. 


Procediamo per gradi: La controcultura per essere definita tale deve andare contro a ciò che è l’ordine costituito, sia esso un’istituzione, la classe dominante, il gusto del grande pubblico. Questa sorta di teorema base permette di escludere e riconoscere tutti quegli individui che si arrogano lo status di comico, attore, scrittore, pensatore “controcorrente” quando invece non fanno altro che perpetuare le dinamiche di potere e di oppressione presenti nella nostra società. Tutto ciò con la presunta scusa che gli ambienti di cultura sono tendenzialmente in mano al pensiero di sinistra. Un esempio pratico di questo fenomeno? I fascisti che si sentono esclusi quando gran parte delle nazioni occidentali sta scivolando verso l’estrema destra. 


La controcultura adatta le sue critiche in base al mainstream. Di conseguenza cambiano i suoi contenuti, le sue modalità, ciò che cerca di trasmettere con le sue creazioni. Per questo è impossibile definirla con un singolo modus operandi ma si può sempre distinguere per un’impostazione a monte: La controcultura parla la lingua della classe subalterna (deve essere accessibile) ma puntando a sostituire (o almeno modificare) il potere descritto dalla cultura in mano alla classe dominante. Un esempio concreto, e molto peculiare, di questo meccanismo si è verificato nella scena rap italiano agli inizi degli anni 2000. Fino ad allora questo genere musicale aveva solo un’impostazione politica, dichiaratamente di genere sinistra. Con l’arrivo di Fabri Fibra (e anche dei Club Dogo) quest’impostazione politica, fino ad allora dominante, venne meno e nel corso degli anni è andata quasi a scomparire, con un’impostazione sul disagio personale e sul lifestyle della criminalità che ora, invece, è a pieno titolo parte della cultura mainstram, cambiando radicalmente il volto dei rappers nel nostro paese. 


Questo esempio particolare, perché descrive un processo di apoliticizzazione quando solitamente la controcultura tende ad essere molto politica, mostra un’altra caratteristica che appartiene alla controcultura: la possibilità di fondersi alla cultura dominante sostituendone una componente o riscrivendola completamente, in un eterno ciclo che va di pari passo al cambiamento dello status quo che può avvenire nelle sfere politiche ed economiche della società.


Almeno questo in teoria, perché il capitalismo è un sistema estremamente efficiente nell’assorbire una controcultura, e le sue istanze di cambiamento, svuotarla delle sue battaglie politiche, commercializzarla e rimetterla sul mercato in modo che sia innocua.


L’esempio più chiaro di questa catena di eventi è solitamente identificato nell’immaginario collettivo con “l’arrivo dei soldi”. Nel momento in cui un artista, un collettivo di controcultura inizia ad avere delle entrati stabili, a guadagnare terreno in termini di fama e status perde la sua natura critica e finisce per omologarsi. Si tratta di una ricostruzione assolutamente realistica che si adatta perfettamente alle traettorie di molti influencer, attori e comici che pur essendosi ritagliat* uno spazio proprio nel contesto in cui lavorano hanno poi deciso di occuparlo nella stessa maniera dei loro predecessori, portando avanti le stesse storture che li avevano innescat*.


Ciò non significa che una controcultura debba vivere in perdita o che il denaro corrompa la controcultura in maniera inevitabile. Ma per mantenere quella caratteristica di contrasto, anche quando si inizia a far parte di un pubblico più generalista e si ottiene, in qualche modo, un potere culturale bisogna fare uno sforzo etico, organizzativo e comunicativo non indifferente. Una scelta che può portare all’arrestarsi dell’affrancamento economico e sociale per essere rilegat* nuovamente ad una dimensione non economicamente sostenibile. E questo è altamente probabile: lo status quo non apprezza le critiche, figuriamoci le critiche di chi sta ottenendo una posizione di potere. Una ricostruzione che si adatta perfettamente alla satira su Berlusconi portata sui canali di proprietà stessa del cavaliere: poteva esserci ma finché era vacua e ironica, quando diventava politica (Luttazzi) la virtuosità del presidente del consiglio veniva meno. 


In qualsiasi traiettoria artistica che ha sempre un lato umano, bisogna tenere a mente che la controcultura rimane tale finché il suo fine è diffondere idee non diffuse, critiche rispetto allo stato della società. È un movimento reale, la controcultura e ciò che sopravvive all’eterno marasma della società, che riuscirà a cristallizzarsi diventerà cultura. Tutto il resto non verrà sprecato,  servirà per alimentare controculture del futuro, più abili a contaminarsi perché con meno vincoli formali e visioni sul lungo periodo. 


La controcultura sembra impossibile da far sparire completamente da questi schemi nonostante la strada, impervia sotto alcuni punti di vista, che percorre. Però a questo percorso si aggiunge un’ulteriore complessità, propria del nostro tempo: 

Il mezzo di produzione della contro cultura viene spostato quasi totalmente sulla piattaforme social. La contaminazione diventa più difficile, così come l’entrata in contatto con la controcultura delle persone, con il rischio che quest’ultima venga percepita come pericolosa, indecente, inutile. 


È nella sfida di mantenere una rete in cui le controculture si possano muovere e alimentare che si gioca oggi la partita per una cultura migliore (e più socialista) domani, 


 
 
 

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